Continua lo show di Carminati al processo per Mafia Capitale. “La guerra per me non è mai finita. Il mondo di mezzo era una chiacchiera da bar”

Continua lo show di Carminati al processo per Mafia Capitale. “La guerra per me non è mai finita. Il mondo di mezzo era una chiacchiera da bar”
E’ continuato anche nella giornata di giovedì il confronto-show tra Massimo Carminati ed il suo difensore, confronto assolutamente imperdibile nel processo a Mafia Capitale. Carminati, anche in questa udienza, ha parlato di tutto, lanciando verso l’esterno del carcere che lo vede recluso in regime di 41 bis, possibili messaggi. Questa seconda udienza dedicata al nero, è iniziata di buon ora ed il boss del mondo di mezzo è stato puntualissimo. Di grande importanza l’inizio della deposizione: “Negli anni della mia gioventù hanno ammazzato un sacco di amici miei, c’era una guerra e io stavo in guerra con il mondo, fino a quando mi hanno sparato”. Poi quello che ai più è sembrato un messaggio lanciato verso l’esterno, a chi deve intendere, sia sulla sua condizione carceraria, che  su quel che resta del suo potere a Roma e non solo.
 
“La guerra per me non è ancora finita. Mi si litigano per ammazzarmi”
 
“La guerra per me non è ancora finita, come vede io sto al 41 bis, l’unico – ha aggiunto Carminati – La faccio da solo la guerra. E’ meglio uno contro tutti che tutti contro uno. Mi si litigano per ammazzarmi. Sarà sempre così, ho 60 anni ma finché dura dura. Ma stiamo andando sul filosofico. Io parlo al tribunale e alla procura, non mi interessano i media – ha aggiunto – Sanno benissimo che sono stato ferito nell’81 in un processo per cui avrei preso 3 anni. Eravamo in macchina e ci hanno sparato come cani, hanno trovato 141 colpi. Mi hanno sparato e basta, mentre stavo in macchina, nemmeno mi hanno detto di scendere. Non mi sono manco costituito parte civile. In quel momento era giusto che la Digos ci sparasse. Per me è una ferita di guerra. Chi è interessato sa come sono andate le cose, a me non interessa parlare di queste cose. Erano le regole di ingaggio di quei tempi. Non mi sono lamentato, mi sono fatto la galera, 40 interventi”.
 
“Avevo contatti con la Banda della Magliana perché Giuseppucci era un mio amico”
 
“Avevo contatti con la banda della Magliana perché Giuseppucci (era uno dei boss dell’organizzazione criminale, soprannominato er Fornaretto e successivamente er negro ndr) era un amico, abitava vicino a casa mia, lo conoscevo da una vita. Non c’è stata alcuna proprietà transitiva. Quando è morto sono rimasto molto dispiaciuto. Poi ho conosciuto anche molti altri di loro, dal mio punto di vista erano dei bravissimi ragazzi. Ho pagato il deposito della sanità per le armi della banda, hanno trovato armi ritenute riconducibili a me nel ministero della Sanità. Soltanto quello, nonostante il custode non mi abbia riconosciuto. Un mio coinvolgimento nel traffico di droga è stato escluso anche dai pentiti. Di me dicevano: ‘Tanto si schioppa le banche’.
 
“Voglio essere trattato come tutti gli altri imputati”
 
Non ho mai minacciato Seccaroni (titolare di un autosalone a Roma nord). Mi è stata fatta una porcheria – ha detto Carminati, sostenendo che sono state omesse delle prove – Io sono un bandito e posso fare qualunque cosa, giusto o sbagliato che sia, perché sto da questa parte della sbarra, ma chi sta dall’altra parte non lo può fare. I carabinieri hanno fatto una porcheria perché io non ho minacciato Seccaroni. Lui mi ha preso in giro e ho smesso di parlarci. E poi me lo trovo qui a dirmi che ho minacciato di bruciargli il negozio? Ma non scherziamo. Voglio essere trattato come tutti gli altri imputati. Questa storia di Seccaroni fa la doppietta con quell’altra di Guarnera. Venite testa a testa, poi vediamo” conclude Carminati, prima di essere invitato a rilassarsi dal suo difensore.
E sulla conversazione sul ‘mondo di mezzo’ cerca di demolire le accuse di ‘manifesto programmatico’ della Banda: “Era solo una chiacchiera da Bar”
 
La conversazione sul “mondo di mezzo” intercettata dai carabinieri in un bar di via Vigna Stelluti e finita agli atti del processo Mafia capitale come “manifesto programmatico” dell’associazione è “una chiacchiera da bar”. “Lì parliamo di una cosa che, faccio un esempio, potrebbe fare un uomo noto quando ha bisogno di qualcosa che non può andare a comprare direttamente, ad esempio della cocaina. Si reca da un intermediario, che sarà poi quello che andrà a fare l’acquisto – ha affermato Carminati – Di questo si parlava: di persone che stanno in mezzo tra il mondo di sopra e di sotto, per fare questo tipo di attività. Poi ci allarghiamo e faccio anche qualche battuta. Parliamo di chiacchiere al bar, assurte a filosofia… ma quale manifesto dell’associazione”. “Io ho fatto parte di organizzazioni politiche di un certo tipo – ha aggiunto – e vi pare che mi mettevo a parlare con Guarnera, che conoscevo da un paio di anni appena, di progetti o programmi illeciti? Il Ros ritiene che stessi indottrinando qualcuno. Non è vero, quando mai? Riccardo Brugia, che è un mio amico e che mi conosce da quando eravamo ragazzini, mi ride in faccia quando faccio questi discorsi”.
 
Poi sulla gara milionaria del Cup: “Non mi interessava, ma tifavo per Buzzi”
 
“Non c’è mai stato nessun interesse sulla gara Cup. Cosa avrei potuto portare in una gara cup. Facevo il tifo per Buzzi ma non mi interessava la gara. Chiunque mi raccontava qualcosa della gara lo ascoltavo, ma solo perché sarei stato contento se la coop avesse vinto la gara”. Così Massimo Carminati nel corso dell’udienza del processo mafia capitale che si sta svolgendo nell’aula bunker di Rebibbia. “Nessuno mi ha mai promesso utili -ha aggiunto, riferendosi alla gara Cup- Ma voi pensate che Buzzi ha creato quello che ha creato per regalare soldi a Carminati? La coop faceva interessi della coop e basta, non c’erano regalie per nessuno”.
 
Poi assolve l’ex sindaco Alemanno: “Buzzi non mi ha mai riferito di avergli dato soldi. Se glieli avesse dati mi avrebbe chiamato anche la notte…”
 
“Buzzi non mi ha mai riferito di aver dato soldi ad Alemanno. Sono sicuro che se glieli avesse dati mi avrebbe chiamato la notte dicendomi ‘pure quel pezzo di merda’ si prende i soldi. Non mi risulta che Alemanno abbia mai preso i soldi in nero da Buzzi”. Carminati, ha poi escluso di aver pagato Gramazio, esponente della destra in Consiglio Regionale.
 
Infine su Report e Fatto Quotidiano: “Li rispetto perché massacrano Carminati, ma poi massacrano tutti”
 
“Rispetto Report e il Fatto quotidiano, perché loro massacrano Carminati ma poi massacrano tutti”. Lo stesso Carminati ha poi annunciato denunce in sede civile nei confronti dei giornalisti che hanno riportato inesattezza su di lui. “Magari perderò le cause – ha aggiunto – ma gli farò spendere tanti soldi per pagare gli avvocati”. Alcuni giornalisti, ha proseguito, “non parlano mai dei loro padroni”.
 
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