Pensioni. Camusso: grandi annunci su accordi ? Dipenderà dalla qualità delle risposte. Marongiu: Ape non ha il consenso della Cgil. Ancora il governo non ha indicato le risorse, ma Cisl e Uil sono ottimisti

Pensioni. Camusso: grandi annunci su accordi ? Dipenderà dalla qualità delle risposte. Marongiu: Ape non ha il consenso della Cgil. Ancora il governo non ha indicato le risorse, ma Cisl e Uil sono ottimisti

In vista dell’incontro fra sindacati e governo sul tema pensioni che si svolgerà il 27 settembre e che dovrebbe essere definitivo, si apre una specie di toto risultato. Ottimisti  il ministro Poletti, il sottosegretario Nannicini, la segretaria generale della Cisl  Annamaria Furlan che aveva già previsto la chiusura positiva del confronto per mercoledì  21, poi si era rinviato il confronto e, ora anche il segretario confederale della Uil si aggrega alla truppa degli ottimisti. Difficile capire da cosa prende origine questo ottimismo dal momento che il governo non ha ancora reso note le risorse disponibili che dovranno trovar posto nella legge di bilancio.

Dalla Cgil arriva una secca smentita a tanto ottimismo. Parla Susanna Camusso e smorza gli entusiasmi. “Grandi annunci su accordo, vedremo. Non esiste la sfera di cristallo. Uno si aspetta che un incontro sia interlocutorio e invece è definitivo. In questo caso ci sono grandi annunci che questo incontro sarà risolutivo, dipenderà dalla qualità delle risposte”. “Dal tavolo sulle pensioni – prosegue Camusso che tiene un attivo sindacale a Torino – ci aspettiamo di conoscere l’entità delle risorse, una risposta sui lavori precoci, che al momento non c’è, e che si tirino le fila della discussione e si affronti il tema del rapporto con i giovani, che non ha relazioni con la legge di stabilità, e che per noi è molto importante per valutare l’effettivo cambiamento del sistema previdenziale attuale”.

Parte dall’Ape Nicola Marongiu, responsabile della contrattazione sociale della Cgil, intervistato da Radio Articolo 1. “L’Ape – afferma – è uno strumento finanziario, non previdenziale. Questo deve essere molto chiaro. In pratica, ha tutte le caratteristiche di un prestito sul quale abbiamo espresso sin da subito una posizione di contrarietà”. “È vero che durante il confronto si è aperta una discussione su alcune agevolazioni. Ma – prosegue – strutturalmente resta uno strumento che non vede il nostro consenso, è evidente che non siamo nelle condizioni di fare un accordo”. Quanto alle risorse, “abbiamo sempre detto che bisogna prima ragionare di platee e poi individuare quelle necessarie. Se si fa l’operazione opposta rischiamo di procurare la lesione di alcuni diritti come è successo in passato per gli esodati”. Per le categorie svantaggiate“al momento viene indicato un limite di reddito oltre il quale ci saranno dei costi per il lavoratore. Si ragiona su un limite di 1.500 euro lordi, che vuol dire circa 1.190 netti. Ma così resterebbe fuori una parte consistente del lavoro dipendente e anche di quello manifatturiero. Significa che chi usufruirà dell’Ape al minimo si ritroverebbe con un assegno intorno agli 800 euro al mese.

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