8 Marzo. Giornata di festa e di lotta. Sciopero delle donne, manifestazioni in tutto il mondo. Il rifiuto della violenza di genere in ogni sua forma. La Cgil: gli attacchi alla libertà hanno i volti di Trump e di Putin. Un’aria di decadenza e restaurazione

8 Marzo. Giornata di festa e di lotta. Sciopero delle donne, manifestazioni in tutto il  mondo. Il rifiuto della violenza di genere in ogni sua forma. La Cgil: gli attacchi alla libertà hanno i volti di Trump e di Putin. Un’aria di decadenza e restaurazione

8 Marzo: una giornata importante, “storica” perché le sue origini datano al 1909, luogo di nascita gli Stati Uniti, la Conferenza del Partito socialista a Chicago ribattezzata in “Women’s Day” perché al centro della iniziativa la lotto contro lo sfruttamento dei datori di lavoro nei confronti delle operaie, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto. Alla fine del 1908 il Partito socialista americano ha deciso di dedicare l’ultima domenica del febbraio successivo all’organizzazione di una manifestazione per il voto alle donne. Singolare il fatto che anche la festa del Primo Maggio nasce negli Stati Uniti. Le sue origini si fanno risalire al 1886, sempre a Chicago, alle lotte operaie per l’orario di lavoro, le otto ore, contro lo sfruttamento, le condizioni di lavoro. La “memoria” americana ricorda che il Primo Maggio nasce in ricordo delle vittime, lavoratori uccisi dalla polizia mentre partecipavano ad una manifestazione.  Diverse sono le “memorie” ma il tema, sia dell’8 marzo che del 1 maggio, è lo sfruttamento, per le donne aggravato dalle discriminazioni e le violenze da loro subite nella storia. Insieme alla lotta “contro” anche le conquiste politiche, sociali ed economiche, faticose, pagate a caro prezzo, come il diritto di voto. Durante la seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, Copenhagen, 26-27 agosto 1910  le delegate decisero di istituire una giornata internazionale dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne. In Italia la prima giornata dedicata alla donna si è svolta nel 1922, il 12 marzo. Dal 1946 è stata introdotta la mimosa come simbolo di questa giornata.

Sciopero proclamato in 40 Paesi da “Non una di meno”, Movimento internazionale delle donne

Quest’anno sarà un 8 marzo diverso dal passato. Insieme alle manifestazioni, i cortei, la mimosa nelle strade e nelle piazze, là dove è diventata un simbolo, anche lo sciopero che si svolgerà in oltre 40 paesi e che coinvolgerà le donne, con modalità decise paese per paese. È stato promosso in tutto il mondo dal “Movimento Internazionale delle Donne” e in Italia da “Non una di meno”, attiva contro la violenza di genere. L’obiettivo, si legge sul sito, ribadire anche attraverso l’astensione dal lavoro il rifiuto della violenza di genere in tutte le sue forme: oppressione, sfruttamento, sessismo, razzismo, omo e transfobia. Ci saranno cortei e manifestazioni, assemblee nelle piazze, scuole e ospedali e le donne, come si legge sul sito potranno astenersi dal lavoro e dalle attività domestiche, non faranno acquisti per rendere in tal modo evidente il valore del loro lavoro e del loro ruolo di consumatrici.

Poterebbero fermarsi trasporti pubblici, ferrovie, metropolitane, aerei, la scuola, e in generale tutte le donne lavoratrici. È stato ribattezzato “Lotto marzo” lo sciopero di 24 ore proclamato dai sindacati Usi, Slai Cobas, Cobas, Confederazione dei Comitati di Base, Usb, Sial Cobas, Usi-Ait, Usb, Sgb, Flc  Cgil, il sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola. Hanno aderito anche le lavoratrici dell’Atelier Alta Moda di Valentino: “Alle 15, manifesteranno in piazza Mignanelli” – riporta in una nota la Filctem Cgil Roma1. In particolare disagi per quanto riguarda scuola, università, enti pubblici di ricerca e alta formazione artistica e musicale, stante l’adesione della Flc Cgil.  Stop anche per i dipendenti delle aziende pubbliche e private del servizio sanitario nazionale aderenti a Cub-Sanità.

