Usa. Gli uomini di Trump pullulano di lobbisti e membri dell’establishment. Petizione popolare: deputati e senatori votino la Clintom perché ha vinto. Juncker polemico contro Trump

Usa. Gli uomini di Trump pullulano di lobbisti e membri dell’establishment. Petizione popolare: deputati e senatori votino la Clintom perché ha vinto. Juncker polemico contro Trump

Durante tutta la sua campagna elettorale Donald Trump ha promesso di “prosciugare la palude” di Washington, ma il team del presidente Usa eletto pullula di membri dell’establishment repubblicano e di lobbisti delle industrie di indrocarburi, chimiche, farmaceutiche e del tabacco, scrive la stampa Usa. Mentre scelgono i nomi per il governo e preparano l’agenda dei primi cento giorni il miliardario e i suoi più stretti collaborkatori si rivolgono a persone che hanno lavorato per i presidenti George Bush padre, George W. Bush figlio e per l’ex candidato repubblicano Mitt Romney, oltre che ai lobbisti che Trump ha accusato di “truccare” il sistema ai danni dell’uomo della strada. Secondo una fonte sentita da Politico la scelta è stata obbligata: “dove altro poetava andare? A meno di rivolgerti a un venditore di auto usate di Dubuque, Iowa, vai da chi se ne intende”. Nei fatti i membri del team per la transizione non finsiscono automaticamente per occupare posti nell’amministrazione: i loro compiti ora sono di preparare documenti di politica, esaminare potenziali candidati e stilare road map di governo. Ma il fatto che Trump si serva di politici e lobbisti di professione rende più difficile conservare la sua immagine di outsider. Qualcuno dei suoi sostenuitori della prima ora non è felice: “sono sorpreso dell’ipocrisia di tutta questa storia” ha detto uno di loro.

Lo staff di Trump a Obama: “non t’azzardare a prendere iniziative in politica estera”

Intanto, lo staff del presidente eletto Donald Trump avrebbe intimato al presidente uscente, Barack Obama, di non azzardarsi a prendere iniziative o a rilasciare dichiarazioni nei suoi prossimi viaggi all’estero. Lo rivela il sito ‘Politico’ secondo il quale un anonimo consigliere per la sicurezza nazionale di Trump avrebbe definito “controproducente ma anche fonte di caos” qualsiasi dichiarazione di Obama non in linea con le posizione di Trump “perché invierebbe messaggi che potrebbero indurre in confusione” i suoi interlocutori su quale sia la linea degli Usa in politica estera.

Proseguono incessantemente le manifestazioni contro Trump. 200 attivisti fermati a Los Angeles. Già 2 milioni di firme raccolte su una petizione che chiede ai grandi elettori di votare Clinton nel rispetto del voto popolare

La polizia di Los Angeles ha arrestato circa 200 manifestanti anti-Trump nel centro della città. Lo riportano i media locali citando funzionari della polizia. Un agente di polizia è stato ferito durante la manifestazione. La protesta è stata per lo più pacifica, ma alcune persone hanno lanciato bottiglie. Bufera sul collegio elettorale dopo che per la seconda volta in 16 anni un candidato alla Casa Bianca – prima Al Gore nel 2000 e poi Hillary Clinton – ha vinto il voto popolare ma perso le chiavi di 1600 Pennsylvania Avenue. Su Change.org una petizione per indurre i grandi elettori a votare “secondo coscienza” il 19 dicembre ha raggiunto in poche ore oltre due milioni di firme. Chi ha firmato la petizione chiede di scegliere Hillary, e non Donald Trump, se l’ex segretario di Stato è il presidente che i singoli grandi elettori emanati dagli stati veramente vogliono. “Anche nei 24 stati dove non è permesso, il loro voto sarà contato e dovranno pagare soltanto una piccola multa. Poco importa se dentro di sè sono sostenitori della Clinton”, scrivono gli organizzatori dell’appello che chiede di “usare la più anti-democratica delle istituzioni americane per assicurare un risultato democratico”. In passato è successo quattro volte che un candidato abbia vinto il voto popolare e perso le elezioni: oltre a Gore, gli altri “grandi perdenti” sono stati Andrew Jackson nel 1824, Samuel Tildon nel 1976 e Grover Cleveland nel 1888. Nel 2000, appena eletta senatrice dello Stato di New York, la Clinton si era schierata per l’abolizione del Collegio Elettorale perché “la democrazia deve rispettare la volontà del popolo”. Lo stesso nel 2012 aveva fatto Trump: “E’ un un disastro per la democrazia”. Il Collegio elettorale attribuisce a ogni stato un numero fisso di voti sulla base della sua delegazione al Congresso, onde evitare che stati con meno popolazione vengano ignorati. La schiavitù, secondo gli storici, ha avuto un ruolo nella nascita del sistema: i delegati del Sud alla Costituente del 1787 erano preoccupati di essere sopraffatti da quelli del Nord con conseguenze durature.

