Renzi, il furioso, richiama la danza di Chaplin con il mappamondo. Grillo il “rivoluzionario”. Raggi difende le sue orecchie. Berlusconi, vengo anch’io. Ci vorrebbe una sinistra rinnovata nelle forme e nei contenuti, ma non c’è ancora

Renzi, il furioso, richiama la danza di Chaplin con il mappamondo. Grillo il “rivoluzionario”. Raggi difende le sue orecchie. Berlusconi, vengo anch’io. Ci vorrebbe una sinistra rinnovata nelle forme e nei contenuti, ma non c’è ancora

Chissà perché Renzi Matteo, nella sua smodata voglia di essere il numero uno in Italia e nel mondo, mi ricorda una scena di un film di una bellezza straordinaria. Il film si chiama “Il grande dittatore”. Attore, regista, autore del soggetto, l’immenso Charlie Chaplin, il creatore di Charlot. Impersona un barbiere ebreo che viene scambiato per Adolf Hitler, la cui morte è tenuta ben nascosta. Lui ne prende il posto. Nel film si chiama Adenoyd Hynkel. I suoi amici Bonito Napoloni facilmente individuabile in Mussolini, poi ci sono Garbitsch (Goebbels), Herring (Goering), Segretaria di Hynkel ( Eva Braun), la signora Napoloni (Rachele Mussolini) ed altri noti personaggi. Ovviamente, dio ce ne guardi, non hanno niente a che vedere con il nostro presidente del Consiglio. Allora perché questo ricordo del film di Chaplin? Semplice. Perché c’è una scena, la più bella del film, nella quale Hynkel danza stringendo un mappamondo mentre risuona l’overture del Lohengrin di Wagner.

Il premier invelenito per il mancato invito a Berlino: “Vi faremo vedere chi siamo noi italiani”

È la “voglia del mappamondo” che spinge Renzi Matteo, che lo guida nelle sue azioni, che gli fa gridare contro quelli che presiedono l’Unione europea che di colpe ne hanno tante, sia chiaro: “Con voi non vivacchio. Faremo da soli”. Si incattivisce perché Junker, Merkel, Hollande non lo hanno invitato all’incontro che avrà luogo a Berlino dove i tre saranno a cena con  i più bei nomi del mondo delle imprese. Penso che sia proprio per il fatto che i suoi amici industriali si siano ben guardati di ricordare a chi organizza cena e incontro di fargli avere un ingresso-invito. Questo, forse, lo ha proprio incattivito più che la “dimenticanza” del presidente della Commissione Ue e del presidente della Francia e della cancelliera tedesca. Si è talmente invelenito che fra le tante dichiarazioni, una vera e propria mitragliata, ha minacciato: “Vi faremo vedere chi siamo noi italiani”. Già che c’era ha preso di mira Virginia Raggi, la sindaca di Roma. Quando lei ha annunciato il “no” alle Olimpiadi, si è moderato, ha detto che bisognava aiutarla, si è limitato a dire che occorreva fare il bene di Roma. Passa un giorno ed arriva il “nuovo” Renzi, quello umiliato, ignorato da coloro che considerava amici per la pelle. Ha attaccato duramente la sindaca usando un linguaggio che un capo di governo, un uomo delle istituzioni, non dovrebbe mai usare nei confronti di chi è stata eletta sindaca da settecentomila romani. Le ha detto “cambia mestiere”.

Il tentativo di far cadere su altri del disastro della politica del governo

Perché Renzi Matteo ha scelto la strada dell’attacco a tutti coloro che non la pensano come lui? Elementare direbbe Holmes: vede sfuggire il terreno sotto i piedi e ha un solo obiettivo: quello di far ricadere su altri la responsabilità che porta per la situazione della crisi, grave, drammatica, in cui versa il Paese. Io avrei voluto fare tante belle cose. Ma loro, i burocrati dell’Europa me lo hanno  impedito. Avevo preso impegni per far crescere il paese, l’occupazione, la riduzione delle tasse, interventi a favore dei pensionati e di chi vuole andare in pensione prima, interventi per i giovani, per il Mezzogiorno. Non possiamo. Non ci sono le risorse. La legge di bilancio ci blocca. I burocrati della Unione europea ci bloccano, non ci riconoscono nuova flessibilità. E lui diventa furioso.

