Mai così in basso. La giornata politica ci fa capire perché la rabbia monta nel ventre del Paese. La Camera grida no alla solidarietà con Londra. La crisi mascherata della Ue. Renzi e Grillo, stessa pasta

Mai così in basso. La giornata politica ci fa capire  perché la rabbia monta nel ventre del Paese. La Camera grida no alla solidarietà con Londra. La crisi mascherata della Ue. Renzi e Grillo, stessa pasta

Mai eravamo arrivati così in basso. Leggere la giornata politica diventa sempre più una sofferenza. Ci fa capire il perché della rabbia che monta dal ventre del Paese. Forse ancor più della rabbia, uno si sfoga e poi la pianta lì, è il qualunquismo che trasuda dai pori della società, la cattiveria che sale nelle nostre città, Roma in particolare ha perso quella solidarietà che teneva insieme una grande metropoli con più di tre milioni di abitanti. Una caduta che sembra senza fine, le periferie abbandonate, non solo a Roma ma in tutte le grandi capitali europee, divise dal centro. La capitale, con la gestione della  sindaca Raggi, sta esplodendo. Non si tratta solo della raccolta della monnezza o delle buche, ne tappi una se ne aprono due, o dei bus che prendono fuoco. È il senso dell’abbandono da parte di chi ha la responsabilità di governo perché gliel’hanno data gli elettori che sta affondando Roma. Il caso dello stadio a Tor di Valle, la Giunta pare apprestarsi a dare il consenso ad un progetto devastante, una delle più grandi speculazioni conosciute dalla capitale. Giusto che ci sia chi ancora ha la volontà e la forza di dare battaglia. Ma lo stadio è solo una tappa di una discesa pericolosa, di un crollo democratico della capitale. Un caso nazionale. Reso sempre più grave da una sindaca che se ne va in vacanza, a sciare per rimettersi dalle “fatiche quotidiane” e diserta la celebrazione dell’eccidio delle Forze Ardeatine.

La cosiddetta “classe dirigente” dovrebbe fare il mea culpa

Uno spettacolo deprimente. Colpa della gente? Questa parola non dovrebbe mai essere usata. Gente è una moltitudine non identificabile, gente sono tutti e nessuno.  Certo questa moltitudine ci mette del suo. Ma il mea culpa è di quella che si chiama “classe politica”, una volta “classe dirigente”, nel bene e nel male se vogliamo, ma che dirigeva, faceva una politica di destra o di sinistra, c’era un confronto reale, uno scontro anche duro. Leggiamo una giornata politica ai tempi nostri, nell’era del renzismo che porta le maggiori responsabilità della gravità della situazione del nostro Paese. Non è che in Europa, dalla Francia alla Germania, per non parlare della Polonia e dell’Ungheria, siano tutte rose e fiori. Anzi. La scomparsa di una politica di sinistra, il partito europeo socialista e democratico, quest’ultima parola aggiunta per consentire ai democristiani del Pd di dare il via libera alla adesione, si fa sentire. C’è un vuoto difficile da colmare. Partiamo da un episodio di gravità eccezionale. Siamo nell’aula della Camera.  Si discute il decreto terremoto. Poco prima del voto finale, la presidente Laura Boldrini invita l’emiciclo a interrompere per pochi minuti l’esame del provvedimento per procedere, dice “a una commemorazione”. La presidente non fa in tempo a terminare la frase, raccontano le agenzie di stampa, che dagli scranni dei deputati si leva un coro di ‘No’.

Boldrini costretta a richiamare all’ordine i deputati “frettolosi”

Con chiara indignazione per la reazione dei parlamentari, Boldrini li ha richiamati all’ordine: “Stiamo parlando della commemorazione delle vittime dell’attentato di Londra e io pretendo rispetto”. Poi, dopo aver espresso il cordoglio per le vittime e la vicinanza alle famiglie, la terza carica dello stato ha invitato l’aula a osservare un minuto di silenzio. Nessun commento. Non vogliamo credere che essendo giovedì i deputati non volessero “perdere tempo” in vista del ritorno a casa.

Alla vigilia delle celebrazioni della Ue i sondaggi sono tutti negativi

Non c’è da meravigliarsi se i sondaggi, alla vigilia del grande evento, la celebrazione dei sessant’anni della Unione europea, proprio a Roma dove nacque il Trattato, sulla politica della Unione hanno tutti il segno negativo. Per quanto ci riguarda, in particolare Renzi Matteo, nei mille giorni di governo, ha avuto un crescendo di critiche nei confronti dei “burocrati” che gestiscono la Ue, basta con l’austerità è stato il grido di battaglia, avanti con le riforme. Ma le sue “riforme” sono quelle che hanno aggravato la crisi economica e sociale tanto che proprio ieri sono stati diffusi i dati da cui risulta che nel mese di gennaio si sono avute ben 162.714 domande di indennità di disoccupazione, più 18,% rispetto al mese di dicembre, più 8,5%, rispetto a gennaio 2015. La Cassa integrazione è cresciuta del 3,2%.

Proprio a Roma vivremo la grande giornata che ricorda i sessant’anni della Comunità europea. Da ormai molti giorni l’informazione italiana e anche quella degli altri Paesi della Unione, degli Usa, del blocco che fa capo a Putin raccontano quale sarà la conclusione della manifestazione che dovrebbe mettere a punto il progetto per superare la crisi  della Ue.