Spi e Fp Cgil. Saremo in tante a regalare un sorriso, una mimosa a chi soggiorna nelle Case di riposo

La Cgil in un manifesto appello di cui più sotto pubblichiamo il testo integrale “promuoverà assemblee in tutti i luoghi di lavoro e, laddove ve ne siano le condizioni e le possibilità, garantirà l’effettuazione dello sciopero”. Il sindacato dei pensionati, Spi Cgil, dedica questo 8 marzo a tutte le donne che subiscono violenza. In Europa ogni giorno vengono uccise sette donne. In Italia muore una donna ogni due giorni, quasi sempre per mano del partner. Non si può restare indifferenti quando le cifre sono queste.

“Ma c’è una violenza – afferma lo Spi – di cui nessuno parla: quella sulle donne anziane, vittime di abusi fisici e psicologici ma anche di sfruttamento economico. Gravissime sono le ripercussioni sul benessere fisico ed emotivo della persona anziana”. Per questo lo Spi nazionale, con la Funzione Pubblica nazionale, promuove “Insieme”, una campagna a sostegno delle donne che soggiornano nelle case di riposo: “Saremo in tante a regalare un sorriso, un libro, una mimosa per la Festa della donna”.

Iniziativa dei Radicali. “Donne anche noi. Storie di Fuga e di riscatto”.  Protagoniste nella nostra comunità

I Radicali hanno anticipato la giornata dell’8 marzo con una iniziativa che si è svolta presso la sede della Associazione Stampa Estera, “Donne anche noi. Storie di fuga e di riscatto” , il racconto in prima persona di donne protagoniste di storie di speranza ed emancipazione divenute simbolo di coraggio e volontà per esser riuscite a riprendere in mano le loro vite dopo aver subito abusi o essere state vittime del traffico di esseri umani. “Hanno risposto con grande entusiasmo – spiega Emma Bonino  che ha introdotto l’incontro – perché per loro è importante essere considerate finalmente persone e non soltanto delle vittime. Ecco perché la nostra sarà una giornata non ‘per’ ma ‘con’ le donne, le cui storie positive di riscatto sono la prova che la buona integrazione passa anche e soprattutto per la possibilità di affermare il proprio talento e la voglia di contribuire con il lavoro alla vita della nostra comunità”. Tra le altre, le storie di Habiba Ouattara, rifugiata dalla Costa d’Avorio accolta dal centro Astalli a Roma, che ha fondato una piccola impresa di catering; Agitu Ideo Gudeta, rifugiata etiope che in Val di Gresta ha dato vita a un’azienda agricola; e di Princess Okokon, ex vittima di tratta, oggi mediatrice del Piam (Progetto Integrazione Accoglienza Migranti) di Asti. Insieme a Emma Bonino è intervenuta Igiaba Scego, scrittrice italo-somala, impegnata nella campagna per la riforma della legge sulla cittadinanza. Italiana di passaporto, romana di nascita e di fede calcistica, Scego farà il punto sulla legge n.91 del 1992 sulla cittadinanza e sulla riforma bloccata in Senato da un fiume di emendamenti. “L’Italia è un genitore che ci rifiuta. Siamo ancora considerati estranei, stranieri nella propria nazione. Chiunque frequenti un’aula scolastica sa che nessun bambino è straniero e che il futuro sarà sempre più mescolato. E con associazioni come Italiani senza cittadinanza, Questa è Roma, e L’Italia sono anch’io, lottiamo con le armi dell’ironia”.

La ministra Fedeli prova a rovinare la Festa. Non ci riesce, forse era meglio tacere

Spiace che, ci sia consentito dirlo, a rovinare la Festa, una giornata di lotta in Italia, nel mondo, ci abbia pensato la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli che ha affermato: “Lo sciopero non è il mio modo di operare”. Poi ha fatto un po’ di propaganda sui “passi importanti che il Parlamento ha fatto”. “Questa piattaforma non ha unito, e mi dispiace” – aggiunge Fedeli, che propone: “Perché non andare piuttosto sui luoghi di lavoro a coinvolgere le persone? Così si rischia di discutere dello strumento, lo sciopero, non di discriminazioni”. Ma Fedeli dovrebbe sapere viste le sue origini che per andare sui luoghi di lavoro o si è sindacalisti o si deve scioperare. Se possiamo, le diamo un consiglio, quello che la madre di Bambi dava  al cerbiatto: “Quando non sai cosa dire, meglio non dica niente”. Se proprio sentiva il bisogno di dire qualcosa, poteva citare il manifesto della Cgil che di seguito riportiamo.

