Fischia il vento, la navicella renziana fa acqua. Tessere gonfiate anche a Mirafiori Sud. L’ex premier all’Ilva con la viceministra Bellanova. Protesta il Pd locale. Orlando: “Non ci sto”. Calenda: “Basta con i bonus”

Fischia il vento, la navicella renziana fa acqua. Tessere gonfiate anche a Mirafiori Sud. L’ex premier all’Ilva con la viceministra Bellanova. Protesta il Pd locale. Orlando: “Non ci sto”. Calenda: “Basta con i bonus”

Fischia forte il vento di scirocco, anche a cento chilometri, prende d’infilata la navicella renziana, la sballotta, difficile per il timoniere tenere la rotta. Anche perché i marinai, la ciurma dovremmo dire ma è troppo offensivo, non vedono più di buon occhio il comandante. Anzi in molti, come i topi che avvertono l’avvicinarsi del nubifragio e abbandonano il naviglio, calano le scialuppe e cercano di mettersi in salvo. Scirocco e nuvole nere. La bufera fa volare come birilli tanta “gente bene”, lambisce lo stesso ex presidente del Consiglio, suo padre è uno degli indagati nell’affare  degli appalti Consip. Uno dei “birilli”, un capo bastone, come si usa nel gergo della peggiore politica, Denis Verdini, l’amico del Pd, quello che procaccia voti quando servono per tenere in piedi la maggioranza di governo, coautore del patto del Nazareno, Renzi ne ha fatto buon uso, anzi cattivo uso. Ma sui gusti non si discute. Ne parliamo ampiamente in un altro articolo.

Soffia lo scirocco mentre si moltiplicano le iscrizioni fasulle al partito.  È bufera

Soffia lo scirocco e insieme si assiste a uno spettacolo desolante, il “miracolo”delle tessere. Un nostro amico che non vuol essere nominato ci dice: “A fronte della moltiplicazione delle tessere, Gesù era un dilettante”. Ma non lo scrivere, mi dice, sono cattolico, praticante, ma quando ci vuole ci vuole. Le cronache parlano chiaro. In vista delle primarie, ancora più degli anni passati, le truppe cammellate guidate da faccendieri di ogni tipo si sono presentate ai circoli, aperti per l’occasione, per iscriversi al Pd. Naturalmente chi accompagnava i tesserandi provvedeva anche a pagare l’iscrizione che dava la possibilità di votare nella prima fase del Congresso, meglio parlare di un facsimile, una brutta copia. La moltiplicazione degli iscritti non avviene solo nelle zone “tradizionali”, in Puglia, Campania, Calabria, Sicilia. Nelle  elezioni amministrative, per esempio in Liguria, se ne sono viste delle belle. Mai avremmo pensato che in una sezione storica, Mirafiori Sud, Torino, si lucrasse sulla pelle degli operai. La denuncia sul tesseramento gonfiato viene da un militante “storico” come lo è il circolo, già sezione di cui è ancora un dirigente. Si chiama Rocco Murdicco. Racconta che  gli iscritti al circolo anche nel 2016 sono stati una sessantina, come negli anni passati. All’improvviso, dice, sono diventati 160. Lui è uno vicino a Bersani, ma non ha lascito il partito. “Vorrei fare  il congresso – afferma – ma se  parte truccato tutto diventa inutile”.

