Renzi. Con l’intervista al Foglio svela il suo progetto di egemonia della destra. E conferma che le riforme servono a quel blocco sociale

Renzi. Con l’intervista al Foglio svela il suo progetto di egemonia della destra. E conferma che le riforme servono a quel blocco sociale

Non è un caso che giovedì Matteo Renzi, segretario del Pd e premier, abbia consegnato al Foglio, oggi di Claudio Cerasa e ieri di Giuliano Ferrara, due suoi fans, una sorta di captatio benevolentiae verso gli elettori della destra, e di quale destra poi conviene tornare. Nell’intervista ha sostanzialmente confermato la vulgata solita relativa alle sue riforme. Qualcosa tuttavia ha aggiunto. “Inutile girarci intorno: i voti di destra saranno decisivi al referendum. La sinistra, ormai, è in larghissima parte con noi”, ha detto. Ed ha aggiunto: “Direi che la stragrande maggioranza è con noi. La questione vera oggi è la destra. E l’ elettore di destra oggi si trova di fronte a due scelte: votare sul merito, non votare sul merito. Se la scelta diventa votare sul merito vota Sì e sono certo che alla fine andrà così. Sulla scheda elettorale in fondo non c’ è scritto volete voi cancellare dalla faccia della terra il  governo Renzi. Il governo Renzi può essere cancellato ogni giorno in Parlamento, in qualsiasi momento, o alle elezioni politiche, dai cittadini. Oggi si discute di altro. Oggi si discute di Italia, non di una persona”. Sembra di capire che Renzi ritenga ormai spremuto come un limone l’elettorato di sinistra, che – come dice lui – voterà in stragrande maggioranza secondo l’indicazione data da lui. Da dove tragga questa convinzione non lo dice. Ma è il pretesto per rivolgersi, strizzandogli entrambi gli occhi, a quell’elettorato di destra, che però è un coacervo, almeno sul piano politico, di partiti e partitini, un arcipelago di difficile lettura. Crediamo invece che egli abbia voluto rivolgersi a quell’altra destra, al blocco sociale che domina l’Italia da decenni, e che è stata descritta splendidamente in un post dallo scrittore satirico Luca Bottura nel suo blog: “la destra trasversale, quella che vuole le regole ma per gli altri, che pretende ordine e disciplina dai migranti ma abbatterebbe Equitalia coi missili, la destra meritocratica basta che ci sia un posticino garantito alle Poste, un diritto per chi ce l’ha già, un calcio in culo ai giovani che non si meritano i privilegi dei vecchi. La destra disinformata, livorosa, vendicativa. Antistato. Anarchica. Quella che dice uno vale uno e quella che urla padroni a casa nostra”. È a questa destra, innestata da più di un secolo nella tradizione italiana, che Renzi si rivolge? Proprio così, ne è testimonianza la boutade sul Ponte sullo Stretto, mentre si tagliano pensioni e servizi e non si danno risorse per il contratto degli statali. Ed è quella destra che, per usare ancora le parole di Luca Bottura, è entrata in massa nel Partito democratico modificandone “il DNA democratico e riformista” della migliore Dc e del miglior PCI. Questa destra camaleontica, trasformista, e interessata, questa destra industriale e imprenditoriale che continua a fare profitti grazie al denaro spremuto allo stato, anche e purtroppo grazie all’elevata corruzione, e che invece di investire in produzione si arricchisce con le scommesse finanziarie, questa destra è interlocutrice oggi di Renzi e viene chiamata a votare sì. Anche per questa nuova alleanza con quel blocco sociale, come avrebbe detto Gramsci, è utile votare, al contrario, No, la Costituzione non si tocca, perché ora il disegno egemonico è ancora più netto, più chiaro.

E così, dopo aver fatto le fusa a quella destra, Renzi manganella la “coalizione del no”

E non è per caso che lo stesso Renzi, dopo aver benedetto quella destra, si scaglia contro la “coalizione che vota No” e “lo fa perché non è interessato al merito ed è interessato solo alla persona del presidente del Consiglio. Sono loro che personalizzano, non io”. Renzi sottolinea che “il No ha tante facce perché dire no oggi alla riforma delle riforme è l’ultima occasione per difendere il fortino. Sia a destra sia a sinistra in molti hanno proposto riforme costituzionali che andavano nella stessa direzione della nostra riforma. Anzi, le dirò che qualcuno aveva proposto riforme persino più audaci della nostra. Oggi, invece, quelle stesse persone gridano allo scandalo. Usano espressioni senza senso. Mettono in discussione la legittimità di questo Parlamento a fare le riforme quando questo Parlamento ha senso che vada avanti solo se fa riforme, non il contrario”. Ci fermiamo qui nella citazione delle parole politicamente pronunciate da Renzi al Foglio. È curioso che colui il quale ha dato inizio alla personalizzazione del confronto, agitando il dibattito pubblico con la minaccia di sue dimissioni, oggi rinfaccia “alla coalizione del no” il tentativo di personalizzare, che, peraltro, vede solo lui, non esiste, se non in sopradici accenti e comunicati stampa, di Salvini e Brunetta. Tutte le volte che “la coalizione del no” ha invitato illustri esponenti del Pd al confronto nel merito (ne è testimonianza il ruvido faccia a faccia tra Giachetti e D’Alema su la7, con Giachetti che ha costruito l’intera trasmissione sull’insulto personale verso D’Alema), sono stati loro a usare gli slogan e la vulgata del manualetto uscito dalle menti comunicative di Palazzo Chigi. D’altronde, nella stessa intervista al Foglio, Renzi non ha mai detto perché valga la pena cambiare quei 47 articoli della Costituzione, scritti perfino in pessimo italiano. A dimostrazione che a quell’elettorato di destra non interessa il merito, ma la conservazione del potere a livello microfisico e la tutela dei suoi interessi commerciali, economici e finanziari, e dei suoi privilegi.