Partita facile per Grillo che riprende il bastone del comando, se mai l’ha lasciato

Facile, in questa situazione, la partita per Grillo, che raduna a Palermo la sua gente. I cinquestelle hanno molti problemi da affrontare. Le difficoltà della sindaca di Roma, gli scontri che segnano il movimento, il “direttorio” spaccato, qualche punto in meno nei sondaggi, certo ci sono i giornali che attaccano ogni giorno, assessori ancora da  mettere in campo per completare la Giunta. Non c’è un progetto, non un piano di risanamento e sviluppo per Roma capitale. Insomma l’avvio della gestione grillina della Capitale, una prova importante per valutare la “capacità di governo” dei pentastellati, non è stato certo dei migliori. Ma Grillo ha avuto buon gioco a fronte della gestione renziana di questi anni. È apparso come un “rivoluzionario” a fronte di un “paese politico” che perde sempre più il contatto con i cittadini, con il partito di maggioranza, il Pd, che ha imposto una riforma della Costituzione e una legge elettorale che gridano vendetta. I cinquestelle, pensate un po’, sono la forza politica più consistente che dice “no” al referendum.

Alla Festa grillina la sindaca di Roma fa il pieno di applausi: “Siamo più uniti che mai”. A volte non sembra

Ancora: come era avvenuto nella prima giornata siciliana con la sindaca di Torino, la Appendino, star indiscussa, così è stato quando ha messo piede sul palco Virginia Raggi, accolta da una ovazione che ha fatto dimenticare i giorni della frattura del movimento, dei Di Maio e Di Battista, che al di là dei sorrisi di convenienza, hanno, ciascuno, interessi di bottega, non di poco conto come la candidatura a futuro presidente del Consiglio. La Raggi, in genere sempre molto rigida, severa, ha lanciato ai giornalisti, contro i quali ci sono stati fischi e offese da parte di alcuni grillini del servizio d’ordine, una accusa che ha fatto ridere la folla grillina: “Ci dipingono divisi ma siamo più uniti che mai”, dice appena salita sul palco di Italia 5 stelle, sotto una fitta pioggia. A volte, ci permettiamo di dire, non sembra.

“Ho sposato un progetto, l’idea di una rivoluzione nomale, gentile”. Ma quale?

Ma sorvoliamo. “Abbiamo trovato una città devastata”, “Ho sposato un progetto (quale non si sa ndr), l’idea di una rivoluzione normale, gentile. Non dobbiamo perseguire il consenso ma fare ciò che serve… Facciamo paura perché abbiamo le mani libere. E infatti ci attaccano per qualsiasi cosa. Ora l’ultima moda è attaccare le mie orecchie”. Risponde agli attacchi di Renzi:  “lui siede al tavolo con i Malagò, i Berlusconi, i Verdini. Sono i suoi amici, ci fa le leggi. Ecco con chi governa. Ecco perché quando abbiamo detto no con forza alle Olimpiadi hanno tremato. E con il no al referendum Renzi e gli altri vedranno la loro fine”. Alle orecchie di Grillo che, insieme a Casaleggio, aveva incontrato la Raggi, parole che confermano la sua scelta: quella di tornare a impegnare le leve del comando. Il direttorio? “L’hanno inventato i giornalisti. Si tratta di cinque persone, scelti da me e Casaleggio, che danno una mano al Movimento, alla sua organizzazione”. E Grillo si tiene stretti Casaleggio figlio, Di Maio e di Battista.

