Dalla “lezione” di Tor di Valle l’esigenza di una profonda discontinuità nel governare Roma Capitale e l’ Area Metropolitana. Via le “lenzuola” che nascondono i problemi

Dalla “lezione” di Tor di Valle l’esigenza di una profonda discontinuità nel governare Roma Capitale e l’ Area Metropolitana. Via le “lenzuola” che nascondono i problemi

Si sa che Roma soffre di tanti mali. Molte cose non funzionano, il disordine e il degrado paiono essere un comune denominatore di tanti diversi problemi. Eppure l’attenzione dei media viene attirata da questioni del tutto secondarie. Alcune di pettegolezzo (la sindaca che scambia la parola “grazie di essere nostra ospite” detta dall’oste, con la possibilità di fare la portoghese e non pagare il pranzo), altre di bassa polemica politica tra i rappresentanti eletti che hanno in comune una identica concezione proprietaria delle istituzioni

Tor di Valle, che si spera finisca nel modo migliore: quello di fare gli interessi di Roma e non della speculazione, ne è un vero incredibile paradigma.

Ha assunto una dimensione nazionale ma sui media si sta ben lontani da un approccio razionale e di giornalismo di indagine e/o di inchiesta. Dal punto di vista dell’esame programmatico ed economico si è provato a far passare l’idea che solo la libertà di impresa, assoluta e senza regole, è in grado di permettere di competere con altri territori. Via regole e norme di pianificazione urbanistica, via le competenze e i regolamenti istituzionali. I dati dell’incidenza sul PIL della città, manipolati per giustificare un modello di sviluppo che non è più in grado di produrre ricchezza reale ma solo quella basata sulla finanza. Un modello di sviluppo che produce milioni di disperati nel pianeta in fuga dalla terza guerra mondiale, un modello che arretra conquiste e cancella diritti. Un modello che sta producendo le più incredibili ricchezze in mano a pochi e le più inammissibili povertà per centinaia di milioni di uomini e donne. Un modello che mette a rischio il futuro del pianeta.

Un giornalismo serio di queste problematiche avrebbe dovuto accorgersi. Ma il problema è ancora più velenoso. Si argomenta (un coro che comprende opinionisti, pezzi consistenti di cattiva politica, larghe e trasversali maggioranze istituzionali, ecc.) che il governo delle città è cosa da poco. Basta interessare l’opinione pubblica, di volta in volta, su argomenti di dettaglio (il relativismo) cui tutti insieme e con vociare spesso truculento, si vagheggia una impossibile soluzione. Siamo, è stato scritto da autorevoli uomini di cultura, alla società liquida o molecolare.

Un modello capitalista che sta facendo fallimento e produce danni enormi

Di certo appare non facile il governo di una moderna società tecnologica. Non facile mettere alle spalle un modello capitalista che sta facendo fallimento e che produce danni anche valoriali di enorme portata. Non facile percorrere vie inesplorate per un diverso modo di stare insieme. Se questo è pure vero, tuttavia non si giustifica né la cecità nel guardare il futuro, né il fatto, molto più modesto, che per governare (siamo solo sul piano amministrativo) una grande città metropoli non si sia nemmeno in grado di affrontare alcune tematiche con una visione unitaria e integrata.

I provvedimenti per il governo della città, quando ci sono, appaiono disarticolati e senza una visione di assieme. Spesso gli stessi sono il risultato di conoscenze superficiali, perfino delle norme che dovrebbero essere lo strumento per una pianificazione adeguata.

Eppure, faccio qualche esempio, se si vuole introdurre una discontinuità con il passato occorrerebbe una marcata autorevolezza di governo che nel fare richiesta, all’Italia e all’Europa, di flussi finanziari destinati agli investimenti e alle infrastrutture di cui Roma ha bisogno, sia anche in grado di dare “plasticamente” la evidenza di un governo per la Città che agisce in modo unitario, integrato e pianificato sui diversi problemi della città. In sostanza la espressione concreta del superamento del ruolo fatto assolvere da decenni alla capitale del nostro paese: un crogiolo di culture che vanno dal parassitismo, alla corruzione e all’emarginazione. La risoluzione di un provincialismo e inadeguatezza delle classi dirigenti che nei decenni passati pare abbiano scientemente coltivato una contrapposizione tra ceti popolari e un élite di pochi privilegiati.

