Referendum: Landini-Renzi 2-0. Il premier svicola, offende, cerca la rissa. Il segretario della Fiom non ci casca: “Lei divide il Paese. Scrive a 4 milioni di elettori all’estero? 4 milioni sono i poveri in Italia”

Referendum: Landini-Renzi 2-0. Il premier svicola, offende, cerca la rissa. Il segretario della Fiom non ci casca: “Lei divide il Paese. Scrive a 4 milioni di elettori all’estero? 4 milioni sono i poveri in Italia”

Finalmente Renzi Matteo smette di zampettare, di “saltellare”, si legge sul dizionario Garzanti – “muoversi a saltelli, facendo piccoli movimenti nervosi”. In questi giorni si è esibito su diversi palcoscenici allestiti in saloni, teatri, mai all’ aperto e non per evitare pioggia o freddo. Non stava mai fermo, “movimenti nervosi” come cita il Garzanti. Ha trovato una sedia dove depositare le stanche terga nello studio di “In mezzora” invitato da Lucia Annunziata a confrontarsi con Maurizio Landini. Ha cercato di nascondere il nervosismo con qualche sorrisetto, interrompendo il segretario generale della Fiom per impartirgli, pensava lui, una lezioncina. Magari provocandolo, e lo ha fatto, ma il dirigente di uno dei più forti sindacati italiani non c’è cascato.

Nervosismo crescente del presidente del Consiglio. La paura della sconfitta

Il nervosismo crescente, la paura che al suo adorato referendum vinca il no, i consigli di quelli che i media che prendono  ordini da Palazzo Chigi chiamano i collaboratori più fidati, gli fanno commettere errori grossolani. Che chi pretende di essere il “più meglio”, lo ha definito così un parlamentare che pensava chissà che, non si può permettere di insultare chi non la pensa come lui, che non può definire “accozzaglia” esponenti politici che si battono contro la riforma e poi quei milioni di cittadini che voteranno “no”. Non è cosa da capo di un governo, sia pure malandato che vive con i voti dei “verdiniani” e di qualche altro transfuga. Così come non può, o meglio non potrebbe, visto che lo fa, dare il visto si stampi ad un osceno volantino che arriverà a quattro milioni di votanti all’estero e poi a tutti gli italiani. Si raffigurano alcuni esponenti del No, l’odiato D’Alema in primo piano, con Brunetta, Zagrebelsky, Monti, Dini, Grillo, De Mita. Non Berlusconi e Salvini, perché cerca di rastrellare qualche voto nel loro orto. Ci richiamano i manifesti che si vedono nei vecchi film del west quando gli sceriffi ricercavano banditi, pistoleri facili. Gli ha ricordato Maurizio Landini che, come i votanti all’estero, sono quattro milioni i poveri in Italia. Per quanto riguarda la “accozzaglia” fa lo gnorri. Ma io non mi riferivo a chi vota no ma al fatto che stanno insieme esponenti che la pensano in modo diverso, non possono dare alcun contributo, quale progetto. Landini lo gela. Gli ricorda che nel 1953 contro la legge truffa il Pci e il Msi votarono contro quella legge che non passò. Non ci fu alcuna confusione fra i due partiti. Renzi incassa e fa gli scongiuri.

Con lo Statuto dei lavoratori la Costituzione entrò nelle fabbriche

La mezzora, diventata per l’occasione un’ora, era cominciata male con una incredibile domanda rivolta a Landini sul perché la Cgil era interessata al dibattito sulla riforma e perché aveva preso posizione per il No alla riforma. Landini è stato colto quasi di sorpresa, una domanda del genere non se l’aspettava proprio. Ha ricordato che alla  Costituente partecipò Giuseppe Di Vittorio, il grande dirigente della Cgil, che nella storia del nostro paese il sindacato di Corso d’Italia ha sempre difeso la Costituzione, che all’articolo 1 afferma che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, che “come hanno voluto i padri costituenti, il lavoro è soggetto fondante”. E ricorda che quando “si votò lo statuto dei lavoratori si disse che la Costituzione era entrata nelle fabbriche. E se questo articolo vale qualcosa noi misuriamo i cambiamenti  proposti  proprio in base agli interessi dei lavoratori, dello sviluppo, della crescita del Paese”. Renzi non ha trovato di meglio che attaccare la Cgil, la Fiom, Landini, accusandoli di essere dalla parte “dei consiglieri regionali che vogliono mantenere la poltrona”. “Ho il sospetto – ha detto Renzi –  che la riforma non l’abbia letta, Landini. Glielo dico con rispetto. Bisogna cambiare le cose, non difendere la Casta come fate voi”. Landini non ci casca.

La Cgil era per un Senato vero delle autonomie, questa cosa è un animale bicefalo

Alla provocazione risponde con  gli argomenti. Risibile il fatto che il premier cerchi di dimostrare che “se vince il sì al referendum, si cambia anche sul lavoro”. Dice il segretario generale della Fiom: “Non è vero. La Cgil era per un Senato vero delle autonomie, questa cosa invece è un animale bicefalo che non si capisce se verrà eletto. Io sono contro il doppio lavoro sempre e non capisco come si possa fare il sindaco o consigliere e il senatore. Questa riforma è malfatta”. “Avevamo proposte – rese note anche nelle audizioni – perché non siamo perché le cose rimangano come adesso. I titoli sono giusti, il problema è lo svolgimento”. “La nostra è una posizione di merito – prosegue – non siamo contrari a cambiare la Costituzione ma non a questi cambiamenti – ribadisce – che sono malfatti e sbagliati”. Il sindacalista aggiunge: “I principi della Costituzione devono essere al centro e unire il paese. Vediamo che non si va al superamento del bicameralismo ma a un bicameralismo malfatto”.

Il segretario Fiom: c’è bisogno di unirlo il Paese non di lacerarlo

Renzi sembra un disco rotto. Ripete cose dette e ridette: “In questa riforma chi vota Sì permette di avere un modello di Paese molto più efficace e va a tagliare sprechi che mai avrei pensato lei potesse difendere. Così  difendete la casta e il passato”. Taglia corto Landini: “Lei si sta assumendo la responsabilità di dividere il Paese. Quando faccio i contratti io devo farlo rispettando l’idea di tutti, lei commette un errore a parlare di accozzaglia”. “C’è bisogno di unirlo il Paese, non lacerarlo perché così non si dà una mano ai lavoratori”. Domani è un altro giorno. Si andrà avanti così fino al 4 dicembre. Non è un bel vedere.

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