Legge elettorale. È notte fonda. Il Pd boicotta i lavori della Commissione. Il “paravento” Mattarellum. Renzi punta alle politiche a settembre con l’Italicum corretto

Legge elettorale. È notte fonda. Il Pd boicotta i lavori della Commissione. Il “paravento” Mattarellum. Renzi punta alle politiche a settembre con l’Italicum corretto

Il gioco è chiaro, far saltare il banco, ovvero la legge elettorale che le Camere devono approvare dopo la bocciatura dell’Italicum da parte della Consulta. È altrettanto chiaro, perché questi Dem sono peggio di Pinocchio, il naso cresce ancor prima della bugia, che Renzi Matteo per sopravvivere ha una sola carta: quella delle elezioni anticipate. Non c’è bisogno di una nuova legge, basta utilizzare la sentenza della Consulta, adattarla anche al Senato, e il gioco è fatto. Il rischio è che  dalle urne non esca alcuna maggioranza? Possibile. Ma per Renzi, ora gasato dai risultati del “congresso”, certo della sua rielezione a segretario, il rischio da evitare ad ogni costo, riguarda le leggi di bilancio, in particolare la finanziaria di autunno. Le clausole di salvaguardia sull’Iva valgono ben 20 miliardi e la Commissione Ue non è disponibile a far finta di niente. Scattano dal 2018 con un aumento dell’Iva che va dal 10 al 13% e dal 22 al 25%. Insomma dire “lacrime e sangue” è ben poco. I trucchi contabili non saranno possibili. Già nei prossimi giorni il governo deve presentare le correzioni alla manovra, il documento di economia e finanza. A Bruxelles sono in attesa mentre fra Renzi, Padoan, Gentiloni, preso nel mezzo, si gioca una partita che vale molto più del congresso fasullo dove votano la metà degli iscritti quando va bene, di discussione, dibattito, confronto, non c’è traccia, quando va bene il “dibattito” è racchiuso in qualche ora. Non si accontentano degli “impegni” che Gentiloni prenderà, in primo luogo la lotta all’evasione fiscale.  Difficile che Bruxelles creda ancora alle favole, visto che  l’evasione ammonta, cifre ufficiali, a ben 110  miliardi.

Lo scenario vero è questo, la legge elettorale, l’incardinamento, il Mattarellum o morte, di cui si fa padrino il capogruppo Dem, Ettore Rosato, è solo un balletto. La riunione dei capigruppo, di fatto, si è risolta in un rinvio mascherato. La capigruppo ha deciso di aprire la discussione in Commissione. Ma quando? La data precisa, dice Rosato, verrà definita nella prossima capigruppo, “quando verrà predisposto il calendario dei lavori per l’Aula, relativo al mese di maggio”. Sempre Rosato precisa che  tutti i gruppi “si impegnano a varare la nuova legge entro l’estate”. Quello che si capisce è che fino a maggio non se ne parla. Ma quale legge? Scrive l’Huffington Post che “nel giro di telefonate mattutine, le regole d’ingaggio consegnate da Renzi suonano così: Mattarellum, chi c’è c’è, maledetto e subito, così ognuno ci mette la faccia”. Ed ai suoi ha detto che non si smuovono neppure di un millimetro. Nel frattempo le proposte di legge depositate in Commissione affari costituzionali alla Camera sono diventate trenta. Erano ventinove, se ne è aggiunta una firmata da tre deputati renziani. Ma come, si chiederanno i nostri lettori, Renzi non aveva blindato il Mattarellum? I tre renziani (Gian Mario Fragomeli, Simona Malpezzi, Alessia Rotta) rilanciano il doppio turno dell’Italicum introducendo le correzioni richieste dalla Corte costituzionale, con la sentenza 35 del 2017 (il premio viene assegnato se la lista o la coalizione supera il 40% in entrambe le Camere, in caso contrario si tiene un secondo turno. Vi accedono le forze che superano il 20%, e il ballottaggio è valido se vota il 50% degli elettori). Chiaro? È già pronta la  proposta, se fallisce, come fallirà, il Mattarellum, e si può votare a settembre, il 24.

I renziani sanno perfettamente che il Mattarellum non ha i voti. La manfrina è talmente scoperta da configurarsi come un insulto al Parlamento, uno sfregio alla democrazia che nelle elezioni ha uno dei momenti più alti. Bersani, onde togliere ogni  alibi, sì è spinto a dire, voto subito il Mattarellum.

L’obiettivo è approvare la legge elettorale alla Camera prima della pausa estiva, possibilmente entro giugno. Un tentativo che nasce già morto, se stiamo al merito della proposta. Perché sulla legge elettorale scritta dall’attuale capo dello Stato, i numeri ci possono anche essere in un ramo del Parlamento, ma tutti sanno – ed è materia di scena, non di retroscena – che al Senato è assai complicato. Il grosso del Pd è d’accordo, ma per esempio i senatori di Andrea Orlando hanno già fatto sapere che preferiscono un altro modello. E poi ci sono i centristi che la vedono come la peste, i verdiniani che vogliono posti e garanzie. E poi c’è Mdp, che vuole sì il Mattarellum, ma rivisitato e corretto, perché, spiegano, “il punto è politico e non gli votiamo il Mattarellum, mentre ci attacca e dice che non ci vuole in coalizione”. Per non parlare di M5S, che ripropone il Legalicum e già urla: “Il Mattarellum è vecchio e invotabile”.

Più che alle forze politiche, la mossa, in chiave tattica, è rivolta al capo dello Stato, colui che ha imbullonato la legislatura in nome della necessità di uniformare la legge elettorale nei due rami del Parlamento. Spiega un titolare del dossier: “Alla Camera passa facile, anche la Lega ci sta. Al Senato vediamo se, con la legge approvata in un ramo del Parlamento, qualcuno la affossa. Ma a quel punto non affossa le chiacchiere, ma una legge approvata in un ramo del Parlamento, scritta tempo fa dall’attuale capo dello Stato. Insomma…”. La conclusione è facilmente intuibile. A quel punto nessuno si lamenti se si va a votare con la legge attuale, perché è chiaro che se fallisce, in questo modo, il tentativo, è difficile mettere in piedi una nuova iniziativa. E pure Mattarella non ha più alibi per non sciogliere. “Noi – prosegue il renziano alto in grado – ci proviamo a forzare sul Mattarellum, poi se ci dicono di no, vediamo, non è detto che il capo dello Stato sciolga e non chieda un altro tentativo”. Anche perché i tempi sono stretti.

I desideri sarebbero di approvarla a giugno alla Camera, a luglio al Senato, per votare a settembre. La realtà è più complicata ed è assai possibile che, a palazzo Madama, se tutto va come deve andare, la legge arrivi a settembre. Chissà. Conta il gioco: provare a imporre, far emergere resistenza, provare a rovesciare il tavolo contro “la palude”. Tutto qui.

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