D’Alema a Stanishev: Un errore il sì del Pse nel referendum. Ad Obama: “Non credo abbia studiato la riforma costituzionale”. Forti critiche da eurodeputati socialisti e democratici

D’Alema a Stanishev: Un errore il sì del Pse nel referendum. Ad Obama: “Non credo abbia studiato la riforma costituzionale”. Forti critiche da eurodeputati socialisti e democratici

D’Alema porta il No nel referendum costituzionale al tavolo dei socialisti europei che si sono pronunciati per il Sì. Partecipa al “tavolo” in quanto presidente della Feps, la Fondazione dei progressisti europei. La sua presenza a Bruxelles nella sede del Parlamento europeo non passa inosservata ai giornalisti che sono in cerca di notizie in particolare sul giudizio che dovrà esprimere la Commissione europea sulla legge di Bilancio presentata dal governo italiano. E D’Alema non si è fatto sfuggire l’occasione di creare qualche problema in primo luogo al presidente del Pse Sergei Stanishev, verrebbe voglia di dire “chi era costui”, ma lasciamo perdere, il quale ha dato l’annuncio della posizione ufficiale dei socialisti europei a favore del sì.

Dure critiche nei confronti della presidenza del Pse da parte degli eurodeputati del Gruppo soscialisti e democratici, Sergio Cofferati, Massimo Paolucci, Pier Antonio Panzeri, Elly Schlein, Flavio Zanotato: “Non intendiamo mettere in discussione il fatto che la presidenza del Pse possa assumere decisioni, ma – scrivono – crediamo che in questo caso abbia commesso un grave errore, di leggerezza ed approssimazione, nel sostenere la riforma oggetto di referendum. Forse sarebbe utile che approfondiate meglio le sue implicazioni e le conseguenze politiche che potrebbero determinarsi”.

La “soirèe” americana nel segno  dello sfarzo, dell’esibizione della ricchezza e della potenza

Torniamo a D’Alema e già che c’era, qualcosa ha mandato a dire anche Obama. Nel corso della “grande festa”, una soirèe nel segno della eleganza, o meglio dello sfarzo, che è altra cosa dall’eleganza, quasi un pugno negli occhi ai tanti che neppure da vicino potranno vedere donne e uomini ingessati in abiti che si indossano una volta e poi si ripongono nell’armadio con la naftalina. Se poi pensiamo ai bambini che, mentre la “festa americana” prendeva sempre più corpo, morivano in qualche guerra, Aleppo, Mosul, e se diamo uno sguardo alle miserie del mondo sempre più diviso fra ricchi e poveri accomunati da un solo fatto, crescono ambedue e le disuguaglianze diventano sempre più baratro. E poi tutti quei baci e abbracci. Siamo contro i ricchi? No, siamo contro l’esibizione della ricchezza. Questa è stata la “festa americana”. Ma nel sottofondo vi era ben altro: Obama ha bisogno in Europa di un alleato fidato, ha bisogno del voto dei tanti italiani, importanti per la vittoria della Clinton e dei Democratici, nostri migranti più volte ricordati “come padri fondatori” dal presidente Usa.

L’autonomia politica dell’Italia non può essere messa in discussione

D’Alema, intervistato dai giornalisti a Bruxelles, pone un problema di fondo: l’autonomia politica dell’Italia non può essere messa in discussione. Riferendosi al Pse ribadisce che “non avrebbe dovuto prendere posizione sul referendum  a favore del sì” e che “gli italiani dovrebbero essere lasciati liberi di scegliere in una vicenda che non riguarda la stabilità dell’Italia, bensì alcune delicate regole della Costituzione repubblicana”. “E’ chiaro – prosegue -che da più parti si auspica la stabilità del nostro paese. Anch’io l’auspico. Solo, vorrei chiarire a tutti i nostri interlocutori ciò che Renzi non spiega: che il referendum non ha nulla a che vedere con la stabilità del paese. Questo è il punto”, ha affermato D’Alema, ricordando che “è stato il presidente del consiglio che all’inizio ha detto ‘se non vince il sì io mi dimetto’, per poi ammettere lui stesso che questo era stato un errore”.

