La forza (europea) della Juve, le polemiche contro l’arbitro, quando la sudditanza psicologica giustifica un’inferiorità manifesta

La forza (europea) della Juve, le polemiche contro l’arbitro, quando la sudditanza psicologica giustifica un’inferiorità manifesta

In barba alle tante, eccessive quanto inutili, polemiche maturate nel finale dell’anticipo di venerdì scorso col Milan, la Juventus tira dritto alla sua maniera  superando il Porto per la seconda volta anche allo Stadium, acquisisce il passaggio ai quarti di Champions,  e, in attesa di conoscere il prossimo avversario per il balzo alle semifinali,  si ritufferà in campionato a Genova contro la Sampdoria.

Tutto secondo i programmi, dunque, in casa bianconera, anche dopo un turno di campionato particolarmente sofferto e dopo il ritorno europeo con i portoghesi: due vittorie, stiracchiate e tirate nel punteggio finché si vuole  ma, ancora una volta,  su entrambi i fronti, si sono superati gli ostacoli e il budget sportivo è pienamente rispettato. Nel finale incandescente con il Milan, nel rush degli ultimissimi secondi veniva concesso un calcio di rigore, per i più, molto opinabile: un cross a meno di due metri colpisce il braccio aperto ma fermo di De Sciglio il quale, non potendosi tagliare l’arto, solo al momento dell’impatto  cerca di arretrarlo  dietro la schiena.

Dalle varie riprese televisive viste e riviste, appaiono chiari questi due elementi:  chiara mancanza di volontarietà e vicinanza al minimo dei minimi; inoltre, considerato che ormai la partita era agli sgoccioli, forse sarebbe stato più logico lasciar correre, applicando il vecchio detto “in dubio pro reo”. Se fosse andata così, probabilmente, poi, a recriminare sarebbe stata la Juventus alla quale, però, è bene ricordarlo, in precedenza, era stato negato  un atterramento di Dybala, ai più, in questo caso, apparso come un rigore netto senza ombra di dubbio. Secondo i soliti denigratori della vecchia signora, dimentichi, però, di questo episodio, la vittoria le era stata gentilmente offerta  in extremis dal mediocre arbitro Massa per la solita, trita e ritrita, sudditanza psicologica arbitrale nei confronti della Juventus. Assodato che la direzione di gara è stata giudicata da tutti i commentatori,  non solo per questi due episodi ma in generale, pessima, decisamente insufficiente e non all’altezza di un arbitro anche con la qualifica internazionale, va evidenziato  che la contestazione, al limite anche la polemica, se fatta in forme e modi civili, è accettabile mentre è deprecabile e va stigmatizzata quella violenta, sia verbale che, peggio, materiale. Criticare l’arbitro a fine gara nelle interviste ci può stare,  aggredirlo a viso aperto in campo, anche di fronte a una grossa svista  – come, purtroppo, è prassi solo nel campionato italiano – serve solo ad aizzare alla violenza.  Incredibile, poi, apprendere che i milanisti avrebbero (usiamo il condizionale perché immagini non ne sono state diffuse, perché?) quasi distrutto lo spogliatoio per sfogare la loro rabbia per l’amara sconfitta: giocatori che vestono la maglia di una squadra fra le più titolate al mondo, sarebbero scesi al livello di situazioni infime. Questi ribaldi giovanotti, a fine gara, anziché sfondare porte e vetri, avrebbero fatto meglio a meditare su come mai hanno subito totalmente la supremazia dell’avversario, salvati solo dal loro mostruoso portiere ed  effettuando il primo vero tiro verso Buffon solo in occasione del gol di Bacca, ossia alla fine del primo tempo. Peccato che Silvio Berlusconi, ancora proprietario del Milan fino a quando non si conclude la barzelletta cinese, sempre prodigo di elogi e critiche verso giocatori e allenatori, nella fattispecie, sia rimasto silenzioso e non abbia deprecato il comportamento dei suoi, di totale sottomissione, in campo alla Juventus, e negli spogliatoi all’ira più funesta.

Una squadra che vince sempre, che spopola, che non lascia briciole agli avversari, che macina record, con una seconda grande squadra in panchina, con un mixed di gioventù ed esperienza, con una miriade di giovani promesse già opzionate o acquistate,  con una società modello, senza sceicchi e cinesi dietro le spalle e col fatturato in crescita: questa è la Juventus attuale, prima in tutto in Italia e fra le prime in Europa. Tutto questo ben di Dio non può non suscitare invidia nei concorrenti, avversari e tifosi, e allora, ad ogni errore arbitrale pro Juve, ecco, puntuale, il ritorno alla sudditanza psicologica, motivazione sempre valida per giustificare le proprie magagne, i propri limiti, la propria inferiorità tecnica e societaria.

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