Roma. Campidoglio. Di Pietro smentisce: “Non mi interessa fare l’Assessore”, ma rinnova la sua fiducia alla Raggi. Clima da regolamento dei conti nel M5s e la Sindaca ora rischia

Roma. Campidoglio. Di Pietro smentisce: “Non mi interessa fare l’Assessore”, ma rinnova la sua fiducia alla Raggi. Clima da regolamento dei conti nel M5s e la Sindaca ora rischia
Come da programma, arriva la smentita di Antonio Di Pietro. L’ex leder di Italia dei Valori, dopo aver portato il sostegno suo e di quel che resta del suo movimento, non sappiamo cosa faranno nelle prossime ore Lannutti ed Adusbef, affida a Facebook la sua smentita sull’ipotesi di un suo possibile impegno da amministratore nella capitale, quello che non manca, però è la conferma dell’endorsement per la Raggi e le voci diffuse ad arte, ci aspettiamo una seconda smentita, su un possibile ruolo dello stesso Di Pietro, di consigliere speciale della sindaca. Uomo di esperienza, non c’è dubbio, per valutare il corso amministrativo della capitale. Ma se ci fosse un possibile accordo, pontiere l’ex senatore Idv ed oggi presidente di Adusbef Lannutti, tra Di Pietro e Grillo, la Raggi non ne vorrebbe sapere di far entrare nella sua squadra un personaggio così ingombrante. Ma ecco la prima smentita diffusa da Di Pietro: “Da un po’ di giorni (oggi compreso) vari organi di informazione riportano la notizia che io sarei uno dei candidati a diventare assessore al Comune di Roma (addirittura al Bilancio). Non so chi per primo abbia inventato una simile panzana ma – visto che la telenovela continua anche oggi sui giornali – è ora di finirla perché lo scherzo è bello quando dura poco”. Lo scrive su Facebook precisando che “le uniche due persone abilitate ad esprimersi su una tale eventualità siamo io e il sindaco di Roma. Ebbene, né io neé – per quanto ho potuto verificare sui vari organi di informazione – la sindaca Raggi abbiamo mai detto una cosa del genere”. “Al riguardo – prosegue – voglio essere chiaro: per quanto mi riguarda, non ho nemmeno mai pensato né mi interessa fare l’assessore al Comune di Roma (ed infatti non ho mai presentato alcuna candidatura né ufficialmente né sottobanco)”.
 
L’ex leader Idv rinnova l’endorsement alla Raggi
 
L’ex leader di Idv non fa però mancare la propria solidarietà a Virginia Raggi “invitandola a non dar retta a chi la tira per la giacchetta e pensare piuttosto a cosa fare per risollevare le sorti della capitale, imbrattata dall’ingordigia di chi l’ha governata prima e non già dall’inesperienza degli amici del Movimento M5S (cosa del tutto naturale, essendo la prima volta che provano a governare e non essendo nessuno nato ‘imparato’)”. Ma la smentita di Di Pietro e la sua rinnovata disponibilità a sostenere la Raggi, sono un pannicello caldo, per lo stato di salute politica ed amministrativa di Virginia Raggi. Le nubi, oltre che dai giornali e dalle opposizioni arrivano, questa volta, anche dal suo Movimento. Su pressing degli stessi iscritti, la raggi potrebbe anche ricevere il benservito e perdere il simbolo che l’ha portata sul Colle Capitolino, ma quel che è peggio, è che potrebbe, secondo una ipotesi fatta dal Corriere della Sera, perdere anche la poltrona. Non servirà infatti il notaio come per Marino, ma l’applicazione del Codice di Comportamento per i Candidati eletti dal Movimento 5 Stelle alle elezioni amministrative di Roma 2016. Il Codice altri non è che un contratto in dieci punti, praticamente ‘inviolabili’.
 
Il Codice di comportamento siglato dalla Raggi potrebbe anche disarcionarla
 
Tra questi, lasciamo in un angolo le questioni legate alle iscrizioni sul registro degli indagati e comunque rilevanti penalmente ad altri amministratori, e soffermiamoci per un attimo sulle inadempienze che il Codice prevede e tra queste le nomine dello staff di diretta dipendenza della sindaca, che devono essere supervisionate ed approvate dai Garanti M5S e visto che il Direttorio romano è venuto meno, l’ultima parola spetterebbe a Beppe Grillo. In caso di inadempienza, la Raggi che ha firmato l’impegno, potrà essere considerata inadempiente e ‘decaduta’. Altra strada, oltre che quella del garante, potrebbe essere percorsa da almeno 500 iscritti al M5s al 31 dicembre 2014 e naturalmente residenti nella capitale, che denuncino l’inadempienza. A quel punto la parola spetterebbe a tutti gli iscritti romani del Movimento con voto in rete. Su questo punto va detto infine, siamo naturalmente alla fantapolitica, che se questa linea (Grillo o iscritti ndr) passasse, la Raggi dovrebbe anche onorare i 150mila euro di penale messi nero su bianco sul contratto.
 
L’uomo di fiducia di Casaleggio jr: “Togliere 10-12 deleghe in 40 giorni mi farebbe preoccupare per la mia città”
 
Si tratta comunque di semplici ipotesi, non ce ne vogliano gli amici pentastellati, ma gli eventi aprono gli orizzonti ad una deriva con contraccolpi devastanti, ed a meno di una resurrezione immediata, la traballante amministrazione, porterebbe al Movimento solo guai nazionali, gli ultimi sondaggi parlano chiaro. Casaleggio jr, per ora non parla, ma ci sono da intercettare le opinioni della Associazione Rousseau ed in particolare di Massimo Bugani, che proprio con Casaleggio jr la presiede. Bugani chiede indirettamente conto alla Raggi con un paragone: “Se io avessi visto Virginio Merola (è il sindaco di Bologna del Pd ndr) togliere deleghe e nomine a 10 o 12 persone nel giro di 40 giorni, sarei molto preoccupato per la mia città, quindi sono legittimamente preoccupato per quello che sta succedendo a Roma”.
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