Padoan e Nannicini, geniali, dio li fa poi li appaia. Il primo: “Mai chiesta flessibilità alla Ue”. Il secondo: anticipi la pensione? Ti costa 200 euro al mese. Una “inezia” per Renzi. Incontro al buio governo-sindacati

Padoan e Nannicini, geniali, dio li fa poi li appaia. Il primo: “Mai chiesta flessibilità alla Ue”. Il secondo: anticipi la  pensione? Ti costa  200 euro al mese. Una “inezia” per Renzi. Incontro al buio governo-sindacati

Davvero geniale il Nannicini Tommaso, da Montevarchi, come la ministra Maria Elena Boschi, provincia di Arezzo nota anche per la Banca Etruria, mente economica di Renzi Matteo, master in economia all’Università Bocconi. E geniale il ministro Padoan il quale in ossequio ai desiderata del premier è andato in giro per l’Europa, ha contattato ministri, commissari della Ue, parlamentari europei, per perorare la causa della flessibilità di cui l’Italia ha bisogno per mettere a punto la legge di stabilità. Nelle sue peregrinazioni con il cappello in mano, umiliante, mentre Renzi sempre più assumeva toni e sembianze di uno spaccone, Padoan riceveva dei “no”, più o meno mascherati, non solo dal perfido ministro tedesco, quello Schaeuble che pare sempre arrabbiato. E che faceva? Geniale, dichiarava che l’Italia “non chiede altra flessibilità”. Dicevano i nostri partner europei “avete già avuto il dovuto, la flessibilità ve la siete  mangiata”. E lui, Padoan, cosa ha fatto, come ha risposto? Geniale. Dichiarava che l’Italia “non chiede altra flessibilità”. Ma vi pare una cosa seria? A noi no.

Il Nanni, abbreviato, ministro ombra, inventore dell’Ape che succhia soldi ai pensionandi

Torniamo al primo dei due geni, il Nanni come lo chiamano a Palazzo Chigi. ll premier prima l’ha  insediato in una stanza vicino alla sua come consigliere economico. Non bastava, da gennaio è sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, una specie di ombra dei ministri veri, a partire da Poletti che senza il suo consenso non muove foglia. Ha la delega al coordinamento delle politiche pubbliche in ambito economico, sociale e di ricerca scientifica. Delega, sul modello della Strategy Unit del governo inglese, che prevede la creazione di un nucleo tecnico di consiglieri economici, più la possibilità di avvalersi di due comitati di esperti a titolo gratuito. Tutto questo ambaradan per mettere in campo l’Ape. Non quella vecchia Vespa trasformata in furgoncino, l’Ape degli anni 50-60, forse qualcuna si aggira ancora, ma l’anticipo pensione che tanto piace al presidente del Consiglio e al ministro Poletti, gioco forza. Domani, forse, nell’incontro fra governo e sindacati, l’Ape prenderà forma. Ha detto Renzi Matteo qualche giorno fa che chi vuole andare in pensione qualche anno prima, tre al massimo, dovrà dare un contributo prendendo un prestito da Inps da restituire in venti anni. Chi usufruisce della flessibilità dovrà rilasciare una piccola quota della pensione. Una “inezia” secondo il premier.

Il sottosegretario annuncia trionfante: i disoccupati non pagheranno niente. Non hanno  niente

