Roma. Nuovo inciampo per la giunta. Per il Bilancio si chiama fuori anche Tutino. Bocciato anche il possibile assessore alle Partecipate

Roma. Nuovo inciampo per la giunta. Per il Bilancio si chiama fuori anche Tutino. Bocciato anche il possibile assessore alle Partecipate
Raggi ancora una volta sulla graticola. Dopo una serie infinita di rinvii sul nome dell’assessore al Bilancio e di quello alle Partecipate (Atac ed Ama ndr) nella giornata di martedì un nuovo inciampo per l’Amministrazione pentastellata. A dire di no a qualsiasi collaborazione di primo piano con la Giunta Raggi è stato il consigliere della Corte dei Conti Salvatore Tutino, che ha scelto di interrompere le speranze della sindaca, proprio alla vigilia della sua nomina in giunta. Tutino si fa dunque da parte. Una decisione, quella del giudice contabile in pensione, arrivata dopo aver esaminato nel dettaglio le accuse, che lo avevano investito in queste ore. Tutino ha dovuto tener conto, prima di prendere la sua decisione, del travaglio che investe il Movimento grillino, possiamo tornare a chiamarlo così dopo la ridiscesa in campo del comico ligure, e che lo ha visto diretto protagonista nella corsa per la poltrona di assessore al Bilancio di Roma Capitale. Tutino ha fatto di conto politicamente e si è accorto di avere una parte significativa del M5S contro. Già nel passato era stato investito dalle ire pentastellate, ma proprio poche ore prima di maturare la sua scelta, aveva dovuto fare i conti cone le ultime indisponibilità a sostenerlo da alcuni esponenti del Movimento di primo piano come Roberto Fico.
Il magistrato: “Non posso accettare. Contro di me accuse infondate e prive di ogni elemento di verità”
 
Poi la scelta: “Non posso accettare – ha spiegato Tutino in un colloquio con l’Adnkronos – accuse totalmente infondate e prive di ogni elemento di verità. Avevo dato la mia disponibilità consapevole delle difficoltà e dei rischi che l’impegno avrebbe comportato. Ma pensavo a difficoltà legate all’impegnativo lavoro che mi sarei trovato ad affrontare come assessore al bilancio della Capitale”. Poi il magistrato ha rincarato la dose: “Invece da diversi giorni sono sulla graticola sottoposto a esami surreali. Sono diventato oggetto di una contesa in cui, più che i curricula, contano le illazioni e dove le falsità e le beghe di una certa politica fanno aggio su professionalità e impegno. Gli attacchi, del tutto ingiustificati, da parte di esponenti della forza politica che dovrà sostenere le scelte della giunta, minano alla base ogni possibilità di un proficuo lavoro. Perciò, nel ringraziare la sindaca per la considerazione, ritiro la mia disponibilità a fare l’assessore al bilancio. Continuerò, con serenità e rinnovato impegno, a dare il mio contributo alla Corte dei conti”.
La ‘caccia al tesoro’ della sindaca continua anche questa settimana. Ma gli assessori da scegliere sono due
 
Che dire, se un uomo che in molti definiscono pacato e di grande equilibrio si lascia andare a considerazioni di questo tipo, la strada della Raggi e del closed per la sua giunta e la sua squadra di Governo sembra davvero lontana ed a rischio di ulteriori inciampi. Se ne fa una ragione la sindaca che immediatamente commenta il ritiro di Tutino, cercando di buttarla in calcio d’angolo: “Era una delle persone che stavamo esaminando, ma il nome arriverà presto”. Un presto ormai datato e continuamente riproposto sia per la giunta che per le partecipate. Va detto poi, che oltre a Tutino, sembrerebbe venuto meno anche il nome dell’assessore alle Partecipate. Fino allo scorso venerdì veniva dato per certo il nome del 39enne commercialista, Alessandro Gennaro. Anche su questa figura ci sarebbe stato l’ennesimo ripensamento, con il conseguente ‘buco’ ancora da riempire nella squadra di Governo. Chi sembra avercela fatta è il maggiore della Guardia di Finanza Gianluca Berruti, la delega all’Anticorruzione capitolina sarebbe ormai questione di ‘centimetri’, a meno di ripensamenti dell’ultima ora.
E la Raggi motiva in Senato il no alla candidatura alle Olimpiadi. Solo per la sostenibilità dei costi, non per la corruzione
Ma quella di martedì è stata una nuova giornata della Raggi sulle Olimpiadi, visto che la sindaca è stata ascoltata in Commissione Cultura al Senato, proprio sul no alla candidatura della città che amministra, riproponendo, parola per parola, quanto già ascoltato nell’ultima conferenza stampa sul Colle Capitolino, con la sola eccezione, significativa, dell’impatto della corruzione sull’evento: “Non c’è alcun tipo di sostenibilità per questi eventi – ha detto la Raggi – Evidenze storiche ci dimostrano come gli investimenti che tanto il Cio quanto i governi quanto le città dovevano sostenere per ospitare le Olimpiadi non erano mai ripagati dai ricavi né contribuivano ad avere un legato futuro a beneficio della città”, aggiunge. “In questi ultimi giorni si prova ad accostare il no (alla candidatura Olimpica, ndr) a una presunta accusa di corruzione. La corruzione a Roma è certificata dalle indagini di Mafia Capitale. Questo non è minimamente un tema preso in considerazione, altrimenti dovremmo dire ‘chiudiamo Roma’. Noi dovremo estirpare la corruzione con l’aiuto dell’Anac” ma sul fronte olimpico “alla luce delle evidenze dei costi Roma non può permettersi di indebitarsi ulteriormente. Abbiamo un debito che nel 2008 ammontava a 2 miliardi. C’è una sanità che va verso la progressiva privatizzazione, si va verso la privatizzazione dei servizi essenziali e dovremmo indebitarci per ospitare una grande manifestazione di cui però beneficeranno pochi? Avremmo continuato a togliere soldi per servizi essenziali. Sarebbe stato da irresponsabile dire di sì”. Va detto, al netto delle posizioni della sindaca, che per alcune materie, come la sanità, le competenze sono tutte in capo al Governo nazionale ed alla Regione Lazio.
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