Consip. La procura di Roma nega la scarcerazione di Alfredo Romeo. Decisione del gip entro venerdì

Consip. La procura di Roma nega la scarcerazione di Alfredo Romeo. Decisione del gip entro venerdì

La procura di Roma ha dato parere negativo all’istanza con la quale i legali di Alfredo Romeo hanno chiesto la scarcerazione dell’imprenditore arrestato una settimana fa, con l’accusa di corruzione, nell’ambito dell’inchiesta Consip. La decisione del gip Gaspare Sturzo sulla richiesta, depositata in sede di interrogatorio di garanzia, arriverà entro venerdì.

Nell’interrogatorio che si è tenuto lunedì, Romeo si è avvalso della facoltà di non rispondere e contestualmente ha presentato una memoria nella quale venivano ripercorsi i suoi rapporti in Consip e la gestione degli appalti della centrale acquisti della pubblica amministrazione. Cuore della memoria difensiva depositata dai legali di Romeo è lo scontro a suon di carte bollate tra la Consip e l’azienda dell’imprenditore dopo la sua esclusione da alcune gare. La Romeo Gestioni aveva perso appalti importanti della centrale acquisti della pubblica amministrazione che gestiva da 16 anni: fece ricorso a Tar e Consiglio di Stato e li perse. Proprio per questo Romeo si sfogò con i suoi legali dicendo di essere stato ‘fregato’, e decise di presentare un esposto alla Consip, e per conoscenza a Anac e Antitrust, nel quale si denunciavano una serie di “dubbi procedurali” e l’eventualità che nel sistema degli appalti Consip ci fosse “un cartello permanente di controllo del mercato”.

La Romeo Gestioni evidenziava che con l’esclusione sua e di un’altra azienda si era prodotto “un danno in termini di mancato risparmio per la pubblica amministrazione da 67 milioni di euro”, e chiedeva di verificare la correttezza delle gare e, eventualmente, di escludere alcuni partecipanti.Dura la risposta della Consip che nel sottolineare la correttezza delle gare d’appalto minacciava azioni legali contro l’imprenditore napoletano a tutela della propria immagine.La ‘guerra’ tra Romeo e Consip non finì lì: altre lettere seguirono fino a che l’esposto dell’imprenditore venne depositato, tre mesi fa, alla procura di Napoli.

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