Alfano chiude Ncd e apre Alternativa popolare. Ma il suo progetto ricorda molto quello del Pd renziano del Lingotto. Lavori in corso tra i due?

Alfano chiude Ncd e apre Alternativa popolare. Ma il suo progetto ricorda molto quello del Pd renziano del Lingotto. Lavori in corso tra i due?

Le elezioni politiche si avvicinano e tutti, o quasi, (dal Pd a Berlusconi, dalla sinistra alla destra radicale e leghista passando per i centristi) sostengono di voler recuperare l’elettore italiano che si definisce “moderato”, ormai però sempre più diffidente – e assente alle urne. Sabato è stata la volta di Angelino Alfano, che probabilmente si prepara a portare in dono le sue truppe a Matteo Renzi, se dovesse confermarsi leader del Pd e nuovamente candidato premier. Il sospetto deriva proprio dall’analisi della storia personale e politica di Angelino Alfano, e dalle manovre in corso anche in vista della legge elettorale, che se resta l’Italicum modificato, potrebbe prevedere la formazioni di listoni, piuttosto che coalizioni. Ma andiamo con ordine.

Un ripasso. Chi è Angelino Alfano? 

Già ministro della Giustizia con Berlusconi, vicepremier con Letta, dell’Interno con Renzi e degli Esteri attualmente con Gentiloni. Cambiano i governi ma lui è sempre là, nella squadra. In nove anni, è stato al governo per sette anni e mezzo, un vero record. E si badi, dei sette anni e mezzo, ha governato con Berlusconi solo per tre anni. Ora, con l’ultima assemblea celebrata a Roma, ha mandato definitivamente in soffitta l’esperienza dell’Ncd, del partito nato nel 2013 con l’obiettivo – palesemente fallito – di rinnovare e rilanciare il centrodestra, che governa con centrosinistra.

L’attuale ministro degli Esteri ha pensato bene, così, di offrire una nuova casa ai cosiddetti moderati: è nata infatti Alternativa popolare. Se il nome è anche la cosa, come dicevano i filosofi medievali cari a Umberto Eco, registriamo intanto la cancellazione di Ncd, ovvero del sostantivo “destra”, di cui evidentemente Alfano si vergognava. Almeno un po’. Poi cancella anche il sostantivo “centro”, forse perché ritiene che sia contenuto nel termine “popolare” del nuovo nome. E decisamente si butta via l’aggettivo “nuovo”, che di certo non ha convinto gli elettori (tranne che in una parte della Sicilia).

Alfano alternativo: a chi, a cosa?

Se proseguiamo con questo divertente esercizio semantico, balza subito la domanda: ma alternativo a chi, a cosa? L’uomo più longevo al governo, dopo Berlusconi, che lo supera per poco, nel Terzo millennio, vuole essere alternativo? Sembra una barzelletta, ma non lo è. Con Berlusconi, era noto per il cosiddetto Lodo Alfano, perché da ministro della Giustizia, nel 2008, fece approvare una legge per consentire l’immunità delle alte cariche dello stato, e per salvare il suo premier. La legge fu giudicata incostituzionale, ma di quel tentativo si è persa la memoria. Nel 2013, da vice di Letta e ministro dell’Interno, incappò nel caso Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, fermata dalla polizia insieme alla figlia di sei anni. La donna e la bambina vennero espulse e riportate in patria, ma si aprì un gigantesco caso diplomatico, che si chiuse il 12 luglio del 2013 col decreto di revoca di espulsione da parte di Palazzo Chigi. Troppo tardi. Sel e il Movimento 5Stelle promossero una mozione di sfiducia individuale contro Alfano, ma il Pd lo salvò, nonostante la figuraccia internazionale, che spinse lo stesso Napolitano, allora presidente della Repubblica, a parlare di “storia inaudita”, e l’apertura di un fascicolo da parte della procura romana. Anche del caso Shalabayeva si è persa memoria. Da ministro dell’Interno del governo Renzi, il leader dell’ex Ncd firma una vergognosa circolare con la quale invitava i prefetti a “bruciare” i registri delle unioni civili sui quali fossero stati registrati matrimoni omosessuali avvenuti all’estero. Non basta. Pochi giorni dopo, la polizia caricò poche centinaia di operai della AST, l’acciaieria, di Terni, che stavano dirigendosi verso il ministero dell’Interno. In Parlamento, Alfano venne ritenuto responsabile della carica e sottoposto nuovamente a mozione di sfiducia, e nuovamente salvato dal Pd. Anche di questo episodio si perde memoria. Il resto è storia recente. Incappa nella torbida vicenda di suo fratello Alessandro assunto alle Poste in posti di comando, sembra senza averne i requisiti. Nel governo Gentiloni, da ministro degli Esteri non solo non assume posizione decisa contro i bandi di Trump nei confronti dei migranti e dei cittadini di ben sette paesi a maggioranza mussulmana, ma difende a spada tratta gli interessi di Israele, contro la mozione del Consiglio di sicurezza che ne stigmatizza gli insediamenti illegali. Del Consiglio di sicurezza fa per quest’anno parte anche l’Italia come membro non permanente. Ora, questo ministro e leader dell’ex centrodestra vorrebbe “voltare pagina”. Perché? In fondo, ha sempre governato, con il Pd, con decisioni molto più vicine alle idee della destra. Qual è il progetto?

Alfano all’assemblea in cui muore Ncd e nasce Alternativa popolare. Lo stesso progetto che Renzi ha lanciato al Lingotto per il suo Pd

“Siamo qui per voltare pagina, siamo chiamati a ripartire”, ha spiegato Alfano ricordando che, tre anni fa, “volevamo ricostruire un centrodestra normale. Ma la missione è diventata impossibile”. Ecco allora il nuovo movimento: “Voltiamo pagina ma non cambiamo ideali – ha assicurato il ministro – quella di oggi è una scelta che non ci fa virare a sinistra”. “Il nostro campo di gioco è il centro”, ha spiegato sottolineando che “di fronte alle ruspe e alla rottamazione propagandata da alcuni, la nostra missione è quella di costruire una casa comune dei liberali, moderati, popolari, costruendo ricchezza, solidarietà e speranza”. Anche perché, “con il Pd che si sposta a sinistra – ha aggiunto – e Forza Italia che si sposta a destra, restano delle praterie al centro”. Il nuovo soggetto politico (rappresentato da un logo con un cuore giallo in campo blu) ha chiarito Alfano, parte dal fatto che “siamo popolari e sappiamo a chi siamo alternativi. Noi popolari siamo alternativi a chi urla, a chi dice sempre no, a chi non ha cura della Repubblica, siamo alternativi a chi confonde la giustizia con il giustizialismo”. Non sembra il Pd che Matteo Renzi ha disegnato al Lingotto? Non sono gli stessi soggetti verso i quali Renzi ha indicato di essere alternativo? Domande retoriche, perché la risposta è sì. L’altro indizio deriva da un’ammissione relativa al leader: il problema non si pone. Per Alfano prima “uniamoci e poi sia il popolo con delle primarie a scegliere il leader di un raggruppamento liberal-popolare. È un metodo democratico. Proponiamo primarie non solo per il leader ma anche per i parlamentari”. Primarie per un raggruppamento liberal-popolare, che potrebbe diventare liberal-democratico. Fantapolitica? Chissà. A pensar male si fa peccato, ma…

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