Martin Schulz lascia l’Europarlamento, mettendo nei guai i socialisti europei. I popolari tentano l’en plein della guida delle tre istituzioni europee. Schulz candidato antiMerkel?

Martin Schulz lascia l’Europarlamento, mettendo nei guai i socialisti europei. I popolari tentano l’en plein della guida delle tre istituzioni europee. Schulz candidato antiMerkel?

La notizia che Martin Schulz lascerà il timone dell’Europarlamento, non presentandosi per un terzo mandato, apre una lotta fra i partiti per aggiudicarsi la guida dell’aula. Dal 2014 era previsto che, al termine del mandato di Schulz, ci sarebbe stato un avvicendamento. Allora, infatti, socialisti e popolari europei avevano firmato un accordo per ripartirsi la presidenza della legislatura in corso, che copre dal 2014 al 2019. Il patto giungeva nell’ambito della cosiddetta ‘Grande coalizione’, con cui Schulz dava il suo appoggio al conservatore Jean-Claude Juncker come presidente della Commissione europea. Indipendentemente da questo patto, comunque, il regolamento del Parlamento Ue prevede che il mandato si rinnovi a metà legislatura, quindi due anni e mezzo dopo l’insediamento degli eurodeputati.

Schulz lascia ma non è certo che una delle presidenze istituzionali europee resti a guida socialista

Schulz, membro della Spd da 19 anni, aveva già battuto un record venendo rieletto per un secondo mandato, cosa che nessun presidente dell’Europarlamento era riuscito a fare nella storia dell’emiciclo, ma non era un segreto che non gli sarebbe dispiaciuto tentare il terzo mandato. Alcuni giorni fa, però, i popolari guidati da Manfred Weber, anche lui tedesco, hanno chiarito che avrebbero presentato un loro candidato per rispettare il patto del 2014. Con l’ufficializzazione di oggi da parte di Schulz, e la certezza che non proverà a ottenere un terzo mandato nella votazione in programma per il 16 gennaio, si apre dunque la battaglia vera e propria. Che succede a questo punto? In base all’accordo del 2014, la presidenza dell’aula dovrebbe andare al Partito popolare europeo (Ppe). Ma i socialisti europei, tramite la voce del capogruppo Gianni Pittella, hanno lanciato un allarme: è necessario che si rispetti “l’equilibrio politico fra le varie forze” nelle istituzioni europee e “sarebbe inaccettabile un monopolio della destra all’interno delle istituzioni dell’Unione europea”.

I popolari europei tentano l’en plein alla guida di Commissione, Parlamento e Consiglio

Il punto è che, nell’ipotesi di un presidente dell’Europarlamento conservatore, tutte e tre le principali istituzioni Ue passerebbero alla destra, dal momento che attualmente la Commissione Ue è guidata da Jean-Claude Juncker e il Consiglio europeo da Donald Tusk. Per questo i socialisti europei hanno avviato una campagna per provare a mantenere la presidenza dell’emiciclo comunitario. Oppure potrebbe profilarsi un cambiamento alla testa del Consiglio Ue. Subito dopo l’annuncio di Schulz, dalle file del Ppe si sono fatti avanti due candidati: il presidente della delegazione francese del gruppo del Partito popolare europeo Alain Lamassoure, membro del partito Les Republicains ed ex portavoce di Alain Juppé; e l’irlandese Mairead McGuiness, ex giornalista ed ex deputata del Fine Gael, che in caso di elezione diventerebbe la seconda donna presidente del Parlamento europeo dopo Simone Veil, che ricoprì l’incarico dal 1979 al 1983. Il Ppe dovrà presentare ufficialmente il suo candidato il 13 dicembre, ma si pensa che deciderà prima, per provare a cercare già l’appoggio dei gruppi parlamentari. E nell’elezione del nuovo leader dell’Europarlamento giocheranno un ruolo importante anche i liberali del gruppo Alde, quarta forza politica dell’aula, che decideranno il 29 novembre se presentare un candidato o appoggiare un altro aspirante presidente.

Il destino di Martin Schulz in Germania. Sarà lui il candidato Spd anti Merkel alle elezioni del 2017?

“Ultimamente c’erano state molte speculazioni sulla stampa sul mio futuro. Ho preso la decisione: non sarò candidato per un terzo mandato come presidente del Parlamento europeo”, ha detto giovedì il politico socialdemocratico, in un breve annuncio in cui non c’è stato spazio per le domande. Nessun riferimento invece, nel suo discorso, né all’ipotesi che possa essere lui il candidato anti Merkel nella corsa per la cancelleria di settembre 2017, né alla possibilità che possa succedere a Frank-Walter Steinmeier quando a febbraio lascerà la guida del ministero degli Esteri. Ma l’annuncio solleva interrogativi anche su quali scenari si aprano a questo punto in Germania, visto che a settembre del 2017 il Paese andrà al voto per le elezioni generali. Il presidente uscente dell’Europarlamento ha detto che, alle elezioni, si candiderà come capolista del Partito socialdemocratico tedesco (Spd) nel Land di Nord Reno-Westfalia. Tuttavia i rumors di un ritorno di Schulz alla politica tedesca si susseguono almeno da metà novembre, e non per un semplice seggio in Parlamento: il 14 novembre la Spd e Cdu si sono accordate sul nome di Frank-Walter Steinmeier, attuale ministro degli Esteri, come successore alla presidenza del Paese di Joachim Gauck, che già da mesi aveva annunciato il ritiro; ciò significa che da fine gennaio la poltrona di ministro degli Esteri sarà libera, e Schulz risulta il favorito per occuparla, considerata la sua lunga esperienza internazionale. Se la guida della diplomazia tedesca possa essere un trampolino di lancio per la candidatura come sfidante di Merkel alle elezioni, però, è ancora da chiarire. L’esperienza politica di Schulz è indubbia, ma più a livello europeo che nazionale. La sua carriera, infatti, si è formata soprattutto fra Bruxelles e Strasburgo.

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