Il “caso” Caserta, passando per Napoli. Il 25% degli iscritti  sarebbe fasullo

Dalla storica Mirafiori andiamo a Caserta, passando prima per Napoli dove è stato inviato un commissario, il deputato Fiano, un renziano di ferro. A suo dire va tutto bene, il partito avrebbe usato gli anticorpi. In realtà volano gli stracci. Quello che viene indicato come l’ufficiale pagatore delle tessere, dieci euro a tessera, dice che non ci sta, che lui non c’entra niente. “Mi vogliono incastrare” afferma, come in un thriller classico. Arriviamo a Caserta dove dieci dirigenti del Pd hanno inoltrato un ricorso alle commissioni di garanzia, denunciando “gravi irregolarità” nel tesseramento cittadino, concluso il 28 febbraio. I firmatari – tra cui il consigliere comunale Antonio Ciontoli e Giovanna Abbate, componente dell’ufficio adesioni – accusano il segretario cittadino, Enrico Tresca, di avere presentato da solo 189 iscritti (il 25 per cento del totale) “senza rendere noti i nomi, gli estremi identificativi e le quote di adesione”. Si dimette una componente della segreteria del locale circolo Pd, si chiama Maria Canzano, che descrive il miracolo della moltiplicazione delle tessere, quasi un gioco di prestigio. La sera di martedì 28 febbraio, a chiusura dei lavori dell’ufficio adesioni del circolo, il segretario, tal Tresca, ha comunicato un numero di iscrizioni – 748 – superiore di 189 unità rispetto a quanto risultante alla chiusura dell’ultima giornata di tesseramento, spiegando di aver ricevuto richiesta “da parte di alcuni componenti istituzionali” dell’organizzazione di una ulteriore giornata di tesseramento. “Tale richiesta, presentata a conclusione del giorno 28, non poteva più essere accolta”, scrivono i ricorrenti sottolineando che in tal modo, in extremis e “senza convocare alcun organismo”, “il segretario aveva raccolto da solo 189 iscrizioni”, il 25 per cento circa “di quelle avvenute regolarmente, in 11 giorni, nelle sedi indicate dall’ufficio adesioni”. Ma il commissario provinciale Dem a Caserta non ci pensa due volte e rivolge pesanti accuse a chi ha fatto ricorso. Dice Mirabelli: “Il grave di questa vicenda è un intervento irresponsabile che approfitta del clamore suscitato dalle vicende napoletane per sporcare il buon lavoro fatto da tutto il Pd casertano in queste settimane sul tesseramento”. Buon lavoro, ma per chi?

Il ministro della Giustizia : “Nelle realtà poco chiare non presenterò le liste”

Non ci sta al gioco Andrea Orlando, il ministro della Giustizia, candidato a segretario. “Nelle realtà poco chiare, non presenterò le liste. Non voglio voti – afferma – che non so da dove vengano”. E chiede alla commissione per il Congresso di dare “una risposta complessiva sull’andamento del tesseramento in tutto il paese”, ma assicura che “se in alcune realtà non saranno chiarite le dinamiche, io non presenterò le liste dei miei delegati”. “Servono segnali di chiarezza – prosegue – prima di dire che sono casi isolati aspettiamo di vedere il quadro che emerge. Voglio sperare che siano casi isolati e che Orfini abbia gli elementi per dirlo”. Poi sempre a proposito di primarie, il fiore all’occhiello dei renziadi, sostiene che il meccanismo funziona male. Sono un fatto positivo, “ma vanno fatte con un sistema regolato”. Poi smette il tono dimesso, quasi fosse un candidato per caso, un favore fatto a Renzi che aveva bisogno di un concorrente, gentile, silente e non di un Emiliano che tentenna e strilla. “Ricostruire la scissione come un’operazione di D’Alema è molto riduttivo – afferma – è la conseguenza di una difficoltà che caratterizza il Pd, diventato sempre più un partito con dei compartimenti stagni al suo interno. E tanti sono rimasti a casa, strada facendo. Tanti delusi rispetto al progetto originario del Pd. Renzi avrebbe dovuto occuparsi di questo disincanto, ma non è avvenuto. Ancora: Se il Pd non è più quello dell’inizio rischia piano piano di diventare altro e perdere la sua funzione politica e storica”.

Un rapporto antico con Giorgio Napolitano. Gentiloni? Vada avanti

Nega di essere il candidato della sola sinistra dem, anche perché in larga parte salvo qualche eccezione ha abbandonato il Pd. “Ho avuto telefonate di incoraggiamento da dirigenti Dc di lunghissimo corso. Io sono il candidato di tutti quelli che in questo momento – spiega – sono preoccupati per il destino del Pd”. Parla di un rapporto antico con Giorgio Napolitano. “Immagino che sia contento della candidatura, ma non è stato lui a dirmi di candidarmi, così come non è stato D’Alema, e non è stato Renzi. Mi sono convinto definitivamente all’assemblea nazionale. E ho capito di aver fatto bene quando a Genova, in due giorni, con un giro di sms abbiamo riempito un cinema”. Gentiloni? “ Vada avanti, ci sono cose da fare. Quando si sono fatte si può andare a votare”.

