Congresso dei circoli Pd. Scoppia la guerra dei numeri. I renziani concertano operazioni di marketing politico. Orlandiani chiedono la verità. Gli operai Pd di Piombino in rivolta contro Orfini

Congresso dei circoli Pd. Scoppia la guerra dei numeri. I renziani concertano operazioni di marketing politico. Orlandiani chiedono la verità. Gli operai Pd di Piombino in rivolta contro Orfini

C’è qualcosa che non quadra nel congresso del Partito democratico. È scoppiata la guerra dei numeri tra le tre diverse mozioni, Renzi, Orlando ed Emiliano, e questa potrebbe perfino essere considerata la normalità. In assenza di una certificazione nazionale sulla partecipazione ad oggi, ovvero a una settimana dalla conclusione dei congressi di circolo, sul numero degli iscritti aventi diritto e sui voti effettivamente distribuiti per ciascun candidato, sono i vari responsabili dei tre comitati che si esprimono, come di consueto, facendo esplodere la guerra sulle agenzie di stampa e i social media. Cosa non quadra?

Alcuni calcoli aritmetici secondo i dati in nostro possesso dimostrano il marketing politico dei renziani

Facciamo un banale esempio aritmetico. La mozione Renzi in una nota sostiene che ad oggi i voti all’ex segretario sono stati 12.367, a Orlando 4982 e a Emiliano 480. Complessivamente, i voti espressi sono stati 17.829. Cosa non quadra? Il fatto che in un tweet di Renzi, poi seguito da decine di comunicati stampa di suoi sostenitori, si dice che questo dato farebbe riferimento al 61% degli iscritti in 600 circoli. Aritmeticamente, dando per buona questa notizia, avremmo una media pari a 29 voti per circolo. Esattamente quanti, ad esempio, hanno votato nella storica sezione (pardon, circolo) operaia di Piombino. Ecco, partiamo da qui, dalle sezioni operaie, da quei voti, che insieme ad altri di altri circoli hanno fatto esplodere i comunicati enfatici di alcuni renziani di vecchia e nuova adesione. Una su tutti, la senatrice Francesca Puglisi, ex responsabile istruzione con Bersani, e ora renziana di ferro, dichiara senza alcun pudore: “La vittoria di Matteo Renzi nei congressi di circolo alla Bolognina, a Pomigliano d’Arco, a Mirafiori, alla Hitachi a Pistoia e al polo siderurgico di Piombino ci dicono qualcosa di concreto sugli umori della sinistra e dei lavoratori”. Siamo andati a controllare. Al circolo aziendale Fiat di Pomigliano hanno votato in 15: 14 a favore di Renzi e uno per Orlando. Al Circolo Mirafiori di Torino è andata un po’ meglio, hanno votato in 107: 82 per Renzi, 19 per Orlando e 6 per Emiliano. Al circolo Hitachi di Pistoia hanno votato in 81: 70 voti per Renzi, 10 per Orlando e 1 per Emiliano. Circolo Aferpi di Piombino, 2300 dipendenti, 29 voti: 25 per Renzi e 4 per Orlando. Nei 4 circoli operai hanno votato 232 iscritti, con un plebiscito per Renzi. Ora, alla luce di questi calcoli elementari, sostenere che sinistra e lavoratori votano compatti per Renzi, appare davvero un’esagerata operazione di marketing politico, una bugia, per far piacere al capo. Ma veniamo anche alla storica sezione, ora circolo, della Bolognina: Renzi ha vinto con 45 voti su 80 votanti, non proprio una partecipazione soddisfacente o straordinaria. Ecco perché i renziani esultano riportando esclusivamente le percentuali, si vergognano di dare i numeri assoluti della partecipazione.

Il disagio degli operai Pd di Piombino. Lettera aperta durissima a Orfini e a tutto il partito

