La verità viene sempre a galla. Dati Istat sbugiardano il governo. Più di un milione di famiglie senza lavoro. Il prezzo pagato dalle donne. Siamo un paese povero, viviamo un dramma sociale

La verità viene sempre a galla. Dati Istat sbugiardano il governo. Più di un milione di famiglie senza lavoro. Il prezzo pagato dalle donne. Siamo un paese povero, viviamo un dramma sociale

Mentre il ministro Padoan cerca di convincere i ministri della Ue e, in particolare, i commissari, quelli che “revisionano” i conti, i quali sono in paziente attesa della revisione della manovra economica, spiega loro quanto siamo stati bravi, Renzi Matteo e lui in particolare. Certo qualche conticino l’abbiamo lasciato in sospeso, dobbiamo sistemare quello 0,2 che ci contestate, 3,4 miliardi. Lo faremo subito dopo la celebrazione a Roma dell’anniversario della nostra Comunità,  allora si chiamò Cee, Comunità economica europea. Vi pare che proprio noi che siamo uno dei sei paesi fondatori, insieme a Francia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, non rispettiamo le regole? È vero che in quanto a crescita siamo gracilini, ma cresciamo, ora siamo addirittura usciti dalla deflazione. Le nostre riforme sono una strada maestra da seguire da parte di tutta Europa. Noi abbiamo praticato una politica di contrasto alla austerità, abbiamo ottenuto risultati significativi nella lotta contro la disoccupazione. Noi, intende lui e i mille giorni di  Renzi Matteo.

Manipolando i dati statistici si è fatto credere che le politiche renziane portavano benessere

Manipolando un po’ i dati che l’Istat rende noti, con malizia in modo da essere interpretati sia come bicchiere mezzo pieno che mezzo vuoto, si vuol far credere che Gesù è morto dal sonno come dicevano i nostri anziani. Ma la verità, dicevano sempre i nostri anziani, viene sempre a galla. Modi di dire del passato, un passato contadino che dava il segno alla nostra economia, validi ancora oggi. Tant’è che questa volta i dati forniti dall’Istat non si possono interpretare. Fotografano una realtà di “miseria e nobiltà”, la commedia di Scarpetta, che ha avuto come interpreti la grande famiglia dei De Filippo. La fame è il tema della commedia che si intreccia con la vita di famiglie nobili. Fame di cibo, fame di lavoro, fame di sopravvivenza, fame di giustizia. Oggi come nella commedia di Scarpetta. È una fotografia che parla il crudo linguaggio dei numeri, di fronte ai quali spicca il silenzio del Pd, i cui esponenti, ministri in testa, sono sempre ciarlieri quando hanno modo di inventare centinaia di migliaia di posti di lavoro creati dal jobs act, il fiore all’occhiello del renzismo imperante, un fiore sempre più appassito. Un silenzio che parla da solo.

Troppo lungo questo prologo? Forse, ma quando ci vuole ci vuole. E in questa occasione ci vuole. Istat ci dice che un milione di famiglie sono senza lavoro e quindi senza stipendio. Erano nel 2015 1milione 92 mila ora si passa a 1.085.000 i nuclei composti da persone abili al lavoro, in cerca di occupazione, il 6,6% delle famiglie presenti nel mercato del lavoro. Tutti i componenti attivi che fanno parte della famiglia sono disoccupati. Particolarmente colpito il Mezzogiorno. Quello che doveva essere un “anno d’oro” per la politica renziana, finalmente la ripresa, si è dimostrato solo un grande bluff. Come sono fatte queste famiglie? Spiega Istat che sono in 448 mila casi coppie con figli, e 290 mila sono famiglie con un solo componente, single, più spesso uomo che donna (178 mila contro 113 mila). Seguono 222 mila nuclei mono-genitore (e stavolta sono più donne, 192 mila) e 80 mila coppie senza figli. Analizzando il tasso di disoccupazione delle persone tra i 25 e i 64 anni e incastrando i dati con il loro ruolo in famiglia, si nota come i valori più alti si registrino per i mono-genitori (12%), stanno invece decisamente meglio i single (8,4%). All’aumentare della prole sale anche il tasso di disoccupazione (7,3% se c’è solo un figlio, 7,7% se due e 10% per tre o più). I coniugi o conviventi senza bambini si fermano al 7,6%.