La nota critica di Loredana De Petris, capogruppo al Senato di Sinistra Italiana

“Come sempre Renzi racconta bugie. Quando nell’intervista pubblicata oggi dice che i voti di destra saranno decisivi perché quelli di sinistra sono già nella stragrande maggioranza a favore del sì mente sapendo di mentire. La realtà è che sa di non poter contare sui voti del proprio elettorato e per questo si rivolge all’elettorato degli avversari”, afferma la capogruppo di Sinistra italiana e presidente del Gruppo Misto al Senato Loredana De Petris. “L’appello all’elettorato berlusconiano è una mossa disperata e rivela quanto Renzi, pur contando sul sostegno attivo di tutti i media e pur giocando nella maniera più sporca, tema di essere sconfitto. Credo che si illuda. Una pessima riforma costituzionale resta pessima sia che la si guardi da destra che da sinistra”, prosegue la capogruppo di Sinistra italiana. “È però scandaloso che al premier e al governo vengano consentite scorrettezze inaudite come la campagna elettorale per il sì della Boschi in America latina a spese dello Stato”, conclude De Petris. Loredana De Petris dimentica di aggiungere, nella sua nota, il presunto coinvolgimento delle ambasciate nell’organizzazione all’estero delle iniziative del Comitato del sì. Su questo punto, incredibile, è stata presentata una precisa e rigorosa interpellanza al ministro degli esteri Gentiloni, dal senatore Peppe De Cristofaro, anch’egli di Sinistra Italiana. Se fosse accertata la disponibilità di alcune delle ambasciate italiane a collaborare coi comitati del sì ci troveremmo davvero in una situazione da golpe sudamericano, con l’occupazione congiunta dei media principali, compreso il servizio pubblico, l’uso di risorse pubbliche, le iniziative partigiane dei ministri.

La nota di Miguel Gotor, senatore della minoranza Pd: “futura architrave del Partito della nazione”

“Un tempo per vincere sembrava che bastasse ‘sfondare al centro’, ma a sentire le parole di  Renzi di oggi, evidentemente, questo non basta più e ora ci sarebbe bisogno anche dei voti della destra. Il premier parte dall’assunto che i voti a sinistra ci siano noncurante dell’impegno dell’Anpi e della Cgil nel fronte del no e del dato di fatto che centinaia di migliaia di iscritti ed elettori del Pd voteranno No, tanto più dopo le sue affermazioni di oggi. Esse infatti confermano il sospetto che il fronte del Si e i relativi comitati che si stanno formando al di fuori dei circoli del Pd costituiscano la futura architrave di un nuovo schieramento che punta a trasformare il Pd in un Partito della nazione neo-centrista, che ammaina le bandiere e i valori dell’Ulivo e della sinistra”, scrive con durezza Miguel Gotor. Ma se questo è il progetto, ci sentiamo di chiedere a cosa serva una minoranza nel Pd, invece di collaborare alla costruzione di un nuovo soggetto alla sinistra dello stesso Partito democratico. Col referendum costituzionale e con l’Italicum, i giochi del Partito della nazione sembrano ormai decisi, qualunque ne sia il risultato.

Il botta e risposta tra Roberto Speranza e lo stesso Matteo Renzi

“Renzi dice che il Referendum si vince a destra. Io incontro tante persone di sinistra che non sono convinte e vogliono votare no. Non vorrei che il giorno dopo il referendum, avendo puntato sugli elettori di destra, ci ritrovassimo tutti iscritti al partito della nazione e il Pd svuotato di idee ed elettori”, scrive su Facebook l’esponente della sinistra Pd Roberto Speranza, ed ex capogruppo Pd alla Camera. A lui ha risposto lo stesso Matteo Renzi, nel corso di una iniziativa referendaria in Umbria: “Io ho detto che il referendum si vince a destra. E per questo voglio prendere i voti della destra. E un autorevole esponente della minoranza del mio partito mi ha criticato per questo. Si è vero: voglio prendere i voti della destra. E forse per questo lui si chiama minoranza. Io invece vorrei chiamarmi maggioranza. Se non prendi i voti degli altri ti chiami minoranza. Se prendi quelli degli altri ti chiami maggioranza. E io voglio prenderli per cambiare le cose”. Strano concetto della democrazia e della sinistra da parte di Renzi, che ormai si sente libero qualunque corbelleria politica. Votare No nel referendum è dunque un dovere, e non per far cadere un governo, ma per far crollare questo pericoloso castello di carte ideologico costruito da Renzi, in cui la differenza tra destra e sinistra svanisce, e si consolidano interessi e privilegi (come giustamente avrebbe scritto Norberto Bobbio) del blocco sociale di destra.

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