Mentre la navicella fa acqua, Renzi Matteo prende direttamente il timone e cerca di portarla in mari  più calmi. Ottiene l’effetto contrario. La navicella va alla deriva e rischia di sbattere contro gli scogli. Ma il nocchiero imperterrito tiene la barra. Sbarca a Milano, va a fare propaganda per se stesso in una scuola. Dice aveva preso in impegno quando era premier. Ora non lo è più e non è più neppure segretario di partito. Del resto, non si è mai visto che un segretario di partito venga ricevuto ufficialmente in una scuola. O meglio da dopo il 25 aprile di tanti anni fa non si era ancora visto. Così come non si era ancora visto che un viceministro, tal Teresa Bellanova, il cui unico merito è la provenienza dalla Cgil, ben presto dimenticata, accompagnasse un signor nessuno, un ex premier e un ex segretario di partito in una visita all’Ilva di Taranto per un incontro con i lavoratori. La notizia l’ha data lui stesso fotografato in riva al mare: “Taranto, stamani. Ho incontrato – scrive Renzi – alcuni rappresentanti dei lavoratori dell’Ilva insieme alla mitica Teresa Bellanova”, viceministro allo Sviluppo economico. “Non abbandoniamo i lavoratori di questa realtà così importante”, dice l’ex premier. La “mitica Bellanova”, così la chiama, dopo averla osannata per l’intervento fatto nel corso dell’assemblea nazionale. “Il più bell’intervento” aveva detto l’ex segretario. E Piero Fassino non l’aveva presa proprio bene. Così come la visita di Renzi non l’ha presa bene il coordinatore provinciale Pd di Taranto, Costanzo Carrieri. Su twitter ha scritto: “Vergognati di non avvisare il partito”. Da notare che a Taranto il no al referendum costituzionale ha sfiorato il 70%. Ha qualcosa da dire la viceministra? In qualità di cosa ha accompagnato Renzi? Al termine dell’incontro un comunicato, si dice dei sindacati, ma non porta la firma di alcun sindacato. Ovviamente contiene tutti gli impegni presi dall’ex premier. L’Ilva diventerebbe una specie di Eldorado, Taranto una Silicon Valley made in Italy. In un paese normale un viceministro che accompagna, non si sa a che titolo, uno che fa campagna congressuale sarebbe già stata dimissionata. Mitica o non mitica.

Il ministro per lo Sviluppo economico fino ad oggi dov’era?

Siamo curiosi di conoscere il pensiero del ministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda, il suo “superiore”. Anche perché proprio mentre la “sua” viceministra si intratteneva con l’ex premier Renzi Matteo, molto noto per la distribuzione a piene  mani di bonus, lui, Calenda, dichiarava: “Per creare lavoro e reddito non esistono scorciatoie, non esistono invenzioni di redditi, invenzioni di lavori, invenzioni di bonus. Esiste costruire le condizioni di competitività affinché le imprese possano assumere”. “Se noi proviamo a tracciare scorciatoie ripetiamo gli errori del passato”. E a proposito dell’ottimismo di Renzi dei “governanti” che vedono rosa anche quando è nero, dice: “La domanda che ci si pone oggi è se dobbiamo essere ottimisti o pessimisti. Io penso che sia una domanda mal posta. Noi dobbiamo essere realisti, cercare di analizzare la situazione e il grado di complessità che la situazione merita in tutto il mondo”. Sarebbe da dirgli “Giusto, ma  dove è stato fino ad ora?”. Non poteva dirlo direttamente a Renzi quando era il “suo” presidente? Forse è chiedere troppo. Anzi, senza forse.

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