Donna padovana deve rivolgersi a 23 ospedali prima di riuscire ad interrompere la propria gravidanza. L’obiezione di coscienza sta minando la libertà di scelta delle donne

Donna padovana deve rivolgersi a 23 ospedali prima di riuscire ad interrompere la propria gravidanza. L’obiezione di coscienza sta minando la libertà di scelta delle donne

Una donna padovana, incinta del terzo figlio non atteso, ha dovuto rivolgersi a ben 23 ospedali prima di riuscire ad interrompere la propria gravidanza. Tra le motivazioni delle ventitre risposte negative dei nosocomi situati in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, l’obiezione di coscienza dei ginecologi o cavilli burocratici. Si tratta dell’ennesima testimonianza, che attesta come il ricorso massivo all’obiezione di coscienza sia diventato in Italia un problema in grado di compromettere gravemente la libertà di una donna di scegliere se diventare madre.

La denuncia proviene dalla CGIL, che è intervenuta a tutela della signora. “Se la stragrande maggioranza dei medici si dichiara ‘obiettore di coscienza’ le liste d’attesa per l’interruzione volontaria di gravidanza diventano pericolosamente lunghe costringendo le donne a rivolgersi, quando va bene, alle strutture private, o peggio a fare ricorso all’aborto clandestino” – dice in una nota la Cgil regionale del Veneto . “Una vergogna sociale che la legge 194 era nata proprio per contrastare. Ogni struttura pubblica deve essere messa nella condizione di garantire una prestazione che la legge 194consente” – spiega ancora la CGIL Veneto, che invoca un provvedimento simile a quello avviato nel Lazio, con l’assunzione ad hoc di medici non obiettori.

Una necessità messa in luce dai dati: in Italia sette medici su dieci non praticano l’interruzione volontaria di gravidanza (igv) prevista dalla legge. Nonostante ciò il Ministero della Salute continua a calmare le acque sostenendo che dalle Regioni “non è giunta alcuna segnalazione di carenza di medici non obiettori e quindi il numero dei punti ivg appare più che adeguato rispetto al numero delle ivg effettuate”. Forse prendere coscienza del problema è il primo passo, necessario per adottare soluzioni idonee.

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