La nuova frontiera del Pd: O Mattarellum, ricordando l’Italicum, o morte. D’Attorre (Mdp): Così si mette la legge su un binario morto. Il metodo della condivisione, tre condizioni per una soluzione positiva

La nuova frontiera del Pd: O Mattarellum, ricordando l’Italicum, o morte. D’Attorre (Mdp): Così si mette la legge su un binario morto. Il metodo della condivisione, tre condizioni per una soluzione positiva

Il  trucco c’è e si vede. Questi Dem non sono neppure più capaci di barare. La legge elettorale diventa lo specchio della loro  ossessione. Sanno bene i renziani che con l’Italicum bocciato dalla Corte Costituzionale hanno creato una situazione che può portare alla ingovernabilità, a meno che in Parlamento si cerchi una soluzione condivisa che faccia uscire il Paese dall’impasse in cui lo ha cacciato Renzi Matteo. Quella che lui stesso, più volte, ha definito la più bella legge del mondo tanto che tutti i paesi ce la invidiavano, rischia di rappresentare un vulnus alla democrazia. È  lo spettro dell’Italicum che continua ad aggirarsi nelle aule parlamentari dove dovrebbe iniziare la discussione per dar vita ad una nuova legge elettorale, utile per la Camera e il Senato. L’Italicum dava per scontato la scomparsa del Senato. Il no al referendum costituzionale obbliga a dar vita ad una nuova legge che tenga conto della nuova situazione. È proprio questo che il Pd non accetta. Morto l’Italicum ora punta a far morire qualsiasi altra iniziativa che non sia farina del suo sacco. Ed ecco  che mette in campo il Mattarellum anche se i renziani guidati dal capogruppo  Ettore Rosato, sanno bene che non ci sono i numeri per far passare una legge che porta il nome del presidente della Repubblica, nata in altri tempi. Allora dove sta il trucco? Elementare, per dirla con Sherlock Holmes: si presenta in Commissione dove magari con una maggioranza risicata può anche passare, ma al Senato non ci sono i voti. Non passa la legge? La colpa è di coloro che non l’hanno approvata. Noi, Pd, ci abbiamo messo tutta la nostra buona volontà. Allora come si vota? Seguendo le indicazioni uscite dalla Consulta. Dalle urne non uscirà una maggioranza? Sempre il Pd: noi ci abbiamo provato. Si deve votare di nuovo?  Solo il Pd vi salverà. Ecco dove sta il trucco.

Camera: la Conferenza dei capigruppo decide il percorso della legge elettorale

Fantasie nostre, fantasie di gufi? No, la riprova viene dalla discussione che precede la Conferenza dei capigruppo della Camera che mercoledì alle 14,30 deciderà il percorso della legge elettorale. È stato  Alfredo D’Attorre, deputato di Articolo 1-Mdp a sollevare il velo. Intervenendo in Commissione Affari Costituzionali ha  affermato che “questo sistema (il Mattarellum ndr) non ha i numeri in Senato”. “Far passare il Mattarellum alla Camera – ha proseguito – con un voto a stretta maggioranza, sapendo che poi affonderà al Senato, significherebbe mettere la legge elettorale su un binario morto. Allora sarebbe più onesto dire ‘non vogliamo fare la legge elettorale’. Il nostro  non è un pronunciamento sul merito del Mattarellum, ma sul metodo da seguire, che è la condivisione per arrivare a una conclusione. Dopo il ‘no’ di un partito numericamente importante, come Ap, e dopo il fatto che tra le opposizioni solo la Lega appoggia il Mattarellum, occorre prendere atto delle condizioni reali”. D’Attorre ha avanzato una proposta di buon senso per uscire dall’impasse: “Tematizzare la discussione su tre punti che costituiscono il minimo comune denominatore: l’abbassamento della soglia del Senato, oggi all’8% su base regionale (‘incostituzionale’), l’estensione della doppia preferenza di genere anche al Senato, e l’armonizzazione delle soglie di Camera e Senato. Poi noi, Mdp, faremo una battaglia contro i capilista bloccati”. Rivolto al Pd impegnato nel Congresso, si fa per dire perché quello che sta avvenendo nel partito renziano non è propriamente un congresso ma un votificio, D’Attorre ha offerto una mano tesa: “O il Pd chiede ufficialmente il rinvio della discussione per poter concludere il congresso, e allora ne teniamo conto, o procediamo adottando un testo base”.

Rosato (Pd). Fra gaffe e arroganza non trova di meglio che attaccare l’Mdp

Alla “generosità” di D’Attorre la risposta arrogante del capogruppo Dem Ettore Rosato che annuncia: “Il Pd alla capigruppo chiederà di andare avanti, calendarizzando la legge elettorale ad aprile. È giusto andare avanti con il Mattarellum, la legge più coerente e più facile da approvare perché è stata già utilizzata”. Poi si è scagliato contro Mdp: “Attendo – ha detto – che facciano sintesi al loro interno tra le varie correnti. Ricordo che il Mattarellum è stato votato anche da molti di loro, prima di uscire dal Pd, alla Assemblea nazionale di dicembre: il Mattarellum fu approvato all’unanimità”. Non solo il tono intimidatorio, ma infelice il richiamo alla Assemblea nazionale. Se è quella del “Parco dei principi” verrà ricordata per la sceneggiata di Renzi Matteo, le sue dimissioni, l’apertura della crisi del Pd, l’uscita della minoranza di sinistra. Ma Rosato non è nuovo a gaffe. “Chi dice no al Mattarellum – ha  affermato ad alcuni cronisti – dice no anche all’Italicum e vuole tornare al proporzionale e alle ampie coalizioni che si formano dopo il voto. Invece noi non ci rassegniamo a coalizioni che non sono in grado di governare”. E sempre ai cronisti che gli facevano rilevare che anche se passa alla Camera il Mattarellum non ha i numeri in Senato ha risposto: “è tutto da vedere, anche per altre riforme, come le Unioni civili, molti sostenevano che non sarebbero state approvate dal Parlamento. E invece le abbiamo fatte”. Dimentica il Rosato che il no all’Italicum l’ha detto la Corte Costituzionale. Certo qualche voto d’accatto si può sempre trovare. I dem sono specialisti, di bocca buona. Digeriscono tutto. Anche il peggio.

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