Il disagio del Partito democratico nel tempo del congresso 2017 è però espresso dalla lettera aperta che proprio gli iscritti di Piombino hanno reso nota. Ed è una requisitoria durissima contro la propaganda renziana. E coglie alcune verità di questo congresso “farlocco”. Ecco la lettera: “Dove sono finiti i tanti lavoratori che affollavano la sede del Pd al momento della nascita del nostro Circolo? Perché molte persone si sono perse per la strada e altre non siamo riusciti a convincerle a iscriversi? Non è forse anche perché alcune delle politiche che il Pd ha sviluppato a livello nazionale in questi anni non ci hanno aiutato?”. Sono le domande che alcuni operai metalmeccanici del Circolo delle Fabbriche di Piombino (Livorno), rivolgono in una lettera aperta al Pd e al segretario di Circolo, Valerio Pietrini, in risposta a quanto detto nei giorni scorsi sui risultati del circolo a favore di Matteo Renzi, diffusi dall’europarlamentare Nicola Danti, coordinatore regionale della mozione Renzi. Nella lettera, gli operai sottolineano che alle votazioni “hanno partecipato 29 persone di cui operai solo circa una decina. Abbiamo visto partecipare al voto diverse persone che con la fabbrica non c’entrano nulla e che non abbiamo mai visto alle nostre riunioni, ma che stavolta si sono puntualmente presentate per votare al congresso”. Numeri per niente “entusiasmanti”, continuano i firmatari, ricordando che il circolo non era nato “per vincere un congresso ma per rappresentare i lavoratori delle fabbriche di Piombino impegnati in una difficile vertenza. Per questo chiediamo di ristabilire la verità e soprattutto chiediamo al segretario del nostro circolo Valerio Pietrini di chiarire se è possibile iscriversi al circolo delle fabbriche pur non avendo mai lavorato in nessuna delle fabbriche di Piombino, e gli chiediamo se è in grado di riportare il nostro circolo alla sua missione originaria, altrimenti dovremmo prenderne atto e trarne le dovute conseguenze”. Altri commenti sembrano superflui.

Il dati che fluiscono anche dalla Puglia, sempre da fonte renziana, sono abbastanza omogenei sulla partecipazione bassa

I voti al Sud seguono un andamento omogeneo. Sempre secondo quanto comunicato dalla mozione Renzi, perché fonti ufficiali non ve ne sono, nel barese, da esempio, hanno votato Sannicandro, dove Emiliano ha raccolto 43 voti, Renzi 5, Orlando 1. A Toritto hanno partecipato in 28: in 20 hanno votato per Renzi, 4 per Orlando e 4 per Emiliano. Ad Alberobello in 22: Renzi ha ottenuto 10 voti, 9 sono andati a Emiliano e 3 a Orlando. A Locorotondo su 62 aventi diritto hanno votato in 44: 20 voti per Renzi, 15 per Orlando, 9 per Emiliano. Nel brindisino ha votato Fasano dove Renzi ha ottenuto il 55%, seguito da Emiliano con il 26% e da Orlando con il 16%. Nella provincia di Lecce, il dato provvisorio vede Renzi al 38%, Orlando al 36% ed Emiliano al 26%, con un totale di 837 votanti. Anche in Puglia, nonostante il traino garantito da Michele Emiliano i numeri relativi alla partecipazione ai congressi non sono esaltanti.

Gli orlandiani chiedono trasparenza alla Commissione nazionale del Congresso

È proprio su questi dati che si è consumata la guerra tra le mozioni di Renzi e Orlando. Il portavoce nazionale di Orlando, Marco Sarracino, è stato durissimo. “Premesso che consiglierei di non avventurarsi a dare percentuali di partecipazione al Congresso in virtù del fatto che, come sanno tutti, neanche all’interno della Commissione Nazionale per il Congresso è stato possibile certificare il numero degli iscritti di moltissimi circoli del nostro Paese, in base ai dati in nostro possesso la percentuale dei partecipanti finora registrata sarebbe sicuramente inferiore al 50%, anche in zone come l’Emilia Romagna dove storicamente la partecipazione è sempre stata molto forte”. Insomma, è l’ammissione di una sconfitta dell’intero Partito democratico, e un invito a Renzi e ai suoi a una maggiore sobrietà e rispetto. Inoltre, dice  ancora Marco Sarracino, “Se questo dato dovesse essere confermato bisognerebbe forse riflettere di più sugli iscritti che mancano all’appello e che, anche in questa occasione come in molte altre degli ultimi tempi, non hanno trovato le motivazioni alla partecipazione. In più un’ultima considerazione: sarà mai possibile avere i dati ufficiali forniti dal Partito?”,

Insomma, i congressi di circolo del Pd saranno pure “una festa della democrazia”, come afferma Teresa Bellanova, sottosegretaria di stato al Lavoro, con molta enfasi, ma per rispetto degli iscritti, dei militanti, e di chi ancora crede in quel partito, qualche iniziativa da parte della Commissione nazionale del Congresso per favorire maggiore trasparenza sarebbe non solo benvenuta, ma doverosa. Si nascondono i dati, nazionali e locali? E perché? Per consentire alla mozione renziana di esercitare una pressione sugli iscritti muovendosi mediante una ben orchestrata campagna di stampa? E la denuncia degli operai Pd di Piombino, non andrebbe presa di petto? Non avrebbero diritto ad una risposta, magari dal reggente Orfini? Interrogativi cruciali. In fondo, si tratta di un congresso con tante, troppe ombre e poche luci. Si sta legittimando il plebiscito per Renzi, che il 30 aprile avrà la sua consacrazione di “milioni di cittadini”, dopo aver stravinto i congressi di circolo? La verità è che un partito leaderistico e plebiscitario non è democratico, nonostante il nome.

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