Referendum. I “poteri forti” ci sono, tutti schierati per il sì. Intruppati anche giornalisti: Santoro, Lerner, Marcenaro. Il rapporto De Benedetti-Renzi, “La Repubblica tradita”. Il premier: il “No, accozzaglia contro di me”

Referendum. I “poteri forti” ci sono, tutti schierati per il sì. Intruppati anche giornalisti: Santoro, Lerner, Marcenaro. Il rapporto De Benedetti-Renzi, “La Repubblica tradita”. Il premier: il “No, accozzaglia  contro di me”

Le ochette nel pantano/vanno piano piano piano; tutte in fila come fanti/l’una dietro, l’altra avanti/Una si pettina, l’altra balbetta con voce bassa la stessa parola/una è nell’acqua come barchetta/fatta di un foglio del libro di scuola.

Una bella filastrocca che si insegnava ai bambini delle scuole elementari tanti anni fa. Scritta da Renzo Pezzani, poeta, scrittore del Novecento, mantiene ancora oggi la piena attualità. Perché uno dopo l’altro arrivano gli uomini e anche le donne dei “poteri forti” a pronunciare il sì al referendum, in conforto a Renzi  Matteo che non sta per niente sereno. Banchieri, Banca centrale europea con Draghi, Bankitalia, grandi agenzie finanziarie, Barclays, Morgan Stanley, Credit Suisse, Stadard&Poor’s, Deutsche Bank, manager di varie dimensioni, ovviamente Marchionne in testa insieme a uno stretto amico di Renzi, tal Guerra il quale intervistato dalla tv, incitava i giovani ad andarsene dall’Italia per fare esperienze all’estero. Il 98% dei manager interpellati da Bloomberg si è dichiarato a favore del Si. Parola d’ordine la “volatilità del mercato”, la incertezza, cioè, sui valori del prezzo di un bene o sui movimenti finanziari, l’andamento delle Borse, addirittura la risalita dello spread, il differenziale tra i nostri bot e i bund tedeschi, viene messa in relazione alla possibile vittoria del no al referendum. Questo significa la parola “incertezza”, addebitare all’eventuale “no” le responsabilità delle difficoltà economiche del nostro Paese. Non solo, addirittura c’è chi mettein dubbio, Morgan, la stessa ricapitalizzazione di Monte dei Paschi.

Una sfilza di imprenditori, Confindustria e Coldiretti, in testa alla cordata dei renziadi

E una sfilza di imprenditori, che ospitano il premier nelle loro aziende, fanno da battistrada: Confindustria e, per gli agricoltori, Coldiretti, tanto per citarne alcune, fanno da coro. A dar loro manforte giornalisti, come Michele Santoro e Gad Lerner folgorati sulla via di Damasco, leggi richiamo di quella portentosa Rai, servizio già pubblico passato agli ordini del signorotto di Rignano. Niente di disdicevole, ovviamente, solo una notizia di cronaca. Qualcuno ex militante di Lotta Continua, Andrea Marcenaro, e un editore che va per la maggiore, quello di La Repubblica di cui Giovanni Valentini è stato vicedirettore, già direttore dell’Espresso, editorialista fino a qualche tempo fa del quotidiano fondato da Scalfari, anch’egli in via di “ravvedimento”, oggi portavoce dell’Autorità garante della Comunicazione e del Mercato, da sempre appassionato difensore, impegnato in tutte le battaglia per la libertà dell’informazione. Racconta molte cose nel suio libro “La Repubblica tradita” in relazione agli “affari” dell’ingegnere Carlo De Benedetti, non più editore puro ma “impuro”, stante i suoi rapporti con Renzi Matteo al  quale per vicende legate alla crisi della Banche popolari, dovrebbe una “cambiale “.

Valentini: La fusione “Repubblica-Stampa”, minaccia per l’intero sistema editoriale

Il silenzio del premier sulla operazione che ha portato alla fusione fra Repubblica e la Stampa, la nomina di Calabresi a direttore del  quotidiano di Largo Fochetti, come pagamento della cambiale, sono il succo di una operazione che Valentini definisce “per la sua dimensione e la sua portata una minaccia per l’intero sistema editoriale”. Non è un caso che l’ingegnere, che aveva definito Renzi “un  altro Berlusconi” in una intervista ad altro quotidiano, lo chiama “fuoriclasse”, “l’unico che possa portare  l’Italia al suo standard”. Segnali inequivocabili indirizzati ai giornalisti. Non a caso il libro di Valentini ha per titolo “La Repubblica  tradita”.

Non esistono, dicono i renziadi, i poteri forti. Ebbene l’ingegnere ne è un degno rappresentante, anzi un capofila. Ma Renzi non ci sta. Il suo nervosismo diventa ogni giorno più evidente. I suoi comizi, quattro, cinque, sei, nel giro di poche ore, sta battendo il Mezzogiorno, sempre più segnati da una isteria pericolosa. Chi lo avversa diventa il nemico da ingiuriare, da abbattere.  Al limite di una crisi di nervi parla a Matera, offese, insulti, a chi non la pensa come lui: “In questo referendum – strilla – vediamo che c’è un’accozzaglia di tutti contro una sola persona. Senza una proposta alternativa. Ma vi rendete conto che ci sono Berlusconi e Travaglio insieme, D’Alema e Grillo insieme. Ci è riuscito un gioco di coppie fantastico – ha  detto – abbiamo messo insieme Berlusconi e Travaglio, si amavano a loro insaputa. D’Alema e Grillo: uno che sostiene la politica e uno l’antipolitica. Vendola e La Russa. È bellissimo. Siamo meglio di Maria De Filippi”. Speriamo che la De Filippi non si senta onorata. Lui, il premier, di accozzaglie se ne intende, visto che, a sorpresa ma non troppo, “conquista” il voto di Michele Santoro. La notizia è confermata da Marco Travaglio, il quale fa notare che il “Fatto quotidiano” di  cui Santoro possiede il 7% delle azioni non è una “caserma”. Altro voto, anch’egli ex Rai, magari ci  tornerebbe, Gad Lerner, in linea con gli “arancioni” dell’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia.

L’unità a sinistra un paravento per giustificare il cambio di casacca

Tutti, forse, in nome della difesa dell’unità a sinistra, oggi una sorta di araba fenice, “che vi sia ciascun lo  dice, dove sia nessun lo sa” da Metastasio, poeta, scrittore del Settecento. Ci mancava la ciliegina ed arriva,  Marcenaro, giornalista da Panorama al Foglio, ad altri media. Di lui dice Claudio Sabelli Fioretti: “uno di quelli ex di Lotta continua e  che hanno fatto un giro di 360 gradi e oggi tuonano contri partiti di sinistra”. Di se stesso dice: “Io non sono berlusconiano. Sono ferocemente contro gli antiberlusconiani. Di essere chiamato voltagabbana non me ne frega proprio nulla. Io brindai quando fu assassinato il commissario Calabresi. E ho detto pubblicamente che di quel brindisi mi vergogno. Io non milito nella destra. Io sono un liberale, un libertario, un casinista. Uno di sinistra. Diciamo la verità, non so definirmi”. Ha avuto qualche condanna per diffamazione a mezzo stampa ma sorvoliamo.

Mentre scriviamo, questo il bello dell’informazione online, fonti del mondo imprenditoriale, i poteri forti di cui sopra, visti anche i sondaggi, per quanto valgono, attenuerebbero il loro catastrofismo. Non ci sarebbe nessuna tragedia. Torna a mente quella parola pronunciata da  Renzi Matteo, “accozzaglia”. La conosce bene, è in casa sua.

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