5Stelle. Grillo e Di Battista indagati dalla Procura genovese dopo la querela presentata dalla ex candidata Cassimatis

5Stelle. Grillo e Di Battista indagati dalla Procura genovese dopo la querela presentata dalla ex candidata Cassimatis

Beppe Grillo e Alessandro Di Battista indagati. Un atto dovuto dopo la querela per diffamazione dell’ex candidata sindaco di Genova, Marika Cassimatis, alla quale il garante del Movimento 5 Stelle ha tolto l’utilizzo del simbolo dopo la vittoria alle ‘Comunarie’. I fatti risalgono al 17 marzo, giorno in cui sul blog di Grillo compare un post in cui si afferma: “Non possiamo candidare persone su cui non siamo sicuri al cento per cento”. Quindi, niente simbolo per correre alla comunali di Genova. Di qui la decisione di Cassimatis di presentare ricorso contro l’annullamento del risultato delle ‘Comunarie’ presso il Tribunale civile di Genova e querelare il leader del Movimento per le parole riportate sul blog: “Mi è stato segnalato, con tanto di documentazione, che molti, non tutti, dei 28 componenti della lista, incluso la candidata sindaco, hanno tenuto comportamenti contrari ai principi del M5S prima, durante e dopo le selezioni on line del 14 marzo 2017”, si legge nell’articolo pubblicato sul blog dopo la vittoria di Cassimatis alle ‘Comunarie’. Infine l’appello: “Se qualcuno non capirà questa scelta, vi chiedo di fidarvi di me. Non possiamo permetterci di candidare persone di cui non siamo sicuri al 100%”.

Insegnante di geografia presso un istituto tecnico, attivista del Movimento 5 Stelle dal novembre 2012, Cassimatis aveva vinto le ‘Comunarie’ online superando al ballottaggio le 338 preferenze di Luca Pirondini. Ma dopo la sconfessione di Grillo, gli iscritti (non solo genovesi) sono stati chiamati a votare di nuovo e Luca Pirondini è diventato il candidato ufficiale del Movimento. “Al momento non è assolutamente un’opzione che prevedo” ha detto intervistata dalla trasmissione “Un giorno da pecora” Cassimatis a proposito di una sua candidatura con una lista civica. La candidata ‘scomunicata’ ha ribadito di non sapere a che cosa si riferisse Beppe Grillo. “Non mi risulta che da parte mia ci sia stato nessun atteggiamento del tipo di quelli indicati da Beppe”, ha spiegato Cassimatis, negando anche di avere danneggiato il movimento. Quale spiegazione si è data per giustificare le parole di Grillo? “Tutto si giustifica con dei documenti che sono arrivati e che chiedo da 12 giorni mi vengano fatti vedere. Al momento, però, non ho visto niente, e sull’argomento c’è un silenzio totale”. “Può anche essere che abbia messo un like (a un post di Federico Pizzarotti ndr). L’ho messo quando la sindaca Raggi mandò qualcuno della sua giunta a studiare la gestione dei rifiuti zero da Pizzarotti, lì lo misi. E poi nel 2014 partecipai ad un convegno di Pizzarotti a Parma, all’epoca lui era l’amministratore di punta del Movimento. Ma Pizzarotti, personalmente, non l’ho mai conosciuto”. Cassimatis nega anche di avere postato screenshot critici del movimento. Questi documenti esistono? “Dubito che esistano e che ci siano dei riscontri pesanti. Se veramente c’è solo un like ad un post di Pizzarotti mi sembra poco…”. Sull’indagine della Procura di Genova, intanto, bocche cucite fra gli esponenti pentastellati. Solo Luigi Di Maio lascia trapelare, per il momento, un certo disappunto per l’eco suscitato da un atto dovuto dopo una querela.

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