Gentiloni e la “European way life”. Dire ottimista è andare oltre il consentito

Gentiloni, sulla scia di Renzi Matteo, in una intervista alla Stampa offre la sua ricetta. Parla di “European way of life”, il “cammino, il viaggio, dell’Europa” in tema di libertà, democrazia. Richiama il percorso  effettuato dalla Unione. Davvero singolare, dire ottimista è andare oltre il consentito. Leggiamo e anche noi lo abbiamo scritto che a malapena è stato messo in piedi un testo che dovrebbe essere firmato dai 27 leader europei. Salvo le riserve dai paesi del blocco ex sovietico guidati dalla Polonia, dove le parola libertà e democrazia sono un optional e quelle della Grecia che giustamente chiede l’appoggio di tutti i paesi alla richiesta di rifinanziamento del debito da parte del Fondo monetario internazionale che non ne vuol sapere. Riportiamo il testo con il quale si dovrebbe superare la questione delle “due velocità” che vedono il no della Polonia e degli altri che la seguono. Si legge: “Agiremo assieme, a ritmi e intensità diversi dove necessario, ma muovendoci nella stessa direzione, come abbiamo fatto in passato, in linea con i trattati e tenendo la porta aperta a quelli che vogliono raggiungerci più tardi. La nostra Unione è indivisa e indivisibile”. Ci capite qualcosa? Un imbroglio. Se poi in Europa cresce il populismo,il razzismo, se tanti sindaci italiani negano il diritto alla accoglienza, sappiamo dove nasce e speriamo di vedere anche dove muore.

L’ex premier non perde il vizio, arroganza e disprezzo per “ qualcuno” che se ne va

Non perde il vizio Renzi Matteo. L’arroganza, il disprezzo per chi non  la pensa come lui, o meglio per chi osa pensare, fanno parte del suo dna. Anche quando prova a fare autocritica, è tutta una finta, ci cascano solo i gonzi e gli scriba, i giornalisti al seguito, non ci riesce. C’è una crisi del partito di cui è stato segretario, visibile a tutti coloro che non hanno perso il lume della ragione. Se ne sono accorti anche i grandi giornali, forse anche Repubblica, il più renziano, comincia a prendere le distanze. In una intervista, fra l’altro, torna poi sul tema scissione all’interno del Pd. “Non commento le frasi di Bersani da qualche mese, rispetto la sua opinione. In questo momento più che ragionare degli altri penso sia importante parlare delle primarie e dei congressi. Non parlerei di scissione ma di fuoriuscita di qualcuno”, dice Renzi riferendosi alla nascita di Mdp. “La cosa fondamentale non è discutere delle alleanze ma discutere dei programmi”, aggiunge. “Ora c’è da fare il congresso tra gli iscritti, poi le primarie nel centrosinistra, poi le elezioni. Le alleanze? Vedremo. Fondamentale non è discutere di alleanze tra partitini e sigle ma proporre idee chiare”. In quelle parole si avverte il disprezzo, l’odio, per un “qualcuno” che è stato fra i fondatori del Pd, il partito che gli ha consentito di viaggiare sull’aereo presidenziale. Noi, per dovere di cronaca, abbiamo seguito alcune assemblee promosse dal Movimento dei democratici e progressisti. Non c’era “qualcuno”, ce n’erano tanti, semplici iscritti che non hanno rinnovato la tessera, quadri dirigenti di Federazioni.

Lo segue il  messia del M5S. A Pd e ex Pd intima: “arrendetevi”

Lo segue con un linguaggio, volgare politicamente, di basso profilo, insultante, il Grillo che si crede di essere il nuove messia. “Abbiate fede in me”, dice a chi dissente. Nel suo vocabolario la parola democrazia non è neppure un optional. Scrive  agli elettori, attivisti, Bersani, Renzi, Emiliano, Vendola, tutti voi della Galassia piddina. Dice loro che “vi frammentate ancora di più… una confusione vera. La storia del più grande partito di sinistra del mondo occidentale buttata nel cesso. Una storia di onore e lotte che è diventata un tiepido gioco delle tre carte. Sottomessi ad un capetto da cortile, spaventati dalle incertezze dei vostri poco invidiabili futuri personali e tentati come siete di trasformarvi in una nuova democrazia cristiana… cosa trovate da dire? Che io sono un despota. Arrendetevi”. Ancora: “Non serve ostinarvi nelle vostre ridicole danze, quando tutti i Buzzi d’Italia avranno finito di parlare non vi salverà dire no, io non sono più del PD. La responsabilità penale è personale, ma non solo quella penale, lo è la responsabilità in tutti i sensi. Allora accettate il mio abbraccio e le mie scuse anticipate, se non andiamo più bene come pretesto della vostra dissoluzione”.

Un commento? Non serve. È Renzi ad aver aperto la rissa, cadendo nella trappola tesa da Grillo. Comprendiamo che Bersani tenti di aprire il dialogo, come fece all’inizio della legislatura, con M5S, ma questo può avvenire in un paese normale. Da noi no, in un paese devastato da Renzi non più. SI rischia di fare il gioco di chi punta allo sfascio. E non ce n’è proprio bisogno.

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