Manovra. Passa la norma che concede ai presidenti di Regione di essere controllori e controllati sulla sanità. Questo è il pegno pagato da Renzi a De Luca?

Manovra. Passa la norma che concede ai presidenti di Regione di essere controllori e controllati sulla sanità. Questo è il pegno pagato da Renzi a De Luca?

I presidenti di Regione potranno diventare commissari straordinari alla sanità, ma ogni sei mesi ci sarà una verifica sul loro operato. Lo prevede l’emendamento all’articolo 58 della legge di Bilancio riformulato dal relatore Mauro Guerra e presentato in commissione Bilancio. L’emendamento è quindi identico a quello fortemente contestato dalle opposizioni, secondo cui il testo è ritagliato su misura del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. La novità è rappresentata dai tavoli tecnici che con cadenza semestrale devono verificare se il lavoro corrisponde ai piani di rientro definiti. La relazione sarà inviata ai ministri della salute e dell’economia e trasmessa al Consiglio dei Ministri che potrà poi assumere le determinazioni del caso.

La norma permette a De Luca di essere controllore e controllato sulla sanità campana

La norma, per alcuni, è stata presentata a favore del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che, con la modifica alla manovra potrà essere nominato commissario alla sanità. La riformulazione del relatore prevede che i tavoli tecnici regionali metteranno a punto, ogni sei mesi, una relazione da inviare ai ministri della Salute e dell’Economia, da trasmettere al Consiglio dei ministri, sul monitoraggio dell’equilibrio di bilancio e dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza. Dunque con la modifica votata in Commissione i governatori delle regioni commissariate potranno essere nominati commissari, ma dovranno essere oggetto di verifica ogni sei mesi. L’emendamento De Luca alla manovra, quello che consentirà al governatore della Campania di diventare commissario alla sanità, è stato approvato dopo un’ora di polemiche e scambi di accuse tra le opposizioni e la maggioranza, con 18 sì, 12 no e un astenuto, Bruno Tabacci.

Durissima la reazione delle opposizioni, che contestano anche i numeri del voto

“Contestiamo l’esito del voto”, afferma Giorgio Sorial del Movimento5Stelle. “Noi contrari, tra M5s, Lega, Sel, Si, alcuni del misto eravamo 14. Invece sono stati conteggiati 12 no. E poi, a fronte di 46 componenti della commissione Bilancio della Camera, escluso il presidente, sono stati raccolti solo 31 voti. Quindi o hanno sbagliato o manca qualcuno all’appello”. “Evidentemente – aggiunge – ci sono stati deputati della maggioranza che non hanno avuto né il coraggio di dichiarare la contrarietà, tantomeno di alzare la mano per essere conteggiati nel voto a favore”. “Come scrive la Boldrini – aggiunge la collega Laura Castelli – se c’è dubbio sull’esito del voto bisogna procedere con voto nominale, che invece Boccia ci ha negato. Visto oltretutto che la procura ha aperto un fascicolo rispetto allo scambio di voti, come da nostra denuncia”.

La replica pilatesca del presidente della commissione Bilancio, Francesco Boccia

“Il regolamento è chiaro e gli uffici, come sempre garanti dell’applicazione delle regole, hanno confermato che non esiste nessun caso della storia della Camera in cui in sede referente in commissione Bilancio sia stato fatto un voto per appello nominale che viceversa avviene solo in sede legislativa. Il voto è stato chiaro e la maggioranza si è assunta la responsabilità politica della scelta”. Così Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio, a margine dell’approvazione in commissione della cosiddetta norma ‘De Luca’. “Contestare il merito delle scelte – sottolinea Boccia – è un diritto che è stato garantito in oltre tre ore di discussione sullo stesso tema nella giornata di oggi oltre che nel tempo dedicato esclusivamente a questa vicenda nella seduta di ieri. Criticare il merito delle scelte è legittimo e giusto. Evitare di fare esprimere alla maggioranza il proprio punto di vista con il voto è sbagliato oltre che inopportuno visto il dibattito aspro ma serio e rispettoso fra tutti come è stato finora. Se si vogliono cambiare le regole delle votazioni in commissione, i deputati dei diversi gruppi parlamentari non devono far altro che modificare il regolamento Camera, non lamentarsi quando non va bene l’esito. Evito di criticare i componenti degli altri gruppi parlamentari, non facenti parte della commissione Bilancio, che hanno tentato di votare per altri, perché lo derubrico ad un goffo e inutile tentativo di inasprire il clima in commissione. Le regole ci sono, funzionano e si rispettano sempre”.

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