Denis Verdini condannato a 9 anni per il crack del Credito fiorentino. Con lui, condannati il deputato Parisi e i costruttori Fusi e Bartolomei. I pm: un sistema che ha svuotato la banca

Denis Verdini condannato a 9 anni per il crack del Credito fiorentino. Con lui, condannati il deputato Parisi e i costruttori Fusi e Bartolomei. I pm: un sistema che ha svuotato la banca

Il senatore di Ala, Denis Verdini, è stato riconosciuto colpevole dei reati di bancarotta e truffa allo Stato, e condannato a nove anni di reclusione (7 per il crac del Credito cooperativo fiorentino e 2 per truffa ai danni dello Stato per i fondi dell’editoria), mentre è stato assolto dall’accusa di associazione a delinquere. Tra gli altri 33 imputati, anche il parlamentare di Ala Massimo Parisi, condannato a due anni e sei mesi per truffa allo Stato, e gli imprenditori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei, condannati entrambi a cinque anni e sei mesi per concorso in bancarotta. Interdizione perpetua dai pubblici uffici per il senatore Denis Verdini, e per Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei.

Il processo che ha portato alla condanna di primo grado

Sei giorni di Camera di consiglio, durante i quali, i giudici del collegio del Tribunale di Firenze hanno passato al ‘setaccio’ le posizioni dei 45 imputati, di cui 43 persone e 2 società, protagonisti di 70 udienze e di oltre 3.600 pagine processuali. Questi, alcuni dei numeri del processo per il crac dell’ex Credito cooperativo fiorentino (Ccf), la banca che Denis Verdini ha guidato dal 1990 al 2010, fallita nel 2012. Il senatore di Ala, come quasi tutti gli altri accusati, dovevano rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita, truffa e irregolarità rispetto alle normative bancarie. Tra gli imputati anche il collega di partito Massimo Parisi e i costruttori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei verso le cui società la banca si era, secondo l’accusa, eccessivamente esposta. Imputati anche membri dei cda della banca e sindaci revisori.

I pm Mione e Turco: una galassia di società che, grazie alla complicità di Verdini, ha svuotato la cassaforte del Credito cooperativio fiorentino

Udienza dopo udienza la pm Giuseppina Mione, che ha coordinato l’inchiesta dei Carabinieri del Ros con il procuratore aggiunto Luca Turco, ha disegnato la rete di rapporti esistente tra il Credito cooperativo fiorentino e i due imprenditori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei, soci della holding Hbf che controllava decine di società, fra cui l’impresa di costruzioni Btp, la catena di alberghi Una, la Immobiliare Ferrucci, ‘scrigno’ del comparto immobiliare del gruppo. Secondo l’accusa, la banca aveva erogato decine di finanziamenti a società riconducibili a interessi di Riccardo Fusi (già condannato per l’inchiesta sulla ‘cricca’ degli appalti, capitolo Scuola Marescialli di Firenze), Roberto Bartolomei e altri imputati su contratti preliminari basati su operazioni fittizie o comunque viziati da irregolarità di vario tipo. Un sistema che nel tempo avrebbe favorito una galassia di società – alcune fallite – contribuendo a svuotare il patrimonio del centenario istituto di credito. Nel processo i pm evidenziarono anche presunte carenze nei controlli della governance della banca, con mancate verifiche di operazioni quanto meno incaute o comunque estranee alla prassi del sistema creditizio. Al crac era stato collegato pure il complesso meccanismo ideato per accedere senza averne diritto – sulla base di una sorta di fatturazione circolare tra le varie società per prestazioni e servizi – ai contributi per l’editoria di alcune testate locali. In questo filone processuale entra infatti la vicenda della bancarotta della Ste (Società Toscana Edizioni), che editava ‘Il Giornale della Toscana’, pubblicato dal 1998 al 2014 in abbinamento con ‘Il Giornale’, della società Sette Mari e di altre società ‘service’ collegate tra loro nella ‘galassia’ editoriale e mediatica promossa a Firenze dallo stesso Verdini.

I pm: Verdini usò la banca come un bancomat personale

Imputati, oltre a Denis Verdini, alcuni suoi fedelissimi tra cui il parlamentare e collega di partito, Massimo Parisi. Verdini secondo le accuse aveva percepito, tramite cooperative che la procura di Firenze ritenne fittizie, contributi del Fondo per l’Editoria, istituito presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, oltre venti milioni di euro. I guai dell’ex Credito cooperativo fiorentino iniziarono nel 2010, con una prima ispezione della Banca d’Italia. La situazione economica dell’istituto era traballante: dopo due anni di amministrazione straordinaria, nel 2012 il tribunale di Firenze ne sentenziò il fallimento. Ma mentre l’attività, a garanzia dei risparmiatori, venne rilevata da Chianti Banca, i pm Luca Turco e Giuseppina Mione aprirono un’inchiesta. Secondo le ipotesi dei pm, Verdini aveva usato la banca come un ‘bancomat’ personale. Le indagini a questo punto si allargarono anche all’altra attività di Verdini: il quotidiano ‘Il giornale della Toscana’, dorso regionale de ‘Il Giornale’, e i settimanali locali Metropoli. A editare questi giornali erano delle cooperative (la Società Toscana Edizioni srl e la Sette Mari scarl) che, sempre secondo le accuse, sarebbero servite a drenare i fondi pubblici. Piu’ di 4 milioni all’anno di contributi vennero ad esse erogati dal Fondo per l’editoria, tra il 2005 e il 2009. Il 15 luglio del 2014, il gup Fabio Frangini dispose il rinvio a giudizio di tutti gli imputati.

Le richieste dei Pm: per Verdini, condanna a undici anni, e nove anni per Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei

I pubblici ministeri chiesero pene pesanti. Per Verdini, i pm Mione e Turco, chiedero undici anni di condanna. Nove anni richiesero per gli imprenditori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei. Sei anni per l’ex direttore del Credito cooperativo fiorentino, Piero Italo Biagini. Sei anni anche per il parlamentare Massimo Parisi, imputato nel filone che riguarda i finanziamenti ricevuti dai giornali di cui era l’amministratore. Cospicui, infine, anche i risarcimenti chiesti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Monte dei Paschi di Siena. Lo Stato “rivuole” circa 42 milioni per i contributi erogati, comprensivi di interessi. La Banca senese chiede 48 milioni agli imprenditori Fusi e Bartolomei che beneficiarono di prestiti da un pool di istituti per la ristrutturazione dei debiti delle loro aziende.

Le reazioni: i pm non commentano la sentenza, mentre Franco Coppi, legale di Verdini, annuncia appello

“Non commentiamo la sentenza”. Così i pm della Procura di Firenze, Luca Turco e Giuseppina Mione, hanno risposto ai giornalisti, lasciando l’aula bunker dopo la sentenza per il crac del Credito Cooperativo Fiorentino. “Ci aspettavamo ben altra sentenza considerando quanto il processo aveva posto in luce in favore del senatore Verdini e non ci consola certamente la pur giusta assoluzione dalla accusa di associazione per delinquere. Per fortuna il nostro ordinamento prevede ancora il giudizio di appello ed attendiamo con impazienza di leggere la motivazione della sentenza per proporre contro di essa impugnazione”, ha affermato invece il professor Franco Coppi, avvocato difensore di Denis Verdini, commentando la condanna in primo grado a Firenze per il crac dell’ex Credito cooperativo fiorentino.

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