Il governo annuncia il decreto per cancellare i voucher e per la responsabilità dei committenti negli appalti. Camusso soddisfatta, ma attende i testi. Intanto, la campagna referendaria continua

Il governo annuncia il decreto per cancellare i voucher e per la responsabilità dei committenti negli appalti. Camusso soddisfatta, ma attende i testi. Intanto, la campagna referendaria continua

Raccontano le cronache che durante il Consiglio dei ministri di venerdì mattina, nel quale è stato deciso di predisporre un decreto legge per l’abolizione dei voucher e la cancellazione degli articoli 48, 49 e 50 del Jobs act, sulla base dell’emendamento votato in Commissione lavoro della Camera, uno dei ministri alfaniani abbia sussurrato: “Che cosa raccontiamo alle imprese e alle famiglie? Così si rischia di tornare di nuovo al lavoro nero, bisogna colmare questo vuoto normativo”. Con questo ragionamento i ministri di centrodestra hanno voluto esprimere perplessità sulla decisione del governo di eliminare lo strumento dei voucher. Vale per ora – e lo hanno spiegato chiaramente in conferenza stampa sia il premier Gentiloni che il ministro Poletti – la norma transitoria fino a dicembre 2017, ma gli esponenti centristi nella riunione di governo hanno insistito sulla necessità di arrivare al più presto a degli strumenti alternativi. Un confronto dialettico sulla necessità di procedere alla “ricostruzione dopo la demolizione” per non lasciare ‘tabula rasa’ nella regolamentazione del lavoro saltuario e occasionale. Anche altri esponenti dell’esecutivo (forse il ministro Orlando?), viene riferito, hanno argomentato la propria posizione, rilevando la necessità di procedere al più presto ad un confronto con le parti sociali e con le forze parlamentari.

Con il decreto su voucher e appalti, si conferma che è in atto l’8 settembre del Pd

Lo stesso presidente del Consiglio del resto ha sottolineato che ora – liberato il campo da “una discussione ideologica” che avrebbe diviso il Paese in una campagna elettorale – si aprirà una nuova fase. Gentiloni ha aperto il Cdm con un intervento per chiedere di non alimentare polemiche e ulteriori divisioni agli occhi degli italiani. Di fatto, è la conferma della resa di Gentiloni e del Partito democratico ad una verità sacrosanta: il fallimento del Jobs act e delle politiche del lavoro messe in atto dal governo Renzi. Una conferma dell’otto settembre del Pd, il fuggi fuggi dei ministri che pure facevano parte di quel governo, che non solo ha fallito sul lavoro, con la resa dinanzi al referendum, ma anche sulla riforma della scuola, come dimostra il dibattito parlamentare sugli otto decreti delegati che ne emendano la sostanza, e sulle politiche economiche, dopo la dura richiesta della Commissione europea di una manovra di rientro di 3,4 miliardi pena la procedura di infrazione e la restituzione dell’ammontare concesso per la flessibilità. Sono solo alcuni degli esempi dei mille giorni renziani, i cui nodi oggi giungono al pettine, con tragica puntualità.

Il decreto. Camusso: “soddisfatti, ma attendiamo i testi. Il più grande risultato è che il Paese discute di lavoro”

Tornando al tema del giorno, il referendum su voucher e appalti, la leader della Cgil, Susanna Camusso, ha espresso soddisfazione per la decisione del decreto del Consiglio dei ministri, considerandola un vittoria della iniziativa della Cgil e delle forze che hanno sostenuto la raccolta delle firme, ma anche un certo grado di cautela, non sapendo ancora quale sarà la legge che uscirà dalla conversione del decreto. A radioArticolo1, Camusso ha ribadito un concetto più volte espresso in queste settimane di lancio del referendum: “il più grande risultato è che il Paese discute di lavoro e lo ha messo al centro della discussione. Mi verrebbe da dire che abbiamo dato l’opportunità al Paese di riavvicinare la condizione concreta delle persone a come si legifera e a come si affrontano i temi dell’economia. Ma ovviamente fino a che non vediamo i testi e la sua trasformazione in legge non smobilitiamo perché ci vuole una legge per dire che i referendum non ci sono più e perchè vogliamo conquistare la Carta dei diritti dei lavoratori”. Concetto ribadito in un tweet della confederazione Cgil: “Non diciamo abbiamo vinto prima di vedere i testi. Però una vittoria c’è, le persone non sono più rassegnate grazie a tutta la Cgil”. Il valore politico della battaglia lanciata dal referendum Cgil è condensato dunque nei due elementi forti sottolineati da Camusso e dalla Cgil: da una parte la conquista della Carta dei diritti universali, chiave vera del cambiamento di tutte le politiche del lavoro per il futuro, e dall’altra, la capacità di non rassegnarsi dinanzi a pessime legislazioni. Infatti, accanto all’abolizione dei voucher e alla reintroduzione della responsabilità dei committenti negli appalti, c’è ancora tutta da giocare la partita relativa ai diritti del lavoro e nel lavoro ridotti per effetto dell’abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Delusione in Cisl e Uil. Petteni, Cisl: “governo sordo e ottuso, passato dal tutto al niente”. Barbagallo, Uil: “si creano scompensi da risolvere”

