Renzi approva e firma il documento di Bratislava. Sempre Renzi a muso duro contro il documento da lui stesso sottoscritto. Non è una cosa seria. Gli scriba sorvolano

Renzi approva e firma il documento di Bratislava. Sempre Renzi a muso duro contro il documento da lui stesso sottoscritto. Non è una cosa seria. Gli scriba sorvolano

Renzi Matteo deluso? Ma di che? Se lo domandano autorevoli portavoce del governo tedesco dopo le ripetute prese di posizione di Renzi Matteo contro Merkel e Hollande a conclusione del vertice di Bratislava. Lo smentiscono seccamente: “Renzi ha approvato e sottoscritto il documento conclusivo insieme a tutti gli altri paesi. A Bratislava c’è stata l’unanimità”. Qualcuno dice sul nulla. Senza dubbio sarà vero, visti gli esiti di tanti vertici. Ma se è così, perché Renzi l’ha sottoscritto? Aveva detto a caldo che non se la sentiva di partecipare alla conferenza stampa dei due leader perché non condivideva l’esito della conferenza con particolare riferimento al problema della crescita e dell’immigrazione. Poi si è scoperto che non era stato invitato, anche per evitare di dare la sensazione che si era formato un “direttorio a tre”, cosa non gradita agli altri 24 paesi che compongono la Ue. Del resto, proprio Renzi in più occasioni aveva fatto intendere che ormai l’Italia, attraverso la sua presenza, era il traino dell’Europa. La riprova: l’incontro di Ventotene che aveva dato corpo, sostanza, alla sua leadership, avrebbe aperto un futuro fulgido per l’Europa liberata da una zavorra come quella costituita dalla Gran Bretagna che finalmente se ne era andata. Il sogno di diventare, lui il ragazzo di Rignano, il numero uno in Europa si poteva avverare. Anche perché visto che in Italia le cose non andavano troppo bene, il timbro europeo, gli abbracci con Merkel e Hollande, le comparsate in televisione avrebbero compensato i dolori che gli provocavano in Italia anche quelli del suo partito, per esempio a proposito del referendum costituzionale e della legge elettorale. Per non parlare di quei gufi sempre pronti a predicare  sventure.

Una posizione di comando nella Ue faceva comodo al premier  in difficoltà

Una posizione di comando nella Ue faceva proprio comodo. Gli avrebbe consentito  di fare la voce grossa scaricando sugli altri Paesi le responsabilità della crisi della Ue, taluni parlano di coma. La crescita che non c’è nel nostro Paese come dimostrano tutti i dati economici, poteva essere scaricata sulle politiche sbagliate della Ue. Ora, pensate, Renzi scopre il fiscal compact, i danni che provoca tanto per dirne una. Non solo. Per quanto riguarda i problemi dell’immigrazione lui aveva  dettato la linea, risolto tutto, il rapporto con l’Africa in primo luogo, ma “loro” gli altri Paesi della Ue, compreso i suoi amici, o ex amici, Merkel e Hollande, non lo sostengono, ognuno tira l’acqua al proprio mulino, impegnati come sono in prossime elezioni. Per cui, alla luce dell’esito negativo dell’incontro di Bratislava, prende cappello e dichiara al mondo intero, ma quello che gli interessa è l’Italia: “Sull’immigrazione, il punto non è che noi vogliamo accogliere e loro no. Se è giusto salvare tutti in mare, non è giusto accogliere tutti solo in Sicilia e Puglia. Noi siamo italiani, quindi generosi, però non possiamo lasciare che un problema come l’immigrazione esploda per l”incapacità dell’Europa”.  Ecco la parola chiave del Renzi pensiero, si fa per dire.

Cercava assicurazioni sulla flessibilità per far cassa. Non le ha avute

Questo vale anche per il giudizio negativo dato da Renzi in merito ai problemi della crescita sui quali si attendeva, magari, una apertura sulla flessibilità. Monete, qualche miliardo, di cui il governo ha bisogno come dell’aria per riuscire a produrre uno straccio di legge si stabilità. Ci  sono promesse da mantenere, fatte un po’ a tutti a partire da Confindustra, “bonus” a questo e a quello invece di elaborare un progetto, un piano del lavoro, come chiedono i sindacati, la Cgil in particolare. Invece il premier punta sull’Ape, la flessibilità in uscita pagata dai lavoratori. Porta questo in Europa, insieme al fallimento del jobs act. Hollande si deve essere pentito amaramente di aver seguito Renzi su questa strada. Insomma, un fallimento della politica economica e sociale. Così come sul piano politico la fragilità del suo governo, sondaggi, per quanto valgono, su un eventuale ricorso alle urne che non danno il Pd vincente, vale anche per il referendum costituzionale, ha messo in allarme  Merkel e Hollande. Da qui la precisazione data da fonti del governo tedesco che precisano non solo che Renzi ha firmato il documento ma respingono i giudizi  pesanti dati dal nostro presidente del Consiglio affermando che “lo spirito di Bratislava è stato di collaborazione”, così come hanno confermato Merkel e Hollande. In Europa in particolare la Merkel ha sottolineato che “siamo in una situazione critica”.

Ci sarà uno scriba che chiede  a Renzi perché ha firmato il documento?

A fronte di queste “precisazioni” venute da autorevoli fonti, Renzi non trova di meglio che tacere. Noi non prendiamo per oro colato le affermazioni di amicizia, lo spirito di collaborazione, pensiamo che Bratislava sia stato uno dei tanti incontri che si risolvono in documenti che restano documenti. Pensiamo che l’Europa ha bisogno di cambiare le politiche economiche e sociali, che occorre una “ristrutturazione” dell’Unione che veda insieme stati che fanno della democrazia e delle libertà individuali e collettive. Basta rileggere il Manifesto di Ventotene, non c’è bisogno di andare molto lontano. Bene, però sarebbe interessante che Renzi spiegasse perché ha firmato la “roadmap” di Bratislava se non la condivideva. Ci sarà uno scriba che in una delle tante interviste gli chiede conto? Chissà, forse no.

 

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