Mafia Capitale, Buzzi a ruota libera. Aperto procedimento per il saluto romano di Carminati

Mafia Capitale, Buzzi a ruota libera. Aperto procedimento per il saluto romano di Carminati
E’ il tentativo di chiudere con un passato scomodo, che lo aveva visto protagonista e non vittima quello che sta cercando di disegnare davanti ai giudici del processo Mafia Capitale, l’ex ras delle coop, Salvatore Buzzi. Un tentativo di scaricare su altri, che probabilmente hanno responsabilità, ma mai come le sue. Buzzi parla a ruota libera in videoconferenza dal carcere di Tolmezzo, dove è rinchiuso in regime di 41bis: “Un imprenditore che vuole lavorare non può denunciare la politica, come sto facendo io, vai in pensione. Sto facendo un percorso di vita di rottura radicale – ha proseguito Buzzi – sto rompendo tutti i ponti alle mie spalle”.
 
Buzzi: “Con Alemanno non lavoravamo più perché venivamo dalla sinistra”
 
Lo stesso Buzzi, rispondendo alle domande del suo avvocato, Alessandro Diddi, ha sottolineato più volte le difficoltà incontrate dalle cooperative sociali con la giunta guidata da Gianni Alemanno. “Non lavoravamo più perché venivamo dalla sinistra”. “Non denunciai perché se denunci sei finito, chiudi, non sei più credibile. Anche a sinistra non sono contenti, non è che denunci Panzironi e poi lavori con la sinistra, perché pure loro dicono che non sei più credibile, e non lavori più nemmeno con loro”. Poi ha detto anche di Franco Gabrielli: “Non ho mai conosciuto Franco Gabrielli”. Così Salvatore Buzzi nel corso dell’udienza del Per poi precisare: di non “aver mai detto di avere parlato con Gabrielli” ma di essersi limitato a dire “di aver parlato di lui con Luca Odevaine”.
 
Goffredo Bettini prepara le carte bollate contro l’ex ras delle coop
Chiamato in causa dal Buzzi, c’è da registrare la presa di posizione anche di Goffredo Bettini: “Prendo atto che Buzzi è tornato su episodi da me ampiamente spiegati qualche mese fa in aula del Tribunale, in qualità di testimone, dicendo inaccettabili falsità; secondo una strategia difensiva che sembra voler colpire quelli che egli stesso definisce i suoi avversari e non i suoi amici. Ho dato incarico ai miei legali di sporgere querela”.
 
Aperto altro procedimento per il saluto romano fatto dall’ex Nar Massimo Carminati
 
Ma nel corso del processo si è aperto anche un nuovo fronte polemico legato al saluto romano fatto dall’altro grande imputato, Massimo Carminati. Su questo c’è da registrare la presa di posizione del presidente della X sezione penale del Tribunale di Roma, Rosanna Ianniello, davanti al quale è in corso il processo Mafia Capitale, che ha disposto l’invio alla Procura del video dell’udienza dell’8 marzo scorso durante la quale Massimo Carminati, in collegamento da Parma, ha rivolto un saluto romano alla telecamera. Le immagini sono state trasmesse oggi nel corso dell’udienza nell’aula bunker di Rebibbia. Il tribunale invita la Procura a verificare se ci siano condotte penali nell’atteggiamento tenuto dall’ex Nar e in particolare se vi siano i profili tali da potere contestare il reato di apologia del fascismo. Si giustifica invece, o meglio cerca di giustificare il suo assistito Giosuè Bruno Naso, legale tra gli altri di Massimo Carminati, l’avvocato è intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano, nel corso di ECG, con Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio. Sul saluto romano di Carminati in tribunale: “Se dobbiamo essere seri, dovremmo chiuderla qui con il riferimento a questa storia del saluto romano, del saluto fascista.
 
Il legale di Carminati cerca di giustificare il suo assistito: “Era un gesto di saluto al suo amico Brugia”
 
