Istat: disoccupazione stabile all’11,9%. Rispetto a gennaio 2016 cresce dello 0,3. Meno disoccupati fra i giovani? No, aumentano gli inattivi. Federconsumatori e Adusbef, nessuna novità incoraggiante

Istat: disoccupazione stabile all’11,9%. Rispetto a gennaio 2016 cresce dello 0,3. Meno disoccupati fra i giovani? No, aumentano gli inattivi. Federconsumatori e Adusbef, nessuna novità incoraggiante

Il tasso di disoccupazione si conferma stabile all’11,9%, rispetto a dicembre 2016. Così dice l’Istat, giocando sui numeri e sui raffronti, e dà modo a qualche giornalone di affermare che “a gennaio salgono gli occupati. Netto calo per la disoccupazione giovanile”. Osservando attentamente i numeri emerge invece che i cittadini in cerca di occupazione siano ben 2.000 in più rispetto a dicembre e 126.000 in più rispetto a gennaio 2016, quando la disoccupazione era all’11.6%. La crescita degli occupati, come al solito (+236.000 rispetto a gennaio 2016), decurtando così le file degli inattivi. Così si spiega il “mistero” dell’aumento contemporaneo della disoccupazione e del numero degli occupati. Il gioco viene ripetuto  per quanto riguarda la disoccupazione giovanile che passa dal 39,2 al 37,9%. In realtà  si tratta della crescita di coloro che non cercano più lavoro, tanto non lo trovano, magari entrano nell’esercito dei voucher. 30mila sono i disoccupati in meno e  30.000 i giovani fra i 15 e i 24 anni che passano fra gli inattivi. Non a caso l’allarme di Federconsumatori e Adusbef riguarda in particolare il livello elevato della disoccupazione giovanile. Un dato che continua a spiccare negativamente – osservano le Associazioni.

La disoccupazione nell’Eurozona in gennaio è rimasta stabile al 9,6%, come in dicembre, e in calo dal 10,4% di gennaio 2016, ha comunicato Eurostat. Il tasso resta ai minimi da maggio 2009. Nella Ue a 28 il tasso di disoccupazione in gennaio è stato dell’8,1%, in calo dall’8,2% di dicembre e dall’8,9% di gennaio 2016. Nella Ue, 19,969 milioni di uomini e donne, dei quali 15,620 milioni nell’area euro erano disoccupati; in un mese, il loro numero è calato di 96mila unità nella Ue e di 56mila nell’Eurozona.

Sono stati resi noti, inoltre, in uno studio presentato in un convegno, “La Tempesta perfetta”, i dati relativi al settore bancario particolarmente colpito dalla crisi. Dal 31 dicembre 2012 alla fine del 2015 il totale degli occupati è sceso a 311.400 da 323.400. Sul territorio nazionale sono stati tagliati circa 1700 sportelli. In tre anni sono usciti dal settore tra prepensionamenti volontari e incentivati 32.096 dipendenti. Gli assunti, giovani, sono stati 21.574. Dati che nel corso  del 2016 e nei primi due mesi dell’anno in corso hanno visto ancora un ulteriore ridimensionamento, leggi piano Unicredit.

Solo se cala la disoccupazione può crescere il potere d’acquisto delle famiglie

“Il quadro dell’occupazione non presenta alcuna novità incoraggiante. È questo l’elemento che desta maggiore preoccupazione, visto che consideriamo il Lavoro quale elemento cardine su cui fondare la ripresa” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori ed Adusbef. In tal senso, l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha calcolato che, se il tasso di disoccupazione si attestasse ai livelli pre-crisi, quindi ad un 6% (che comunque a nostro parere è ancora eccessivo), il potere di acquisto delle famiglie registrerebbe un incremento di circa +40 miliardi di Euro l’anno e i contributi dei nuovi occupati andrebbero ad accrescere il fondo pensionistico per circa 15 miliardi di Euro.

“È evidente che tale dinamica darebbe nuovo impulso alla domanda interna, che rimetterebbe in moto, in maniera concreta e strutturale, la produzione, agendo a sua volta in termini positivi sulla ripresa occupazionale” – fanno notare le associazioni, aggiungendo come a tale “meccanismo virtuoso orientato alla crescita” manchi solo un deciso avvio iniziale.

A dare l’impulso a questo processo deve essere – proseguono Federconsumatori e Adusbef – la disposizione di un Piano Straordinario per il Lavoro che punti su investimenti e risorse alla ricerca, allo sviluppo tecnologico, alla modernizzazione, alla realizzazione di infrastrutture, alla messa in sicurezza antisismica, nonché alla valorizzazione dell’offerta turistica. Una ricetta per sanare l’intero sistema economico, che avrebbe effetti positivi anche dal punto di vista sociale, dal momento che nuove opportunità occupazionali sarebbero in grado di restituire speranze e prospettive ai giovani e ad un Paese intero.

Share

Leave a Reply