L’ex premier: Non credo che il presidente Usa abbia studiato la riforma costituzionale

Ed arriva così per via diretta allo “spottone” di Obama che ha incoronato Renzi come “number one” europeo, ha detto che “è bello”, sorvoliamo, dei gusti non si disputa. D’Alema afferma che quando  il presidente Usa ha sostenuto  il sì, “non credo abbia studiato la riforma costituzionale italiana e che abbia voluto esprimere un giudizio di merito”. Quello espresso da Obama “è un giudizio politico: comprendo le ragioni per le quali il presidente Usa così come i socialisti europei sono preoccupati della stabilità del nostro paese, ma il referendum non riguarda la stabilità del nostro paese, bensì alcune delicate regole della nostra costituzione, e quindi della nostra democrazia, che come tali non possono che riguardare in modo esclusivo la sovranità e il diritto degli italiani”, ricordando  di aver informato il presidente Stanishev del fatto che a favore del no, oltre a una parte dello stesso Pd, sono schierati anche Anpi e Cgil.

Pittella non sa che dire e ricorre a battute a buon mercato

Arriva a stretto giro di posta la risposta di Gianni Pittella, presidente del gruppo parlamentare a Bruxelles dei Socialisti e democratici.  Lo fa con la ormai consueta “eleganza” che contraddistingue i democratici della scuderia renziana. Quando non hanno argomenti, quasi sempre, la buttano sull’ironia, la battuta, la volgarità in particolare. Sulla presenza di D’Alema al tavolo del Pse, della convention che si tiene a Bruxelles: “Non siamo una caserma. D’Alema è presente in quanto presidente della Feps, la fondazione del Pse. Lui e altri dicono no, io non sono d’accordo ma questo non significa che li mettiamo alla gogna. Però sull’invito a farsi gli affari propri ha sbagliato. Il suo è un errore, uno scivolone pazzesco che poteva evitare: il Pse è la famiglia del Pd, una famiglia europea che ha tutto il diritto e il dovere di occuparsi dell’Italia, altrimenti di cosa deve occuparsi? Dei cavoletti di Bruxelles?”. Se Pittella avesse avuto la pazienza di leggere la lettera dei cinque parlamentari che fanno parte del gruppo di cui è presidente avrebbe appreso che “l’Europa sta attraversando in questi anni la sua peggiore crisi istituzionale, economica e sociale. Grandi questioni di portata epocale avrebbero richiesto un impegno costante dei Socialisti Europei: dalle migrazioni, ad una forte esigenza di democratizzazione delle istituzioni Europee e ad una (fin qui solo declamata) inversione di tendenza rispetto alle politiche di austerità”.

La lettera degli eurodeputati: Il Pse debole, diviso, incapace di una visione di prospettiva

“Su tutto ciò il PSE ha mostrato fin qui tutti i suoi limiti: debole, diviso, troppo spesso silenzioso ed incapace di far prevalere un respiro europeo ed una visione di prospettiva, ma strattonato o frenato dai singoli partiti nazionali”. “Avremmo avuto bisogno in questi anni – proseguono gli europarlamentari – di una vera forza politica europea, in grado di rappresentare i Socialisti e, con essi, una reale alternativa per l’Europa. Adesso, dopo un lungo silenzio, ci sorprende e ci preoccupa la facilità e la superficialità con la quale il Pse ha ritrovato voce e compattezza su un tema che è in realtà complesso e controverso. Anche in questo caso ci sembra che le sollecitazioni da parte dei partiti nazionali prevalgano su quel profilo che un partito europeo dovrebbe avere”. “Nella vostra dichiarazione – affermano gli eurodeputati – dite che ‘tutte le forze progressiste del paese dovrebbero contribuire a questo storico processo’, ignorando o fingendo di ignorare che una larga parte del mondo progressista italiano e molti dei militanti che si rivedono nei valori del PSE si stanno opponendo ad una riforma che si ritiene possa produrre guasti alle fondamenta dell’architettura istituzionale italiana. D’altro canto il PSE prima di pronunciarsi non ha ritenuto di nessuna utilità un confronto tra le diverse opinioni in campo”. “Nel vostro testo – concludono – vengono addotti come elementi a sostegno della riforma la necessità di garantire stabilità ed efficienza nel processo legislativo. Ci spiace notare che, per una forza che si definisce socialista, stabilità ed efficienza prevalgano su quelle garanzie democratiche che questa riforma rischia di rendere più fragili”.

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