Bisognerebbe chiedersi perché tutta questa attenzione, come mai questa attenzione quando ci stiamo avviando verso la conclusione del processo. Sta rendendo le sue dichiarazioni Buzzi, alla fine del mese, per la prima volta nella sua storia processuale, anche Massimo Carminati si sottoporrà ad esame e poi dopo Pasqua comincerà la discussione, per cui una sentenza è ragionevolmente prevedibile per prima dell’estate. E allora guarda un po’, determinate fonti giornalistiche normalmente sensibili o comunque in sintonia alle indicazioni che provengono dalla Procura, notano il gesto di Carminati, che è un gesto ovviamente di saluto e di esultanza all’amico Brugia, che a sua volta, prima di lui, lo aveva salutato. Io sto riferendo quello che mi ha raccontato mia figlia, perché non sono stato in aula a vedere questo filmato, ma mia figlia mi ha riferito che i due si sono salutati e ovviamente l’unica forma di saluto possibile è quella di agitare le braccia, perché non credo che un contenuto e signorile gesto del capo sia visibile attraverso lo schermo. Del resto parliamo di due persone, Carminati e Brugia, che ostentano la loro amicizia da mezzo secolo, che prima si vedevano tutti i giorni, in comunione umana e personale, loro e le loro famiglie. Il fatto che approfittino di un momento finale per mandarsi un segno di saluto non significa assolutamente nulla. Non si possono scrivere, parlare, sentire o vedere. Forse persino Brugia e Carminati coltivano dei sentimenti…Forse anche loro possono approfittare di un momento in cui si vedono sui rispettivi schermi per salutarsi. Apologia di fascismo per questo gesto? Da Carminati sarebbe vissuto veramente come un assist. Se dopo tutto questo can can a carico di Carminati residuasse una contestazione di apologia di fascismo, vorrebbe dire che veramente di più e di meglio non sono stati in grado di mettere insieme in questi due anni di dibattimento. Come in realtà è stato, soprattutto per l’accusa di associazione di stampo mafioso, per la quale non è emerso nulla di preoccupante per gli imputati”.
Sul processo, che si avvia alle sue fasi finali: “Lo dirò anche in discussione, questo è stato un processetto, nel senso non suoi profili dei caratteri tecnico e giuridico, è un processo di una banalità spaventosa, non c’è un profilo che susciti un approfondimento di natura tecnico-scientifica, non c’è un tema dibattuto o controverso, nel quale vi sia un conflitto giurisprudenziale. V’è un mare infinito e vergognoso per quel che è costato all’erario, e questo la disinformazione sistematica non lo evidenzia mai. In questo processo si sono registrate quattro milioni di conversazioni telefoniche, il costo di questa attività di intercettazione è di decine di milioni di euro, che paga l’erario. Di queste 4 milioni di intercettazioni ne è stata chiesta la trascrizione di diciottomila. Questo processo è stato fatto sulle parole, sulle intercettazioni, sulle congetture che gli inquirenti hanno ritenuto di poter fare sulla base di queste parole carpite. Normalmente nei processi ci sono anche le parole comprate, quelle dei collaboratori di giustizia, in questo processo mancano anche loro, questo vorrà pur dire qualche cosa…”.
 
Legale di Carminati 2: “Sulla sentenza dovrei dormire sonni tranquilli”
 
Sulla sentenza, l’avvocato di Carminati dice questo: “Per qualità professionale dei tre magistrati che compongono il collegio, per doti intellettuali e morali dei componenti del collegio, io dovrei dormire sonni tranquilli, sia io che i miei colleghi del collegio di difesa e quasi tutti gli imputati, quanto meno con le imputazioni di natura più squalificanti. Parliamoci chiaro, il processo si gioca tutto sulla contestazione del 416 bis, il resto sono episodi, casi, casistica di ordinario malaffare che purtroppo vive nel sottobosco politico e amministrativo di quasi tutti gli enti pubblici di questo Paese, con tutto ciò che la cosa comporta. E oltretutto di modesto livello, parliamo di cifre che sono risibili, rispetto a quelle che si sono sentite anche in questi ultimi giorni con riferimenti ad altre vicende. Un confronto tra cifre veramente ci fa apparire come degli straccioni rispetto ad altri che sono tutt’altro che straccioni. Se mi debbo preoccupare solo di questo potrei dormire sonni tranquilli. Il punto è: se la sentirà questo collegio di dare un colpo mortale ad una cultura della giurisdizione, perché di questo si tratta. Bisogna vedere se il tribunale avrà con la propria sentenza la forza di rimarcare la propria competa autonomia e indipendenza di giudizio dalla impostazione della procura. Questo è un processo che potrebbe rivelare, una volta per tutte, come in Italia sia assolutamente indifferibile il problema della separazione delle carriere. Se potessimo contare su un giudice terzo, che non si pone minimamente il problema degli effetti che una sentenza di assoluzione dal reato di associazione potrebbe provocare nei giochi di potere, negli equilibri, nella considerazione pubblica, nelle ambizioni personali della procura e dei suoi rappresentanti…Se questo ci sarà, io sono sereno e tranquillo che non ci potrà essere una sentenza di condanna sul punto. Se invece persino questi giudici non potranno fare a meno di affrancarsi da questo condizionamento, allora vorrà dire che veramente il problema della separazione delle carriere e della restituzione del giudice alla sua piena, completa e totale libertà sarà arrivato al capolinea. Se ragiono col cuore sono tranquillo e sereno, se ragiono con la mente sono meno tranquillo e meno sereno”.
 
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