Il governo regala miliardi ai paperoni. Ai poveri, neppure a tutti, un’elemosina. Un “fatto storico”, dice Poletti. No, una vergogna. E Briatore se la ride, venghino, venghino i ricchi

Il governo regala miliardi ai paperoni. Ai poveri, neppure a tutti, un’elemosina. Un “fatto storico”, dice Poletti. No, una vergogna. E Briatore se la ride, venghino, venghino i ricchi

Tutto quello che riguarda il ministro Poletti, il governo di cui fa parte, fotocopia renziana, è “un fatto storico”. Non solo. Sia chiaro, ciò che viene approvato ora da Camera e Senato è tutta roba che riguarda Renzi Matteo. È a lui che si devono provvedimenti “storici” quale la legge delega sulla povertà approvata dal Senato, ma in campo da molto tempo. Alla Camera era stata approvata a luglio dell’anno passato. Un altro “fatto storico” lo segnaliamo noi. Riguarda le centinaia di milioni, miliardi, regalati ai “paperoni” che vogliono rientrare in Italia, a quelli che prendano la residenza nel Bel Paese. Ai poveri la carità pelosa, perché di questo si tratta. Anzi ad una parte dei poveri perché la grande maggioranza dovrà tirare a campare. Meglio se non campa, se vive di stenti, se passa da una mensa all’altra allestita dalle associazioni che fanno assistenza. Se dorme, quando va bene, in un’auto ferrovecchio. Briatore, l’amico della Santanché, di Renzi Matteo, di Grillo, ha ringraziato il governo, ha pronunciato parole spregevoli proprio mentre al Lingotto, l’ex premier apriva la nuova Leopolda. Chissà, forse senza chissà, qualche paperone non manca. Allora torniamo a Briatore: “Finalmente in Italia arriva gente ricca. In Italia di poveri ce ne sono già abbastanza e a quanto mi risulta non hanno mai creato lavoro”. Da qualche tavolo della Lingotto-Leopolda  qualcuno tratterà Briatore e  simili, ce ne sono tanti, come merita? Speranza vana, meno male che c’è Crozza.

Il reddito di inclusione sociale una bufala. Provvedevano gli enti locali

Siamo certi, invece, che proprio Renzi sarà orgoglioso di  essere il promotore di due eventi storici. L’entusiasmo lo ha talmente preso che aprendo i lavori, si fa per dire, del Lingotto non riusciva a star fermo. Si agitava davanti al microfono, guardava da una parte all’altra, roteava gli occhi, sembrava come morso dalla tarantola. Lui a Torino  si godeva gli eventi che lo tramanderanno alla storia, dimenticata la disfatta del referendum. Non altrettanto godevano coloro cui l’evento storico, il reddito di inclusione sociale, era riservato. Intanto va detto che si tratta di un bluff. Viene solo “nazionalizzata” una iniziativa già in corso da parte degli enti locali. Gli scriba, non tutti o quasi, questa volta, stanno al gioco del ministro Poletti. Raccontano i fatti come sono. Prima la Camera e poi il Senato, si sono appropriati con una legge nazionale di ciò che da qualche tempo stanno facendo Comuni e Regioni nei confronti di chi vive in povertà assoluta, una parte, neppure la maggioranza. Un primo provvedimento era stato introdotto dal governo nel 2016, si chiamava il Sia (reddito di inclusione nazionale per le famiglie con figli minori).

Allora qual è la novità? Torniamo a Poletti secondo il quale la legge delega “rappresenta il pilastro fondamentale del Piano nazionale per la lotta alla povertà e colma un vuoto annoso nel sistema italiano di protezione degli individui a basso reddito, che ci vedeva come l’unico Paese, insieme alla Grecia, privo di una misura strutturale di contrasto alla povertà. Il REI è il segno di un nuovo approccio alle politiche sociali, fondandosi sul principio dell’inclusione attiva, ovvero sul vincolo di affiancare al sussidio economico misure di accompagnamento capaci di promuovere il reinserimento nella società e nel mondo del lavoro di coloro che ne sono esclusi”.

Il Rei prende il posto del Sia. Sigla nuova contenuti vecchi

In parole povere il Rei (reddito di inclusione) prende il posto del Sia, unificando ciò che già c’era. Diventa un “diritto universale”. Quello che affermiamo è tanto vero che il ministro che deve predisporre i decreti attuativi si rivolge agli enti locali per ottenere gli elenchi di chi ne usufruisce. Il decreto legge prevede una dotazione di 1,6 miliardi. L’Isee sarà necessario per accedere al supporto. Il ministro punta a raggiungere 400mila famiglie con figli minori a carico, che tradotti in persone significa 1,77 milioni di teste. Rispetto al Sia, l’assegno dovrebbe essere portato da 400  fino a 480 euro mensili. Si parla di una forma di carta prepagata. Chi riceverà il sostegno dovrà sottoscrivere un patto con la comunità, che va dal buon comportamento civico all’accettazione delle proposte di lavoro che possono essere girate dagli sportelli regionali.

Già mille i ricconi italiani di ritorno o stranieri pronti a prendere la cittadinanza

Gli ultimi dati Istat parlano di 4 milioni 598 mila cittadini in condizioni di assoluta povertà, pari a 1 milione 582 mila famiglie. Altri 2 milioni  678 famiglie circa 8 milioni di persone, vivono in condizioni di povertà relativa. Fra queste ci sono anche famiglie operaie. I dati parlano da soli. La copertura rimane quella attuale, il “reddito”, si fa fatica a chiamarlo così, forse aumenta di poco. Ci sia consentita una battuta cattiva rivolta al ministro Poletti e al ministro Martina, che viene indicato come il  possibile vice segretario, ed afferma: “Un’eredità fondamentale del governo Renzi”:  pensando alle centinaia di milioni che  si regalano ai paperoni con quale faccia inneggiano al voto “storico”. Un’offesa alla dignità delle persone. I miliardari sono già pronti a scendere in azione accogliendo l’invito della Agenzia delle entrate. Pare che già un migliaio, stranieri o italiani di ritorno, si apprestino a trasferire armi e bagagli, le armi sono i miliardi, nel nostro paese. Pagheranno una tassa fissa, per 15 anni, cento mila euro secchi annui che coprono tutti gli affari che svolgono in Italia. Per quanto riguarda capitali, investimenti, in altri paesi niente ci è dovuto. Affari loro. Facciamo due conti: se tu hai un patrimonio di circa 15-20 milioni di euro, titoli, azioni, che ti rendono un 4% o giù di lì dovresti pagare 200 mila euro. Vieni in Italia e ne risparmi centomila. Risparmio anche per i familiari a carico. Per loro il paperone paga  25 mila euro. Sconto speciale. Fatto storico? No, vergogna storica.

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