Gruppo Trony (Edom spa), accuse di bancarotta fraudolenta. Oltre 150 i lavoratori finiti sul lastrico. Arresti e indagati

Gruppo Trony (Edom spa), accuse di bancarotta fraudolenta. Oltre 150 i lavoratori finiti sul lastrico. Arresti e indagati
Nella mattinata di questo primo martedì di primavera, su disposizione del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, militari del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza hanno eseguito 2 ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico dell’imprenditore romano F.A. (51 anni) e del commercialista e faccendiere D.F. (50 anni), e un’ordinanza di custodia agli arresti domiciliari della diretta collaboratrice di quest’ultimo di anni 46 anni.  Si tratta del crack che ha portato alla chiusura degli store ‘Trony’ che hanno messo praticamente sul lastrico oltre 150 dipendenti. L’accusa, dopo alcuni mesi di indagini, si è tradotta in bancarotta fraudolenta.
 
Ingenti somme di denaro ‘distratte’ dal patrimonio dell’azienda con la regia del ‘Cigno’ mente finanziaria del gruppo
 
Nell’ambito delle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma e svolte dai militari delle Fiamme Gialle, i tre – unitamente ad un quarto soggetto, M.L. (51 anni) commercialista romano – sono infatti indagati per questo reato e per aver distratto ingenti somme di denaro dal patrimonio della GRUPPO EDOM S.p.a. – società titolare dei negozi a marchio “Trony” di Roma – causandone il fallimento.
I provvedimenti odierni giungono al termine di una complessa attività di polizia giudiziaria che prende il nome dall’appellativo “cigno” con cui gli indagati erano soliti riferirsi a D.F., faccendiere e mente finanziaria del gruppo, già noto alle cronache giudiziarie poiché emerso nell’ambito dell’inchiesta “Mafia Capitale” per gli stretti legami con i principali indagati di quell’indagine.
 
Il dissesto del Gruppo frutto di debiti con l’erario (100 mln) e soprattutto per l’evasione fiscale della società
 
Il dissesto della GRUPPO EDOM trae la sua origine dal debito di oltre 100 milioni di euro maturato nei confronti dell’Erario e prodottosi a seguito della ingente evasione fiscale contestata alla società. Per tali reati tributari F.A., sempre su ordine della Procura di Roma, era già stato arrestato nel dicembre 2013 dai finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e condannato in primo grado a tre anni e dieci mesi di reclusione (in quell’occasione erano stati sottoposti a sequestro beni immobili per oltre 9 milioni di euro).
 
Progetto criminoso dei tre indagati che sono usciti dalla società, pur continuando a programmarne le scelte economiche e finanziarie
 
In conseguenza dello stato di insolvenza, generato dalla grave esposizione debitoria, la società, inizialmente ammessa dal Tribunale di Roma alla procedura di concordato preventivo, nel febbraio scorso è stata dichiarata fallita. Le indagini della Guardia di Finanza hanno consentito di svelare il progetto criminoso attuato dai tre indagati i quali, anche dopo essersi spogliati di qualsiasi carica societaria, hanno continuato a programmare e attuare tutte le strategie economico-finanziarie della società, in completa autonomia rispetto agli amministratori formalmente nominati.
 
Rogatorie con la Repubblica di San Marino hanno ricostruito il flussodi denaro contante prelevato (7mln di euro) e l’alterazione della contabilità
 
Gli uomini del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, su delega del Pubblico Ministero titolare del procedimento, anche attraverso accertamenti bancari e attività rogatoriale con la Repubblica di San Marino, hanno ricostruito le condotte distrattive effettuate ai danni del patrimonio societario e realizzate attraverso sistematici, ripetuti ed ingenti prelievi di denaro contante dai conti societari (circa 7 milioni di euro in 4 anni) nonché mediante l’alterazione della contabilità realizzata attraverso artifici contabili quali la cancellazione Guardia di Finanzatout court di interi blocchi di registrazioni, l’occultamento dei corrispettivi, la contabilizzazione di costi fittizi e l’annotazione di meri giroconti e storni risultati privi di qualsiasi giustificazione economica. Nel complesso, attraverso le suddette operazioni e ulteriori trasferimenti di denaro a società sammarinesi, sempre riconducibili agli indagati, sono stati distratti dal patrimonio della GRUPPO EDOM circa 9,5 milioni di euro. Nell’ambito della stessa operazione sono state effettuate anche perquisizioni presso il domicilio dei soggetti colpiti dai provvedimenti restrittivi.
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