Carceri. Rita Bernardini, Irene Testa e Paola Di Folco, radicali, sospendono lo sciopero della fame per l’approvazione della riforma. Valter Vecellio intervista Rita Bernardini

Carceri. Rita Bernardini, Irene Testa e Paola Di Folco, radicali, sospendono lo sciopero della fame per l’approvazione della riforma. Valter Vecellio intervista Rita Bernardini

Per più di un mese (trentadue giorni, per l’esattezza) si sono nutriti con tre bicchieri di latte, due gocce di caffè, tre cucchiaiate di zucchero, dentro; e  acqua in abbondanza per impedire complicazioni gravi per intestino e vie urinarie. Una “dieta” “inventata”, nella notte dei tempi, da Marco Pannella, quando intraprende il primo dei suoi innumerevoli digiuni. Dalle duemila e più calorie quotidiane, si passa a duecento circa; per due giorni, le conseguenze si limitano a un leggero ronzio alla testa; ma provate a farlo per due settimane e più… un conto è Pannella: toro, fisicamente, e non solo come segno astrologico; e infatti ci ha “abituato” a scioperi della fame che duravano anche mesi, e a pericolosi digiuni della sete. Ma per chi Pannella non è, il discorso è diverso: dopo sette-dieci giorni anche il solo sapore del latte procura allergia, e le giornate così scandite, le puoi riempire di impegni e lavoro: sono sempre lunghe, interminabili.

Per 32 giorni Bernardini, Testa e Di Folco si sono nutriti di latte sporcato da caffé. Oggi la decisione di sospendere lo sciopero della fame

Ecco: per trentadue giorni alcuni esponenti del Partito Radicale (Rita Bernardini, Irene Testa e Paola Di Folco) si sono “nutriti” di latte sporcato da caffé e acqua; non scherzavano e lo documentano i quotidiani bollettini medici: battiti del polso irregolari, pressione che non è quella normale, volti smagriti, occhi lucidi… Ora che stiamo scrivendo, hanno smesso; meglio: “sospeso”. Pannella, forte della sua esperienza, consigliava di non buttarsi subito su una matriciana, di cominciare con brodini, pastina, burro fuso e abbondante formaggio parmigiano, per dare modo al corpo di riabituarsi.

L’intervista a Rita Bernardini: “Perché lo sciopero della fame? Per la riforma dell’ordinamento penitenziario”

   Perché avete dato vita a questa iniziativa, e perché l’avete interrotta? La parola a Rita Bernardini, che è con Irene Testa la “plenipoteniaria” radicale per tutto quello che riguarda carceri e giustizia.

   “Come sempre, e dunque anche questa volta, è un digiuno di dialogo e di speranza”.

   Dialogo con chi, speranza per cosa? Chi il vostro interlocutore in particolare? “Il ministro della Giustizia Andrea Orlando da una parte, le istituzioni della Repubblica dall’altra”.

   Obiettivo? “Assicurare un’immediata discussione e approvazione della riforma dell’ordinamento penitenziario al vaglio del Senato, ma occorre anche fare una premessa”.

   Quale? “Il successo della Quarta Marcia per l’Amnistia intitolata a Marco Pannella e a Papa Francesco con le straordinarie partecipazioni e adesioni (che ognuno può riscontrare andando nel sito www.amnistiaperlarepubblica.it), che l’hanno resa possibile; parlo di cittadini e familiari di detenuti, di parlamentari di tutti gli schieramenti politici; di associazioni del mondo laico e cattolico,  Comuni, Province e Regioni con i loro gonfaloni; c’è poi stato l’appello accorato a favore di un atto di clemenza che Papa Francesco rivolto alle istituzioni a Piazza San Pietro che per la prima volta ha accolto uno striscione del Partito Radicale con la parola Amnistia; infine l’adesione, senza precedenti di oltre 17mila detenuti nelle carceri di tutta Italia alle due giornate di digiuno del 5 e 6 novembre e agli obiettivi della Marcia. Non sono cose di poco conto”.

Certamente. Ma Orlando e la richiesta di calendarizzazione della riforma dell’ordinamento penitenziario? “Il Senato ha deciso di fissare all’ordine del giorno della seduta del prossimo 7 dicembre il provvedimento ‘Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive e la durata ragionevole dei processi nonché all’ordinamento penitenziario per l’effettività rieducativa della pena’. A dire la verità noi radicali e molti membri della Commissione Giustizia avevano sollecitato una data più ravvicinata… Abbiamo comunque deciso di sospendere lo sciopero della fame fino a quell giorno, in segno di fiducia e speranza verso il Senato,  e verso il presidente della Repubblica e verso il ministro della Giustizia, nei rispettivi ruoli di decisione, indirizzo e garanzia”.

I radicali consegneranno al papa, a Mattarella e al ministro Orlando le firme dei 17.000 detenuti che hanno digiunato per due giorni

In “attesa” del 7, i radicali non staranno con le mani in mano: nei prossimi giorni, hanno in programma di consegnare le firme degli oltre 17mila detenuti che hanno digiunato per due giorni al Pontefice, al presidente della Repubblica e al ministro della Giustizia: “Come primo atto di riconoscenza e ringraziamento dei detenuti che hanno aderito all’iniziativa nonviolenta nelle carceri di tutta Italia”, spiega Bernardini. “Siamo parallelamente mobilitati nella campagna straordinaria per raggiungere tremila iscritti entro la fine del 2017; e proprio dale carceri tanti detenuti ci stanno comunicando la loro decisione di volersi iscrivere”. La sacca ai piedi di Bernardini, e il guardare l’orologio sono gli “annunci” di una ennesima trasferta di lavoro: per il fine settimana l’agenda prevede, tanto per cambiare visite ispettive nelle carceri; questa volta a  Catania e Caltagirone.

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