Produttività. Gli incentivi fiscali sulla contrattazione aziendale non funzionano. Solo un grande equivoco del governo

Produttività. Gli incentivi fiscali sulla contrattazione aziendale non funzionano. Solo un grande equivoco del governo

Il Governo sembra deciso a rafforzare l’incentivazione fiscale per la contrattazione aziendale. Esponenti del Governo e tutta la stampa hanno sottolineato che si tratta di un intervento a favore della produttività delle imprese. Così non è, ed è bene che questo equivoco venga dissipato al più presto. La produttività di un’impresa (o di un Paese) aumenta quando con le stesse risorse impiegate si riesce a produrre un output più elevato; ciò può avvenire a seguito di maggiori investimenti, ristrutturazioni aziendali, acquisizioni, fusioni, ecc., ma non dipende in nessun modo, neanche indirettamente, dalla presenza di incentivi fiscali per la contrattazione aziendale.

Infatti se aumenta il prodotto per addetto le imprese possono comunque concedere aumenti retributivi a livello aziendale. In caso contrario, no. Il fatto che lo Stato si faccia carico di una parte del costo può aumentare i profitti o il salario netto, ma non incide sul dato strutturale che si colloca a monte. Siamo quindi di fronte ad una parziale fiscalizzazione di una parte del salario che ha l’obiettivo reale di rendere più conveniente la contrattazione di secondo livello rispetto a quella nazionale. Anche se si concorda su questo obiettivo è dubbio che convenga impiegare risorse pubbliche a questo fine, mentre sarebbe opportuno che le parti trovassero un accordo su un nuovo modello di contrattazione.

Anzi, rispetto a questo obiettivo l’incentivo può risultare perfino controproducente. L’incentivo, inoltre, avrebbe effetti negativi molto seri. La struttura dell’Irpef verrebbe alterata e distorta: a parità di reddito lordo vi sarebbero contribuenti con redditi netti diversi; i dipendenti delle piccole imprese sarebbero svantaggiati rispetto a quelli di imprese di maggiori dimensioni; i dipendenti del settore pubblico sarebbero comunque esclusi dalla misura. E’ probabile quindi che l’intervento potrebbe essere dichiarato incostituzionale. Rispetto all’obiettivo di aumentare gli investimenti produttivi, nel momento in cui i profitti vengono in parte sussidiati, la misura potrebbe allentare la necessaria pressione sull’impresa. Verrebbe inoltre disincentivata la mobilità dei lavoratori. Ed infine, se l’intervento pubblico fosse rilevante e si concentrasse di fatto soprattutto su alcune imprese (per esempio quelle esportatrici), la nuova dottrina Verstager potrebbe perfino individuare un caso di aiuto di Stato. In conclusione sarebbe utile non sprecare risorse pubbliche per obiettivi di dubbia utilità generale

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