Adeguamento istituzionale area metropolitana e costituzione Comuni urbani

Mi provo ad elencare sinteticamente e con qualche riga di spiegazione, le diverse esigenze che devono – almeno – concorrere a comporre l’insieme dell’azione di governo della città a partire dall’adeguamento istituzionale dell’Area metropolitana e costituzione dei comuni urbani di Roma capitale. Si tratta di rendere funzionale la istituzione Area metropolitana per permettere interventi funzionali circa i servizi ad area vasta a partire dalle problematiche connesse: del pendolarismo, della localizzazione delle attività produttive, ecc. Al tempo stesso permettere agli attuali Municipi di diventare strumenti istituzionali capaci e funzionali.

Rigenerazione urbana e piani di recupero delle previsioni del PRG

La Regione Lazio ha in discussione una proposta di legge. Occorre rendere possibile, anche attraverso l’intervento comunale, una cultura della manutenzione del costruito. È davvero intollerabile che spezzoni di città siano poco più che macerie e che non si responsabilizzi adeguatamente il privato a doverosi interventi anche attraverso, se necessario, la requisizione di aree abbandonate e di degrado per destinarle a isole ecologiche o altro nell’interesse dei Quartieri che subiscono questa cultura dell’abbandono.

Localizzazioni dei nuovi stadi di calcio e  Parco Fluviale

Le possibili proposte per la localizzazione di nuovi Stadi di calcio e nuove strutture per lo sport in generale, capaci di sostenere il rilancio della vivibilità delle periferie. Va da sé che le proposte in tal senso, anche se sostenute da privati, non possono che essere oggetto di scelte di pianificazione del Comune. I diritti, legittimi, del privato devono essere sempre subordinati all’ interesse della collettività (vedasi legge 1150 /1942). Per quanto riguarda la  realizzazione di un Parco Fluviale nell’ansa del Tevere  a Tor di Valle, per la dimensione culturale e per la necessità di promuovere un moltiplicatore economico, appare essere opportuno anche l’intervento del Mibact.  Appare essere utile al riguardo un concorso di idee internazionale.

Un nuovo modo di pianificare infrastrutture e servizi

Un nuovo modo di pianificare le infrastrutture e i servizi per il trasporto integrato su ferro. Per Roma Capitale e la sua Area Metropolitana e per una forte contrazione del trasporto individuale su gomma. Occorre per questo prevedere priorità programmatiche pluriennali che superino interventi frazionati che nel loro complesso non producono effetti e tengono la città in ostaggio per decenni con costi diretti enormi: il vorticoso aumento della spesa delle opere, i molteplici ed enormi danni derivanti dal perenne ingorgo (carburante. inquinamento, rumore, malattie, invivibilità della città).

Il fallimento delle Centralità metropolitane

Come superare il fallimento delle Centralità metropolitane. Roma ha, in questi ultimi decenni, subito un gigantismo occultato da ipotesi di funzioni che non sono mai state osservate. Sarebbero dovuti nascere poli universitari, centri direzionali pubblici, spazi fieristici, centri con funzioni turistiche, ricettive e ricreative. Dovevano essere un sistema che ponesse le basi per lo sviluppo autonomo dei futuri municipi. Nulla di tutto questo è accaduto, l’odore di singolari forme speculative, che molti avvertono, non sembrerebbe cosa campata in aria.

Le contraddizioni dei grandi centri commerciali

Come affrontare le contraddizioni derivanti dai grandi Centri commerciali. A partire dal 2012 con il tentativo, fallito, di un Regolamento per il commercio si è invece affermata una singolare interpretazione del PRG vigente. Si autorizza e si permette la costruzione a pioggia (grandine che cade sulla città) di innumerevoli grandi centri Commerciali spacciandoli per servizi resi al pubblico. Lontana l’idea di affermare che una cosa è la richiesta di aprire una bottega altra cosa è la concessione per costruire Centri commerciali. Si è finito per disastrare ulteriormente Roma. Alla chiusura di migliaia di botteghe di quartiere si è sommato un impazzimento ulteriore della mobilità individuale. Meno lavoro e più mobilità. La discontinuità diventa un imperativo cui la nuova Giunta Raggi non può mancare.

Una nuova concezione della rappresentanza istituzionale

Una discontinuità e un nuovo modo di governare che introduca una nuova e più moderna concezione della rappresentanza istituzionale. Un considerare  la Città un bene comune e come tale avanzare con  procedure amministrative  che, nella piena trasparenza, possano permettere ai “proprietari” del bene stesso  di essere chiamati (la partecipazione democratica) a forme di consultazione e di proposta. Via le “lenzuola” che nascondono i veri problemi della città, si torni alla buona politica nell’interesse delle nuove generazioni e del benessere di tutti i cittadini.

Condividi

Leave a Reply

Your email address will not be published.