Musi lunghi invece in casa Cisl che aveva spinto fino all’ultimo per una riscrittura limitata solo all’utilizzo delle famiglie. “E’ una decisione tutta politica ed incomprensibile dal punto di vista del merito. Il Governo è stato sordo ed ottuso, non ci ha mai ascoltato. Per ragioni prettamente politiche è passato dal ‘tutto’ al ‘niente’, il contrario di quello che fanno i riformisti e che invece fanno gli inaffidabili”, dice il segretario confederale della Cisl, Gigi Petteni. La Uil invece guarda al futuro e alla possibilità di stringere subito un nuovo accordo per regolamentare le attività occasionali. “La scelta di abolire i voucher risolve il problema principale. Si creano, però, scompensi per alcune attività eccezionali e occasionali che vedono impegnati studenti, pensionati e disoccupati di lungo corso per i quali occorre trovare una soluzione e per i quali vogliamo puntare a un accordo con il Governo”, spiega il leader Carmelo Barbagallo.

Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana: “vittoria della Cgil a difesa dei diritti del lavoro”

Ne è consapevole Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, che in una nota scrive: “Possiamo dire che ce l’abbiamo fatta, il governo Gentiloni abolisce i voucher. Fa quello che da tempo gli avevamo chiesto, fa quello soprattutto che gli avevano chiesto quei tre milioni di italiani firmatari dei referendum promossi dalla Cgil”.  Nicola Fratoianni ammette: “è una vittoria della Cgil a difesa dei diritti del lavoro, è la sconfitta di chi in questi anni fuori e dentro il Parlamento ha continuato ad investire sulla precarietà in questo Paese. Bene così”. “Ora bye bye voucher ma la precarietà e lo sfruttamento restano. Ora serve ricostruire – conclude Fratoianni – i diritti del mondo del lavoro, dopo le devastazioni di tre anni di renzismo”. Che le cose stiano così, come affermano Camusso e Fratoianni, è confermato dalle stime effettuate da un monitoraggio del governo sui voucher e rese note dall’agenzia di stampa Adn kronos.

Il monitoraggio del governo sull’utilizzo dei voucher rivelato dall’Adn Kronos. La conferma di un fenomeno strutturale

“Il numero delle persone retribuite con almeno un voucher”, scrive l’agenzia, “è in costante crescita: dalle 24.437 del 2008 ai 1.797.048 del 2016. Su una consistenza mensile dei lavoratori dipendenti privati che oscilla tra i 12 e i 12,6 mln, e di parasubordinati tra i 442mila e i 650mila, il numero di lavoratori che hanno riscosso almeno un voucher, mese per mese, oscilla tra il 2,9% ed il 3,8% dell’intera platea. L’importo lordo medio riscosso è stato pari nel 2016 a 738 euro”. Come si evince, si tratta di cifre importanti, di un fenomeno che ha raggiunto un carattere strutturale, non straordinario, o occasionale. Inoltre, prosegue l’Adn, “i buoni lavoro riscossi invece sono stati pari a 132.794.513, con una crescita rispetto al 2015 del 27,8%. Tra il 2008 e il 2016 la quota di donne tra i percettori è cresciuta in maniera progressiva e piuttosto rapidamente, passando dal 21,8 % al 52,2 % del totale mentre il 31% si colloca tra gli under 25”. Ha o no ragione la Cgil a rappresentare i voucher come una forma strutturata di lavoro sottopagato e deprivato dei diritti? Alla luce del dossier del ministero del Lavoro parrebbe proprio di sì.

Share

Leave a Reply