Rapporti tesi tra UE e Trump: Juncker lo attacca duramente: “perderemo due anni… non sa cos’è l’Europa”

Mentre i leader dei più grandi Paesi europei, da Merkel a Renzi, cominciano a prendere i primi contatti con il neoeletto presidente degli Stati Uniti, offrendo disponibilità a collaborare, il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker decide di deviare dal protocollo diplomatico e si lancia in un durissimo attacco a distanza. “Con Trump perderemo due anni: il tempo che faccia il giro del mondo che non conosce”, ha detto parlando ad una platea di studenti nella sua Lussemburgo. A suo agio nella rassicurante dimensione ‘casalinga’ del piccolo Paese che ha governato per quasi venti anni, Juncker si è lasciato andare ad un’analisi molto dura sul tycoon che guiderà la prima potenza del mondo. “Gli americani in generale non hanno attenzione verso l’Europa, e riguardo a Trump, credo di capire che lui pensi che il Belgio sia un villaggio da qualche parte nel nostro continente… In breve, dovremo mostrargli e spiegare cos’è l’Europa”, ha detto, avvertendo anche dei possibili rischi di questa elezione. Secondo Juncker, “gli equilibri intercontinentali” potrebbero essere “disturbati” perché, avendo già lavorato con quattro presidenti Usa, ha “constatato che tutto quello che si dice in campagna elettorale è vero un po’ per tutti, purtroppo”. Il presidente della Commissione tradisce anche un certo malcontento per il fatto che Donald Trump abbia già parlato con diversi leader europei, ma non si sia messo in contatto con nessuno dei vertici delle istituzioni comunitarie della Ue. Un atteggiamento che lascia intuire la preferenza verso i rapporti bilaterali, a spese di quelli comunitari.

I leader europei preferiscono rapporti bilaterali con Trump, ma la Mogherini organizza una cena coi ministri degli esteri per tentare un minimo di uniformità

Theresa May, premier britannica, è stata la prima ad affrettarsi, per ribadire quel rapporto “storico e speciale” tra i due Paesi. Merkel ha offerto collaborazione ricordando i valori comuni, Renzi ha sottolineato “l’importanza strategica” delle relazioni Italia-Usa e Hollande ha elencato i “temi comuni”, tra cui lotta al terrorismo, Ucraina, Siria, Iraq e l’accordo di Parigi Cop21. Gli alleati europei, che per ora si confrontano con il nuovo presidente degli Stati Uniti in ordine sparso, intendono preservare i buoni rapporti in ogni modo, senza rinunciare alla chiarezza sui valori fondamentali a cui l’Europa è legata. Come ricordava Juncker, Trump “ha verso i rifugiati e gli americani non bianchi un atteggiamento che non riflette i sentimenti europei”, e di certo nessun leader Ue lo seguirebbe su questo terreno. I rischi che corrono i 28 sono tanti quanti i dossier aperti con gli Usa. Dall’aumento del contributo alla Nato promesso da Obama, alle sanzioni contro la Russia finora sostenute anche dagli americani. E il timore che Trump voglia sfilarsi in fretta dalle questioni europee, magari guardando con benevolenza a Mosca, basta a mettere la Ue in uno stato di agitazione. Per questo domenica sera i ministri degli Esteri si vedranno in via straordinaria, per una cena convocata dalla Mogherini e voluta fortemente dalla Germania. Qualche elemento in più per decifrare il nuovo protagonista, Merkel, Hollande, Renzi, May e Rajoy lo potranno avere il 18 nel vertice a Berlino con Obama. Sempre che lo staff di Trump, oltre all’indicazione di non prendere iniziative, non gli abbia dato anche la consegna del silenzio.

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