Delitto di Alatri. Fermati due fratelli con l’accusa di omicidio volontario. Incastrati da alcuni filmati

Delitto di Alatri. Fermati due fratelli con l’accusa di omicidio volontario. Incastrati da alcuni filmati

Svolta nella notte per l’omicidio di Emanuele Morganti, il 20enne di Tecchiena di Alatri massacrato e ucciso da un branco di balordi davanti al Circolo Arci Mirò Music Club del centro ernico, Nel corso della nottata, infatti, intorno alle 3, i carabinieri della Compagnia di Alatri, hanno eseguito il fermo d’indiziato di delitto nei confronti di due persone. Si tratterebbe di due giovani fratellastri componenti del gruppo responsabile della bestiale aggressione. I fermati sono accusati di omicidio volontario e sono stati fermati nella notte a Roma, dove si erano rifugiati e si nascondevano per paura di possibili ritorsioni.

 
Due, forse tre tentativi di aggressione, prima di quella fatale
 
Nel corso di una affollatissima conferenza stampa al Comando provinciale dei carabinieri di Frosinone, presente il Procuratore Giuseppe De Falco, sono stati ricostruiti alcuni passaggi prima e dopo l’aggressione. Tutto sarebbe stato scatenato da una banalissima lite per una bevanda. La vittima sarebbe venuta a contatto, all’interno del pub, con un altro giovane, probabilmente ubriaco. Una breve discussione tra i due e Emanuele ha lasciato il locale da solo. Due, forse tre le aggressioni o i tentativi di aggredirli sono scattati immediatamente dopo l’uscita della vittima dal locale. L’ultima, quella fatale, quando Emanuele è tornato a riprendere la sua fidanzata.
 
Il Procuratore di Frosinone De Falco: “Le due persone fermate gravitano in ambienti delinquenziali. Possibile che abbiano inteso affermare la loro capacità di controllo del territorio”
 
Sui fatti ha parlato il Procuratore Capo di Frosinone De Falco: “Le due persone fermate gravitano in ambienti delinquenziali, e non escludiamo che abbiano inteso affermare una propria capacità di controllo del territorio, e stiamo verificando se il comportamento violento sia stato determinato anche da abuso di alcool e sostanze stupefacenti. Una volta fuori da locale e in posti diversi ci sono state più aggressioni da parte di alcune persone, aggressioni con modalità diverse ed intensità diverse. Dopo la prima aggressione Emanuele ha cercato di allontanarsi ed è stato seguito -ha concluso il Procuratore- poi è ritornato per prendere la ragazza ed è stato nuovamente aggredito”.
Intanto proseguono le indagini per dare corpo ad ulteriori prove nei confronti degli altri ragazzi coinvolti gli altri componenti del branco. Va detto, che insieme ai due fratelli finiti in manette, restano altre 7 persone sospettate ed indagate, al momento solo per rissa, ma la loro posizione, se ci saranno riscontri nei video o nelle testimonianze, potrebbe aggravarsi. Gli investigatori continuano ad esaminare i video che potrebbero portare ad altri fermi. Al vaglio c’è la posizione di diverse persone italiane e straniere.
Intanto in questo martedì di fine marzo Alatri ricorderà con il  lutto cittadino Emanuele Morganti, mentre domani sera si svolgerà una fiaccolata contro la violenza e l’indifferenza che sembrano aver caratterizzato l’omicidio del ventenne, massacrato senza che nessuno tra le decine di persone presenti, sia intervenuto per fermare il massacro.
 
Il dolore della fidanzata di Emanuele: “Non meritavi tutto questo. Ci rivedremo presto, ciao amore mio”
 
Commovente anche il messaggio postato su Facebook dalla fidanzata di Emanuele: “Questa è la foto che ti piaceva più di tutte amore mio. Non riesco ancora a realizzare tutto quello che è successo. Non meritavi tutto questo, non hai fatto niente di male. Una morte così. Ricordo uno dei tuoi ultimi messaggi di venerdì pomeriggio: ‘Ti amo più di ogni altra cosa’. E continuerò a ricordarlo per sempre, come continuerò a ricordare anche te. Ti amo e lo farò per sempre. Il mio cuore ora sta lì con te. Ci rivedremo presto, ciao amore mio”.
Il prefetto convoca il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza della provincia di Frosinone
 
Il prefetto di Frosinone, di fronte al gravissimo atto, ha convocato sempre questo martedì il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza pubblica, al quale è stato invitato anche il sindaco di Alatri. Così lo stesso sindaco ha commentato quanto accaduto: “Ad Alatri non è accaduto nulla di ordinario”. “Mi chiedo perché, questo locale riconvertito a circolo, avesse quattro buttafuori. Che tipo di clientela avesse, dato che altri locali che fanno musica ad Alatri non hanno buttafuori. Eppoi un addetto alla sicurezza deve dividere chi litiga. Buttarli fuori significa far continuare all’esterno del locale la lite che è cominciata dentro. Tanta gente a picchiare un solo ragazzo davanti a tanta gente – continua il sindaco – e una sola persona, un amico di Emanuele, che si mette in mezzo per tentare di diluire quella violenza. Eppure erano tanti”.
 
Il sindaco: “Anche se non lo conoscevo so che era un ragazzo positivo”
 
Il sindaco poi parla di Emanuele definendolo un ragazzo per bene. “Aveva lavorato fino alle 22 ed era andato nel locale con la ragazza per divertirsi. Anche se non lo conoscevo direttamente so che era un ragazzo positivo. Lo so che dopo morti tutti sono Santi, ma quel giovane aveva svolto lavori stagionali prima di averne uno definitivo. Voleva costruirsi un futuro, significa che aveva progetti, uno che si alimentava di principi sani. Quello che è accaduto – conclude il sindaco – significa che anche in una società sana come quella di Alatri si può nasconde il seme del male”.
 
Il vescovo di Anagni-Alatri: “Smarrito il senso della giustizia. Se non ci facciamo custodi degli altri finiamo per essere come Caino”
 
Commenta la tragedia anche il vescovo di Anagni-Alatri, monsignor Lorenzo Loppa: “Abbiamo smarrito il senso della giustizia nel senso più profondo di rispetto dell’altro, della persona in difficoltà, dell’integrarsi a vicenda, del realizzarsi attraverso il servizio agli altri. Se non ci facciamo custodi degli altri finiamo per essere come Caino. Le radici del rancore sono seminate come spazzatura ovunque: anni di cinismo, di spirito di competizione, di spazzatura mediatica e politica ci hanno condotto a questi frangenti”, osserva il vescovo, richiamando l’importanza di “educare a una cultura di pace e di rispetto dell’altro”. “La radice del rancore – prosegue – nasce dal sentirsi padroni e despoti dei valori del bene e del male, anziché stare di fronte a essi in atteggiamento di custodia, di rispetto e di amore”. Di fronte a tanta violenza è difficile parlare di perdono, ma “il cristianesimo – aggiunge il presule – predica non solo di non rispondere al male con il male, annuncia l’amore per i nemici. La violenza bisogna farla morire nel suo arido deserto”. Però, “prima ancora di perdonare – esorta -, partiamo dall’educazione, esigiamo che le nostre città siano governate a misura d’uomo, che i nostri telegiornali trattino bene soprattutto i piccoli e gli indifesi. In alcune nazioni la cronaca nera non ha posto in prima serata, mentre da noi la troviamo in ogni momento. La radice della violenza sta anche in certi modi di fare informazione”.
 
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