Delitto di Alatri. A 24 ore dai funerali clima pesantissimo in città. Il fermo dei due indagati diventa arresto e i presunti assassini si avvalgono della facoltà di non rispondere

Delitto di Alatri. A 24 ore dai funerali clima pesantissimo in città. Il fermo dei due indagati diventa arresto e i presunti assassini si avvalgono della facoltà di non rispondere
Dopo l’autopsia che si è svolta nella giornata di giovedì al Policlinico romano di Tor Vergata sul corpo di Emanuele Morganti, la salma del giovane è stata portata in una delle salette destinate all’omaggio di amici e parenti. Sabato, in una giornata che in molti definiscono ad elevatissima tensione ad Alatri, nella chiesa di Tecchiena Castello alle ore 15, si svolgeranno i funerali. Va detto che tutta la città di Alatri è sorvegliata speciale, tanti i poliziotti ed i carabinieri, come mai si erano visti in questo paesone storico del frusinate. La tensione è ancora altissima, si respira aria di vendetta, con gli amici del povero Emanuele, che in rete hanno promesso la loro giustizia per la morte del giovane.
 
Il questore alla popolazione: “Forze dell’Ordine unite per la sicurezza del territorio”. Appello anche alla stampa
 
In queste ore c’è da registrare l’appello del questore di Frosinone, Filippo Santarelli: “Le forze dell’ordine unite per garantire la sicurezza nel territorio di Alatri. Quello che è accaduto è un fatto grave e doloroso ma serve equilibrio e buonsenso”. Santarelli con i suoi modi pacati invita quindi la cittadinanza, anche le persone più prossime alla vittima a distogliersi da pensieri di vendetta o violenza. “Così come stabilito dal tavolo tecnico dell’ordine e la sicurezza pubblica provinciale, la polizia, al fianco dei carabinieri, sta impiegando su Alatri il nucleo di prevenzione crimine, le volanti, la polizia amministrativa e la stradale. La Finanza sta facendo altrettanto. In questo clima, tutti dobbiamo dare il contributo, anche la stampa, sottolineando la voglia di pace e tranquillità della gente, stigmatizzando gli aspetti violenti”. I funerali rappresentano un momento particolarmente delicato. “Ci sarà il servizio d’ordine previsto per ogni manifestazione pubblica dedicando la giusta attenzione”.
 
Il fermo è convalidato e diventa arresto. Tensione anche nel carcere di Regina Coeli
 
Venerdì si è svolta l’udienza di convalida del fermo dei due presunti assassini: Mario Castagnacci e Paolo Palmisani. Nel carcere di Regina Coeli, dove sono detenuti, il Gip, Anna Maria Gavoni ha convalidato il fermo ed è andata oltre, emettendo anche l’ordinanza di misura cautelare in carcere. Le prove e le testimonianze contro i due erano dunque difficilmente contestabili. Sia Castagnacci che Palmisani sono ristretti separatamente e in celle singole, per evitare ritorsioni, già annunciate al loro ingresso in carcere, da altri detenuti. Nella giornata di giovedì, i due sono stati sottoposti ad un nuovo interrogatorio da parte del procuratore di Frosinone De Falco. Solo uno dei due, il meno giovane, dei due fratellastri, Mario Castagnacci, ha fornito ai magistrati la sua versione sui fatti, negando la presenza sul luogo dell’aggressione, mentre il secondo, Paolo Palmisani non ha risposto ad alcuna domanda. E di fronte al Gip, questa mattina, probabilmente su indicazione dei loro difensori, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
 
Si moltiplicano le testimonianze. Chiamati in causa anche i buttafuori
 
Ma in queste ore si moltiplicano le testimonianze che inchiodano i due presunti assassini, tra queste anche quelle che descrivono il lavoro degli addetti alla sicurezza del locale dove è iniziato tutto. I buttafuori, infatti, non si sarebbero curati dello stato di eccitazione di alcuni degli ospiti del locale e tra questi, Castagnacci e Palmisani. Non solo avrebbero adottato la decisione di cacciare dal locale il povero Emanuele solo perché si era opposto ad una prepotenza di uno dei suoi aggressori. Tutto questo è nelle testimonianze, sarebbero decine, raccolte dai carabinieri.
 
I riscontri dell’autopsia confermano che la vittima è stata colpita violentemente alle spalle mentre fuggiva
 
Ci sono poi i riscontri sulla dinamica di quanto accaduto, che arrivano dall’autopsia, che conferma le prime indicazioni cliniche dei medici che avevano soccorso il giovane immediatamente dopo l’aggressione. Innanzitutto i medici legali non avrebbero rilevato segni di difesa, particolare che dimostra come il giovane non sia riuscito minimamente ad evitare la furia del suo o dei suoi aggressori. Il ragazzo è stato colpito più volte, di spalle, alla testa mentre fuggiva, ma un solo colpo è stato devastante e letale, probabilmente inferto con un corpo contundente, un manganello di lunghe dimensioni, pare del tipo telescopico estensibile o una chiave inglese di grandi dimensioni. Le ferite riscontrate dal medico legale, il professor Saverio Potenza, sono quindi perfettamente compatibili con la ricostruzione fornita dai testimoni che parlano di un ragazzo terrorizzato che cerca disperatamente di fuggire. Gli esiti di tutti gli accertamenti, come da prassi, saranno resi noti fra 60 giorni. All’esame autoptico hanno preso parte anche la dottoressa David, tossicologa, e la dottoressa Lucidi, medico legale per la difesa. 
 
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