Mafia Capitale, Zingaretti chiamato a deporre come testimone. Buzzi un fiume in piena

Mafia Capitale, Zingaretti chiamato a deporre come testimone. Buzzi un fiume in piena
Chiamata in Tribunale per il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, per il presidente del Consiglio regionale Daniele Leodori e Antonio Lucarelli – ex capo segreteria di Gianni Alemanno – che saranno ascoltati in veste di testimoni nell’ambito del processo Mafia Capitale, il prossimo 21 marzo. In precedenza, i tre si erano avvalsi della facoltà di non rispondere perché indagati in procedimenti paralleli all’inchiesta principale. Le loro posizioni sono poi state archiviate dal gip Flavia Costantini, lo scorso mese di febbraio. Ma quello che in queste ore fa più scalpore sono le dichiarazioni in aula, del ras delle coop Salvatore Buzzi, che in poche ore ha messo sul patibolo una intera classe politica e tra questi personaggi di spicco sia di Roma Capitale che della Regione Lazio.
 
Su Coratti Buzzi è incalzante: “Ci chiese 100mila euro per approvare una delibera…”
 
Accuse sono state portate, nero su bianco, nei confronti dell’ex presidente del Consiglio Comunale quando governava Ignazio Marino: “Coratti ci chiese 100mila euro per fare approvare la delibera sul debito fuori bilancio a favore delle cooperative. Si trattava di denaro da dare in chiaro. Cinquantamila euro per Coratti e cinquantamila per D’Ausilio. Praticamente era quasi l’1% della delibera da 11milioni di euro”. Così Salvatore Buzzi nel corso dell’udienza del processo Mafia Capitale che si sta svolgendo nell’aula bunker di Rebibbia. Lo stesso Buzzi, in collegamento video dal carcere di Tolmezzo, ha spiegato: “L’accordo corruttivo con Coratti l’abbiamo preso io e Francesco Ferrara”. “Ci siamo rivolti a Coratti perché era presidente del consiglio comunale. Era il nostro riferimento. Ozzimo era assessore alle politiche abitative e non ci seguiva minimamente”. Qualche tempo più tardi, riprende Buzzi, “Mi chiama anche Giansanti, capogruppo della lista Marino, e mi dice ‘e io?’ Si era sparsa al voce dei 100 mila euro”. “L’otto agosto del 2014, mi chiama di nuovo Giansanti -racconta Buzzi- e mi dice che se non do 15mila euro a lui e 15 mila euro al presidente della commissione bilancio Ferrari, la delibera non passa in commissione”. Il denaro per Coratti e D’Ausilio sarebbe uscito in chiaro, ha spiegato Buzzi, mentre quello per Giansanti e Ferrari sarebbe stato in nero. “Alla fine non abbiamo pagato nessuno, perché ci hanno arrestato”, ha concluso Buzzi.
 
Le accuse a Nieri: “Ogni volta che andavi da lui ti arrivava la richiesta di una contropartita”
 
Poi il Ras ha rivolto le sue attenzioni su Luigi Nieri, ex assessore regionale ed ex vicesindaco di Roma con Marino, in quota Sel: “Ogni volta che andavi da Luigi Nieri poi ti arrivava la richiesta di contropartita. Nieri ci chiese di fare il servizio di guardiania per una Villa a Monte Mario che era stata destinata a Suor Paola. Abbiamo fatto la guardiania per non farlo occupare, gratuitamente. E’ questo il corrispettivo per l’accordo sull’acquisto della sede della 29 giugno a prezzo scontato. Siamo stati due mesi in questa villa in pieno inverno, senza luce e abbiamo aspettato che Suor Paola entrasse. Ai guardiani, in nero, abbiamo pagato 2.200 euro”. Nei confronti dell’ex vicesindaco, Buzzi si esprime poi con durezza: “Nieri deve vergognarsi. Viene qui in aula a dire ‘speriamo che la giustizia trionfi’. Perché non è andato da Pignatone a dire che hanno preso un abbaglio? Gli amici si vedono nel momento del bisogno. Mi arrabbio perché gli amici mi hanno tradito. Anche Ozzimo! Vergogna Nieri, vergogna”. Lo stesso Buzzi, rispondendo alle domande dei suoi legali, ha poi ricordato di aver assunto “una ventina di persone” su segnalazione di Nieri.
 
L’ex assessore della Regione Lazio non resta fermo e annuncia azione legale contro Buzzi
 
E la reazione di Nieri non si è fatta attendere con il preannuncio di una querela nei confronti del Buzzi: “Leggo dalle agenzie le dichiarazioni rese dal signor Salvatore Buzzi nel corso dell’interrogatorio del processo di Mafia Capitale in cui è imputato. Sulla piena trasparenza dei rapporti avuti con la cooperativa 29 giugno e con i suoi rappresentanti ho già deposto nel medesimo dibattimento in occasione dell’udienza del 13 dicembre. Smentisco nel modo più assoluto il contenuto delle dichiarazioni del Buzzi in ordine a un presunto scambio tra l’attività di guardianìa, che sarebbe stata svolta dalla cooperativa 29 giugno per impedire l’occupazione di un immobile comunale destinato allo svolgimento di attività di natura sociale, e la determinazione del corrispettivo per l’acquisto dal Comune di Roma della sede della cooperativa 29 giugno. Nessuno sconto è stato mai previsto in favore della cooperativa, come per altro emerge dagli atti in possesso dell’amministrazione. E’ assolutamente falso il fatto che su mia segnalazione il Buzzi abbia assunto o fatto assumere ‘una ventina di persone’. Ho dato mandato al mio legale di promuovere ogni azione giudiziaria a tutela della mia onorabilità e della mia reputazione”.
 
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