Cgil. Una battaglia limpida e netta anche di ordine culturale. Non è una questione di donne

Mai come quest’anno è necessario che la data dell’8 marzo sia una straordinaria occasione per dare seguito alla grande e partecipata mobilitazione generale. La CGIL promuoverà assemblee in tutti i luoghi di lavoro e, laddove ve ne siano le condizioni e le possibilità, garantirà l’effettuazione dello sciopero. Gli attacchi alla libertà delle donne si moltiplicano. Hanno i volti minacciosi di Trump e di Putin, ma non solo: ovunque respiriamo un’aria pesante, di decadenza e di restaurazione. Le donne l’hanno capito subito e si uniscono. Da mesi scendono piazza in tutto il mondo contro la violenza, contro le discriminazioni e le disuguaglianze nel lavoro, per rivendicare il diritto all’autodeterminazione, per difendere i diritti umani e sconfiggere il patriarcato. La CGIL ha scelto la strada delle assemblee e del confronto con lavoratrici e lavoratori per mettere a nudo una cultura che divide uomini e donne anche nel mondo del lavoro, per discutere temi che riguardano tutti, non soltanto le donne. Abbiamo una lunga storia di mobilitazione e di lotte per i diritti delle donne, ma è la prima volta che questa indicazione viene data all’intera organizzazione. Vogliamo impegnarci in una battaglia limpida e netta anche di ordine culturale, perché è la cultura che va cambiata, ed è arrivato il momento di rompere il silenzio degli uomini. La violenza di genere non conosce tregua, e i femminicidi sono sempre più efferati. Nel 2016 in Italia sono stati 116.

In fatto di diseguaglianze, a partire da quelle salariali, siamo tra i primi in Europa

E in fatto di diseguaglianze, a partire da quelle salariali, siamo tra i primi paesi in Europa, il che rende le donne più esposte, perché la povertà e la precarietà rendono molto difficile sottrarsi alla violenza maschile e tornare a una vita libera. Invece sappiamo bene che le donne, insieme ai giovani, sono particolarmente penalizzate dalla crisi economica. Lo dimostrano le disuguaglianze che sono in aumento anche tra le stesse donne, per esempio tra chi ha un figlio e chi non ne ha. Allora è necessario un salto in avanti, e dobbiamo saltare tutte insieme: donne dei sindacati, della politica, delle associazioni. La costruzione di una potente rete di donne è fondamentale per parlare un linguaggio corale, forte, non difensivo, né divisivo e ancor meno populista. Adottando, quindi, pratiche diverse da quelle maschili. Da tempo la Cgil ha scelto di mettere al centro della propria azione contrattuale e sociale il tema della dignità, della libertà, dei diritti, del lavoro e delle ingiuste disparità: proprio in questa direzione va anche la campagna per i due SI ai referendum popolari sul lavoro, per abrogare i voucher e per la responsabilità solidale negli appalti in cui siamo impegnati con tutte le nostre forze. Appalti e voucher riguardano la condizioni di milioni di lavoratori e lavoratrici in questo paese.

L’ambizione di batterci per cambiare la società, renderla migliore

Più della metà sono donne. Donne giovani. Ecco perché l’8 marzo non può essere e non sarà una giornata rituale. Dobbiamo avere l’ambizione di non fermarci alla parità e alle rivendicazioni, ma batterci per cambiare la società e per renderla migliore, portando avanti di pari passo la battaglia per i diritti, per l’autodeterminazione e per l’effettiva libertà. Batterci perché questi temi attraversino tutte le politiche, anche nel sindacato: e non siano più considerati delle donne, ma diventino dell’intera organizzazione. Oggi le donne sono un potente motore di cambiamento e contrastano forti resistenze culturali, accelerando la trasformazione necessaria non solo a raggiungere un giusto equilibrio tra i generi, ma per far evolvere l’intera società. Le donne della Cgil, la Cgil tutta è da molti decenni, e oggi più che mai, una delle forze che si muovono in questa direzione. Non è una questione di donne.

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