Referendum. Renzi torna alle origini: con me o contro di me. Isola l’Italia in Europa. Gelo con la Merkel, star della cena con Obama. Holland ci ignora. Ridicola la sceneggiata sul veto ai Bilanci Ue e non porta a casa niente

Referendum. Renzi torna alle origini: con me o contro di me. Isola l’Italia in Europa. Gelo con la Merkel, star della cena con Obama. Holland ci ignora. Ridicola la sceneggiata sul veto ai Bilanci Ue e non porta a casa niente

Gli ultimi sondaggi sul referendum, per quanto valgono, hanno sconvolto Renzi Matteo. Da Palazzo Chigi filtrano notizie che confermano  il vantaggio dei no. Si tratta di “sondaggi personali” perché, si racconta, Matteo non si fida. Non solo, in particolare ciò che ha fatto arrabbiare il premier è il sondaggio pubblicato da “La Repubblica” con grande titolo su tutta la prima pagina: “Referendum, il No avanza”, a firma di Ilvo Diamanti. Si annuncia che il sì è indietro di sette punti e neppure una riga di richiamo dell’articolo in cui si riporta una affermazione del premier che torna alle origini, personalizza il referendum, ne fa una questione di vita o di morte, prevede, nel caso di una sua sconfitta, ben più che l’incertezza del futuro del nostro Paese, scenari non catastrofici ma quasi. E lui non ci sta: “Non posso essere quello che si mette d’accordo con gli altri per fare un governo di scopo o un governicchio”. “Strani pasticci – afferma- li faranno ma non con me”. Trova conforto a pagina sette del quotidiano dal quale il fondatore, Eugenio Scalfari, ha più volte rivolto elogi al presidente del Consiglio, in una intervista rilasciata dall’ex sindaco di Milano, dal titolo “Lo strappo di Pisapia. Con il No il paese instabile”. Leggendo il testo non si capisce da cosa ricavi questa profezia, ma lasciamo perdere. L’intervista non merita più di qualche riga e una domanda. L’ex sindaco tutto preso dal creare una frazione “arancione” in appoggio al Pd mostra grandi preoccupazioni per l’unità della sinistra che il no metterebbe a rischio. Ma di quale sinistra parla? Il Pd è ancora un partito di sinistra? Lasciamo perdere. Non ti curar di lor diceva Virgilio a Dante.

Il presidente del Consiglio rivolgendosi ai suoi collaboratori si chiede come è possibile che la sua scesa in campo a tutto tondo, che i ministri sguinzagliati su televisioni e radio, che le una tantum di cui è costellata la legge di Bilancio 2017, la “buona scuola”, le possibilità di lavoro che si aprirebbero nel Mezzogiorno con la nuova decontribuzione per un anno da lui annunciata nel tour in Sicilia, non bastava il fallimento del jobs act, la guerra aperta contro “burocrati del’Europa”, io sono io e voi non siete niente, i patti siglati con presidenti di Regione e sindaci,  è mai possibile, si chiede, che non  portino voti al Sì, richiesto dal presidente del Consiglio? Possibile che preferiscano mandarmi a casa? Ed è guerra al grido di “o con me o contro di me”.

L’abbraccio caloroso fra il Presidente Usa e la cancelliera

Da Palazzo Chigi, sempre più in assetto da bunker, si passa a Berlino, l’ultimo vertice europeo di  Barack Obama da presidente degli Stati Uniti. Crepuscolare. Dopo la “storica cena” nella quale Renzi, moglie e codazzo, avevano occupato la poltrona di prima fila, salendo agli onori delle cronache mondiali, pensava di ripetere un bis che sarebbe stato manna per il voto sul referendum. Non è stato così. La star della serata, Angela Merkel, stretta in un caloroso abbraccio davanti alla Cancelleria da Barack Obama. La preoccupazione ha avvolto come una cappa il tavolo del vertice, tra tensioni più o meno palpabili e il grande gelo tra la cancelliera e Matteo Renzi. E non solo perché era la padrona di casa. La colazione di lavoro è durata quasi due ore. Renzi non è riuscito a fare a meno di tentare di aprire una polemica, da primo della classe, sulla “impasse” europea sul problema immigrazione. Apppariva come un tentativo, maldestro, di imbarazzare Merkel anche perché la cancelliera tedesca aveva anticipato il nostro premier per dire no a quei capi di  governo, i paesi ex Unione sovietica, che non vogliono accogliere migranti. Fuori luogo e fuori tempo la sortita di Renzi, perché a Bruxelles il Consiglio dei ministri degli Interni bocciava  la proposta della presidenza slovacca di rendere “flessibile” il meccanismo di accoglienza profughi. “Deve restare obbligatorio”, conferma anche la Commissione.

L’isolamento dell’Italia, la fine del “direttorio” a tre. Intanto spread a quota 187

Proprio anche questa cena ha messo in luce l’isolamento dell’Italia, la fine del “direttorio” a tre Renzi, Merkel, Hollande, tanto agognato dal nostro presidente del Consiglio. Lasciata ormai alle spalle la “gita” a Ventotene, anche il premier francese ha ormai mollato l’amico Renzi, pensa alle prossime elezioni e alla sua caduta vrticale nei sondaggi. Merkel intanto fa una conferenza stampa, prima con Obama, poi con Mariano Rajoy. Fa sapere, all’Italia in particolare, che le sanzioni contro la Russia “restano fino a quando Mosca non avrà soddisfatto pienamente gli impegni assunti con gli accordi di Minsk”. Da Berlino i bene informati fanno filtrare che la cancelliera dopo aver annunciato che si candida nuovamente, si leverà qualche sassolino dalle scarpe e ne avrà anche per Renzi, infastidita dai continui attacchi da lui portati. Clima pesante che trova riscontro in particolare dopo il bluff della minaccia di veto al bilancio Ue, risoltasi poi in una astensione, neppure motivata. Perché non ci si può astenere affermando che mancano otto milioni da un bilancio di 150 miliardi. Così si va a sbattere. Il guaio è che il ragazzo di Rignano può creare gravi danni per l’Italia. Un segnale: la crescita dello spread a quota 187. Marciava verso quota 200. Ci ha salvato la Banca Centrale europea, Mario Draghi. Ma Renzi imperterrito continua nei suoi soliloqui. Appena rientra in Italia afferma: “Oggi sono stato ad un vertice con Merkel e Obama, in quei tavoli ti rendi conto dello spazio e delle possibilità che ha l’Italia. Di riforme si mangia. In passato abbiamo perso un sacco di occasioni, ma possiamo guidare il cambiamento”. Nessun commento. Non ne vale la pena. La mania di grandeur è una malattia. Come la storia insegna.

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