La guerra del presidente Juncker contro Trump continua: giudica “disgustosa” la sua campagna elettorale. Mogherini e Moscovici attendisti e fermi

La guerra del presidente Juncker contro Trump continua: giudica “disgustosa” la sua campagna elettorale. Mogherini e Moscovici attendisti e fermi

La preoccupazione europea per le relazioni con gli Stati Uniti dopo le elezioni presidenziali della scorsa settimana continua a tenere banco a Bruxelles, dove oggi si è registrata una nuova sparata anti Trump del presidente della Commissione Ue. Questa mattina Jean-Claude Juncker ha ancora spiazzato il paludato establishment comunitario quando, parlando a una radio belga, ha definito “disgustosa” la campagna elettorale di Trump e ha ribadito la forte preoccupazione sulla possibile attuazione dei propositi espressi nei mesi scorsi, dal presidente eletto degli Usa soprattutto su Nato e commercio.

Subito dopo l’elezione di martedì scorso, Juncker aveva firmato assieme al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk un invito a Trump, che non ha mai ricevuto risposta. L’unico esponente politico europeo che finora ha avuto udienza è stato il leader dell’Ukip, Nigel Farage, e questo non può fare molto piacere a Bruxelles. Tanto più che l’Europa combatte da mesi su diversi fronti: l’immigrazione, l’euroscetticismo, la Brexit, e anche l’economia che stenta a riprendersi. Tutti temi su cui Bruxelles è sotto pressione da parte dell’opinione pubblica, e su cui c’è una netta divisione fra i paesi dell’Est e quelli dell’Ovest. E tutti temi su cui le posizioni di Trump sono molto di rottura. Ma mentre gli altri esponenti comunitari si limitano ad esprimere una diplomatica preoccupazione, sottolineando l’interesse a cooperare strettamente con la nuova amministrazione, Juncker conferma la sua caratteristica di politico “outspoken” che non riusce a nascondere il suo pensiero dietro a considerazioni di carattere diplomatico.

C’è un aspetto caratteriale, dunque: Juncker è noto per dire quello che pensa, anche quando non è normalmente considerato opportuno, e soprattutto in questa fase di transizione il suo atteggiamento desta stupore negli ambienti Ue. La mancata risposta di Trump all’invito comunitario ha fatto dire anche oggi a Juncker che “i presidenti americani non considerano l’Europa un tema prioritario” e che “di solito ci vogliono due anni perché lo capiscano”, mentre l’altro firmatario dell’invito Donald Tusk è rimasto in silenzio dal 9 novembre. Quanto agli altri esponenti politici comunitari, mantengono una linea di dialogo: oggi stesso la vicepresidente e capo della diplomazia europea Federica Mogherini non ha voluto commentare le dichiarazioni di Juncker, ribadendo l’intenzione dell’Unione di rafforzare ulteriormente i rapporti con la Nato e di costruire nuove capacità nel settore della sicurezza e della difesa.

Anche dopo la cena informale di domenica, in cui Mogherini ha voluto ci fosse un primo confronto fra i ministri degli Esteri Ue sull’argomento, l’alto rappresentante aveva ribadito la ferma intenzione Ue di mantenere una stretta alleanza con gli Usa, “sulla base dei nostri principi e degli interessi al di qua e al di là dell’Oceano”. Il commissario responsabile per gli Affari economici e monetari Pierre Moscovici in un discorso ad Harvard ha detto che pur mantenendosi vigili sulle prossime mosse di Trump, “è necessario mantenere un atteggiamento di apertura mentale”. L’impressione è che si stia ancora cercando un linguaggio adatto a questa fase di due mesi di transizione, in attesa che il presidente eletto scopra le sue carte.

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