Nannicini annuncia trionfante, e lo dirà ai dirigenti di Cgil, Csl, Uil, che “l’anticipo pensionistico non costerà nulla ai disoccupati o ai lavoratori in condizioni disagiate”. Bella forza, sono disoccupati o giù di lì, neppure l’Inps presterebbe loro neppure un euro. Ma il Nannicini passa alla “inezia” renziana con grande disinvoltura. Annuncia che “oscillerà tra i 50 e i 60 euro al mese per 20 anni per chi percepisce una pensione di 1.000 euro e lo chiederà per un anno. Se l’anticipo è di tre anni costerà dai150 euro ai 200 al mese”. Tommaso Nannicini, intervistato da Presa diretta, questo ha detto: “Se un pensionato ha 1.000 euro al mese ed è meritevole di tutela, è disoccupato senza ammortizzatori sociali, fa lavori rischiosi, pesanti, faticosi, è in condizioni soggettive di bisogno perché magari ha a casa un disabile da assistere, in tutti questi casi il costo è zero. Per chi lavora, un anno di anticipo gli costerà una cifra da 50 a 60 euro al mese per 20 anni mentre tre anni di anticipo costeranno dai 150 a 200 euro al mese”. Prosegue Nannicini, il geniale: “Non si rischia niente, non ci sono garanzie che richiede l’Ape. Non si rischia l’auto, non si rischia l’immobile, gli eredi non rischiano di vedere qualcosa che ricade sulla pensione di reversibilità perché tutto sarà coperto da un’assicurazione”. “Interessi, assicurazione – afferma -saranno pagati da chi richiede l’Ape”, che dovrebbe essere l’Inps. Però ci sono “costi finanziari”. Chi li paga? Mistero. Non ci sono rischi reali, ripete più volte la mente economica di Renzi. Ma per chi ha una pensione di mille euro al mese avere una decurtazione mensile di duecento è di per sé un rischio, non può proprio perdere questa somma. Già è difficile arrivare alla fine del mese. Poi parla di “agevolati”, non si capisce bene a chi si riferisca, di “bonus fiscali che tornano in campo, legati ai contributi versati, di aiuti ai meritevoli”,di un “probabile aggancio”, dice proprio così, all’istituto della 14esima.

Il ministro dell’Economia: speriamo solo in uno “sconto”.

Da un genio all’altro. Torniamo al ministro Padoan. Riportiamo per intero una sua dichiarazione. “L’Italia spera di ottenere un nuovo sconto sull’aggiustamento dei conti pubblici – afferma – ma non lo chiederà invocando la clausola di flessibilità annunciata due anni fa dalla Commissione Juncker”. Si spiega ancora meglio: “Non c’è stata da parte nostra nessuna esplicita richiesta di flessibilità perché come sappiamo la flessibilità è stata consumata già in Italia che ha tutto il diritto di ottenerla, ma non è previsto al momento alcuna estensione della flessibilità ad anni successivi”. Questo ha detto il nostro ministro dell’economia ai giornalisti a conclusione del  Consiglio informale tenuto a Bratislava, in parallelo con il vertice svolto ad Atene promosso daTsipras cui hanno partecipato Hollande, Renzi, gli altri leader socialdemocratici e socialisti del  fronte Sud, riunione che non è proprio piaciuta in particolare ai leader dei Cristianodemocratici della Merkel, ai conservatori, alle destre. Si è incontrato con il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, concordando di rivedersi dopo l’aggiornamento dei dati economici italiani. Che come noto sono pessimi, riassumibili in parole, crescita zero, deflazione, aumento dei licenziamenti e dei disoccupati, crescita abnorme dei voucher.

Cancellati dibattiti, progetti, anche l’incontro di Ventotene per “ammorbidire” Merkel

Geniale allora Padoan il quale cancella dibattiti, progetti, proposte, quasi uno al giorno, diversi l’uno dall’altro, presentati dagli scriba renziani, tutti basati sulla flessibilità che, stando alle tante dichiarazioni di Renzi Matteo, era un nostro diritto grazie alla politica di riforme del governo. Non solo. Proprio il premier ha inventato l’incontro di Ventotene, con Merkel e Hollande. Ha scomodato i nomi e gli autori del “Manifesto”, Spinelli, Rossi, gli altri condannati al confino dai fascisti. Gli scriba al servizio del premier avevano scritto che la cancelliera tedesca aveva “ammorbidito” la posizione del suo governo anche se il ministro Schaeuble continuava a fare il ghigno feroce. Niente di tutto questo. Cancellato con un colpo di spugna. Attendiamo l’incontro con i sindacati i quali più volte hanno chiesto quale somma il governo può assicurare nella legge di stabilità per rendere concreti  gli impegni presi a parole. Si è parlato di circa 25 miliardi. Dove sono? Non si sa. Unica cosa concreta la proposta di Susanna Camusso, per una patrimoniale, un progetto per la crescita, il lavoro, la cultura, i contratti, le pensioni, la flessibilità in uscita, la lotta contro la povertà, i diritti dei cittadini.

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