Particolarmente difficile la situazione delle donne. In molti casi sono l’unica fonte di reddito della famiglia. In 970mila famiglie, con e senza figli (e coniugi o conviventi tra i 25 e i 64 anni), la donna risulta infatti occupata a tempo pieno o part time, mentre l’uomo è in cerca di occupazione o inattivo (pensionato o comunque fuori dal mercato del lavoro). Ci sono poi 192 mila famiglie monogenitoriali, dove c’è solo la mamma ed è disoccupata: quindi secondo i criteri statistici è in cerca di lavoro. La cifra è in aumento rispetto all’anno precedente (+5%).

Marcon (SI). Un paese attraversato da una grande sofferenza sociale

Mentre, come dicevamo, allo stato si registra un silenzio assordante da parte del Pd arrivano a raffica dichiarazioni da parte degli esponenti delle opposizioni. Il capogruppo dei deputati di Sinistra italiana, Giulio Marcon sottolinea che “al milione di famiglie senza lavoro vanno aggiunti i 4,6 milioni di italiani che vivono in povertà assoluta e i 10 milioni di persone che rinunciano a curarsi per mancanza di soldi. L’Italia è un Paese attraversato da grande sofferenza sociale: le misure dei governi Renzi e Gentiloni non hanno portato alcun sollievo. Misure e bonus elettorali, pubblicitari e modesti – conclude –   non hanno ridotto la povertà e il malessere sociale. C’è una cosa da fare subito, il reddito minimo per dare a tutti cittadinanza e diritti, come da tempo abbiamo proposto”.

Scotto (Mdp). Siamo di fronte a una emergenza democratica. M5S: mancano politiche per il lavoro

Arturo Scotto, deputato di Movimento democratici e progressisti, sottolinea che “quando un milione di famiglie sono senza occupazione, soprattutto nel sud, significa che siamo di fronte a un’emergenza democratica vera e propria. Questo è quanto emerge dagli ultimi dati diffusi dall’Istat. E siamo di fronte anche al fallimento del tanto decantato jobs act. Qualcuno a palazzo Chigi dovrebbe chiedere scusa”. “Mancano politiche serie ed efficaci per far ripartire il lavoro”, affermano i senatori M5S che fanno parte della Commissione Lavoro. “L’Italia – dicono – ha bisogno di introdurre il reddito di cittadinanza  perché si tratta di una misura che oltre a prevedere un sostegno economico per le famiglie che sono in momentanea situazione di difficoltà, prevede uno specifico programma di formazione e di reinserimento nel mondo del lavoro, come nella nostra proposta”.

Brunetta: critica la politica renziana ma dimentica che è fotocopia di quelle berlusconiane

Una lunga dichiarazione è stata rilasciata dal presidente dei deputati di Forza Italia. Parla di “emergenza sociale aggravata dalle misure economiche del governo”. Cita anche gli ultimi dati “della Confcommercio sui consumi, di nuovo in diminuzione a gennaio 2017. Peggiorati anche i giudizi e le aspettative dei consumatori relativamente alla situazione economica del paese, a quella personale e alle prospettive future, che si è riflessa nel progressivo aumento dell’indice macroeconomico di disagio sociale, attestatosi, sempre lo scorso gennaio, sul valore più elevato dell’ultimo anno e mezzo”. Poi cita i dati relativi al crollo a gennaio della produzione industriale, parla di “situazione drammatica del settore bancario”. I dati sono incontrovertibili. Brunetta dimentica una cosa: la politica economica e sociale del Pd renziano non si è discostata molto da quella dei governi Berlusconi. A ciascuno il suo. Ci pare giusto.

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