L’ex cavaliere, compie 80 anni, avverte che può ritrovare spazi politici

Berlusconi che compie 80 anni segue da vicino quanto accade. Avverte che, forse, in una situazione politica che volge al brutto, può ritrovare uno spazio Forza Italia o quello che sarà. Si tiene stretto Parisi, ma non abbandona i Brunetta, i Toti, i Gasparri, la vecchia guardia. Fermo sul “no” al referendum costituzionale, per quanto riguarda la legge elettorale sentir parlare di “proporzionale”, lo hanno fatto anche Grillo e company, gli ha messo una pulce nelle orecchie. Chissà che non sia l’occasione buona per dare una tirata di orecchie ad Alfano e Verdini, i “traditori”, i quali fanno sapere a Matteo che “o si accorda con noi o salta tutto”. Ncd, Ala, c’è grande agitazione. Si riuniscono personaggi del calibro di Mastella, i seguaci di Fitto, del movimento Fare, il cui leader è il sindaco di Verona, Flavio Tosi, altri ex Udc. L’obiettivo una riaggregazione al centro. Che è anche il mandato affidato dal Berlusca a Parisi che ha ottimi rapporti con Comunione e Liberazione. Poi c’è la Lega con Salvini sempre più scatenato, a fronte del quale Marie Le Pen è una gentile e timorata  donna.

Povera Italia: Scalfari elogia Matteo che batte i pugni sul tavolo

Povera Italia. Si trova in un pantano. Beato Eugenio Scalfari che sempre più elogia Renzi Matteo. Afferma infatti nell’editoriale domenicale di  Repubblica, foglio sempre più vicino alla falange renziana che “la sua conversione (di Renzi ndr) al Manifesto di Ventotene ha concluso una fase transitoria durante la quale ha cercato di costruire una sua politica europeista ed un proprio ruolo che allineasse l’Italia ai grandi d’Europa”. Ancora: “la politica federalista di Renzi e i suoi pugni sul tavolo delle decisioni meritano di essere apprezzati”.  Sarebbe interessante conoscere quali sono i contenuti di questa politica. Forse  la flessibilità? Gli autori del Manifesto si rivolterebbero nelle tombe.

Povera Italia. Altro che l’intervista di Giddens pubblicata dal foglio pararenziano, intendiamo Repubblica, in cui si offende un grande partito come il Labour, più di seicentomila iscritti, che nel suo congresso ha eletto nuovamente Jeremy Corbyn segretario con il 62% dei consensi congressuali. “Il labour ora è una setta”.

Pensiamo che ci vorrebbe in Italia una forza di sinistra rinnovata nei contenuti e nelle forme, che abbia il coraggio di pronunciare la parola “socialismo”. Non c’è ancora, malgrado il disastro del Pd, che ha lasciato per strada tanti dei suoi iscritti e simpatizzati. Un Pd che non è più un partito, ma un’accozzaglia di gruppi di potere, che guarda al centro.

Sinistra italiana verso il Congresso: il rischio che si guardi solo alla nomenclatura

C’è chi ci prova a costruirla, una nuova sinistra, ma non è facile. Sinistra Italiana sta andando verso il Congresso fondativo. Il rischio è che il percorso sia tutto dedicato alla nomenclatura dei partiti o dei gruppi politici, intendiamo i parlamentari, che hanno contribuito alla nascita. Il rischio è che si trasferiscano divisioni del passato e del presente nella nuova formazione che si vuol costruire. La forma partito assume un valore fondamentale, così come l’uso degli strumenti di comunicazione. Certo le tecnologie oggi disponibili sono importanti per stabilire un rapporto con i soggetti cui si è interessati. Ma restiamo convinti che la tecnologia non può eliminare il rapporto fra le persone, le assemblee nei quartieri, tanto per dare una indicazione. Una forza politica, insomma, che viva nelle città, nei paesi, che viva e sia presente nelle grandi periferie abbandonate. Dove,insomma, ci si guarda negli occhi.

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