Mafia Capitale, parla il fascista Carminati: “Se non ci fossi stato io questo processo sarebbe stato una cosa ridicola. Ho un occhio solo, ma sapevo di essere controllato”.

Mafia Capitale, parla il fascista Carminati: “Se non ci fossi stato io questo processo sarebbe stato una cosa ridicola. Ho un occhio solo, ma sapevo di essere controllato”.
“Io sono un vecchio fascista degli anni settanta e sono contentissimo di quello che sono”. E’ quanto ha detto questo mercoledì nell’aula bunker di Rebibbia Massimo Carminati, nella prima fase della sua deposizione, quella nella disponibilità delle difese. “Non avevo alcun motivo per nascondermi, stavo finendo l’affidamento, ero proprio sereno” ha aggiunto l’ex Nar ricostruendo le prime fasi dell’indagine, quando si accorse che era seguito dagli investigatori. “Io ho sempre vissuto sotto il controllo delle forze dell’ordine – ha detto – so di che parlo. E poi anche se ho un occhio solo ci vedo bene”. “Se non ci fossi stato io – ha detto ancora ricostruendo il suo rapporto con Buzzi – questo processo sarebbe stato una cosa ridicola. Ma siccome c’è Carminati è diventato una cosa seria”. “Io gli voglio bene a Salvatore – ha aggiunto – nonostante non capisca la sua scelta processuale. Si è tagliato i ponti con il passato e so le difficoltà che ha avuto a fare questa scelta, mi dispiace di essere stato io a causare questa situazione”.
 
“Sono un vecchio fascista fiero di esserlo. Non c’entro nulla con romanzo criminale”
 
Sono un vecchio fascista degli anni 70 e sono fiero di esserlo. Io non sto dicendo che sono una mammoletta. Io sono quello che sono, ho fatto la vita che ho fatto ma non c’entro nulla con romanzo criminale il samurai e con tutte queste puttanate. La katana -ha aggiunto riferendosi alla spada sequestratagli dagli inquirenti- non è una katana: è uno strumento che serve per sfilettare i tonni, me l’hanno regalata per prendermi in giro quando è uscito il libro di Bonini. Presidente se la faccia portare in aula e vedrà che non è una katana”.
 
“Io sono l’articolo 7 di questo processo. Senza di me processo ridicolo. Onorato di aver conosciuto Buzzi”
 
“Io sono l’articolo 7 di questo processo. Se non ci fossi stato io questo processo sarebbe stato ridicolo. Siccome c’è Carminati è una cosa seria. Fanno tutti finta di non saperlo ma è così”. Poi sui rapporti con altri indagati di Mafia Capitale: “Mancini mi mise in contatto con Buzzi, che ora dice di aver tagliato i ponti dietro ma era una delle persone più importanti di Roma. Sono onorato di averlo conosciuto”.
 
Poi su Roma Capitale: “Il Comune ci ha fatto fare il lavoro sapendo che non l’avrebbe messo in bilancio. Non conoscevo Alemanno, altrimenti…”
 
Il comune “ci ha fatto fare il lavoro” del campo nomadi “sapendo che non l’avrebbe messo in bilancio…ma che scherziamo? Io vengo dal mondo di sotto dove se lavori vieni pagato”. Così Massimo Carminati nel corso del suo esame, nell’ambito del processo mafia capitale. Lo stesso Carminati, dopo aver fatto esplicito riferimento alla giunta Alemanno -che dice di non aver mai conosciuto, alla pari di Lucarelli- ha aggiunto :”Nel mondo di sopra sono tutti truffatori, tutti dei sòla, anche il sindaco dopo”. “La truffa l’ha fatta il comune, sono dei truffatori. Ci hanno fatto fare un lavoro che non hanno pagato. È la prova che non conosco Alemanno e Lucarelli, perché altrimenti sarei andato a buttargli giù la porta a calci”. “Nel mondo di sotto siamo più onesti, abbiamo tre soli comandamenti ma li rispettiamo. Nel mondo di sopra ne hanno dieci di comandamenti ma non ne rispettano nessuno”, ha aggiunto Carminati.
 
“Mai minacciato Mancini. Ci conosciamo da quando abbiamo 16 anni. Non può esistere che minaccio Riccardo”
 
“Non ho mai minacciato Riccardo Mancini”. Così Massimo Carminati in collegamento video dal carcere di Parma, parlando del suo rapporto con l’ex ad di Eur Spa. “Ci conosciamo da quando abbiamo 16 anni, come con Carlo Pucci. All’epoca forse facevano cose più grandi di noi, gratis, rischiando. Facevamo attività politica e siamo rimasti amici nel corso degli anni. Abbiamo visto molti amici morire, molti di morte violenta. Non può esistere che io minaccio Riccardo”. Lo stesso Carminati ha poi spiegato che riguardo al pagamento dovuto da Ente Eur alle cooperative di Buzzi: “Mancini era disperato, diceva che gli impedivano di pagare. Lui ha fatto di tutto per pagare. Era un uomo del sindaco Alemanno e doveva fare quello che gli diceva il sindaco”.
 
“Dopo il furto al caveau (Piazzale Clodio) dovevo nascondere i soldi, perché la parte civile voleva 20 miliardi. Non sono dei Servizi”
 
“Minniti ha detto che non sono dei servizi segreti. Macilenti si è offeso quando gli hanno chiesto se sono dei servizi e ha fatto bene. Anche io mi offendo quando mi dicono che sono dei servizi”. Sempre Carminati, rispondendo alle domande del suo difensore, avvocato Ippolita Naso, ha poi fatto notare come nello gli si attribuiscono sia rapporti con i servizi segreti sia con agenti di quartiere.  Sono un grande commerciante, sono molto bravo con i soldi, molto più di quello che si pensa. Non ho fatto nulla di illegale, l’unica illegalità è che dovevo nascondere i soldi perché la parte civile del furto al caveau vuole 20 miliardi e quindi devo nascondere i miei proventi. Anche se vincessi al Superenalotto -ha aggiunto con una battuta Carminati- non farei nemmeno la soddisfazione di ritirare i soldi perché se li prenderebbe la parte civile”.
 
“Ho fatto tanti processi, conosco bene la realtà criminale, ma non appartengo alla realtà crinìminale di Ostia ed ai Fasciani. Conosco invece, Luciano Casamonica”
 
“Ho fatto tanti processi. Conosco tanti pregiudicati, conosco bene la realtà criminale. Conosco alcuni ragazzi di Ostia con cui ho fatto politica negli anni ’70. Ma non appartengo a quella realtà. Conosco Michele Senese perché in cella vicino a lui per tre o quattro anni quando stavo dentro per il processo alla banda della Magliana. Non conosco Fasciani – ha aggiunto – mentre Luciano Casamonica lo conosco perché ha fatto la guardiania del campo nomadi”.

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