Mostra Cinema Venezia. Leone alla carriera a Jean-Paul Belmondo, “Questi giorni” conquista la critica, Zlotowski e Vigas fuori concorso

Mostra Cinema Venezia. Leone alla carriera a Jean-Paul Belmondo, “Questi giorni” conquista la critica, Zlotowski e Vigas fuori concorso

In questa 73esima edizione della Mostra di Venezia, dopo aver iniziato con la consegna del Leone d’Oro alla carriera al regista polacco Jerzy Skolimowski, di casa a Venezia, è giunto il momento anche per l’attore francese Jean-Paul Belmondo, il “bandito delle 11” che prestò il volto a Godard più di una volta, di ricevere l’alto riconoscimento alla lunga carriera, consegnatogli dall’attrice e collega francese Sophie Marceau durante la cerimonia al Lido. Una leggenda assoluta del cinema francese, che dall’alto dei suoi 83anni non smentisce il fascino straniante e la simpatia coinvolgente che gli fecero guadagnare sin da giovanissimo la nomina di sex symbol. Seppur muovendosi con difficoltà sul palco, Belmondo si è mostrato molto soddisfatto, rivolgendo al pubblico sorrisi, sguardi e poche parole, di fronte all’esplosione di una sentita standing ovation e commozione generale. “Un volto affascinante, una simpatia irresistibile, una straordinaria versatilità” ha dichiarato il direttore Alberto Barbera nella motivazione. “Che gli ha consentito di interpretare di volta in volta ruoli drammatici, avventurosi e persino comici, e che hanno fatto di lui una star universalmente apprezzata, sia dagli autori impegnati che dal cinema di semplice intrattenimento”.

Concorso: Il Paradiso che non c’è di A. Konchalovsky e le ragazze di “Questi giorni” di G. Piccioni

Il concorso prosegue con la proiezione, in Sala Grande, di “Paradise” del regista russo Andrei Konchalovsky, che intreccia le vicende di tre giovani all’epoca del nazismo: Olga, un’aristocratica russa immigrata e membro della Resistenza francese che nel suo arresto conosce Jules, un collaborazionista franco-nazista incaricato di indagare sul suo caso. I due metteranno in piedi un accordo basato su favori sessuali in cambio della libertà. Ma le pene della donna non finiranno quando si ritroverà in un campo di concentramento dove la sua strada si incrocerà con quella di Helmut. Nel cast, Julia Vysotskaya, Christian Clauss, Philippe Duquesne, Victor Sukhorukov, Peter Kurt. “La storia è piena di grandi tragedie, la maggior parte delle quali ci appaiono come antichi misfatti che non potrebbero più accadere al giorno d’oggi” ha affermato il regista. “Uno dei momenti più terribili della storia della nostra generazione è stata l’ascesa del partito nazista e lo sterminio di milioni di ebrei e di altre persone che non rientravano nell’ideale nazista di un ‘perfetto paradiso’ tedesco. Tali atrocità dimostrarono fino a dove possa spingersi la malvagità degli esseri umani. Sebbene questi eventi siano accaduti nel passato, oggi sta tornando alla ribalta lo stesso modo di pensare radicale e intriso d’odio che minaccia la vita e la sicurezza di molti individui nel mondo. Paradise riflette su un ventesimo secolo carico di grandi illusioni sepolte sotto le rovine, sui pericoli della retorica dell’odio e sul bisogno degli esseri umani di usare la potenza dell’amore per trionfare sul male” conclude.

Una piacevole scoperta si è rivelato “Questi giorni” dell’italiano Giuseppe Piccioni che ha ottenuto grande consenso da parte della critica. “Volevo rimettermi in contatto con quella strana energia di chi bussa alle porte del futuro, quella manifestazione di volontà che si oppone a come dovrebbero andare o andranno comunque le cose. Una ‘illusione perduta’, per parafrasare Balzac, che ha una particolare tenacia”, spiega Piccioni. “Mi piace che le quattro ragazze siano velleitarie, capaci di sbagliare, di scegliere una strada senza alcuna bandiera ideologica; e mi piace anche che il film sia irregolare, che le soluzioni vengano rinviate, la storia sia resa intermittente”. Marta Gastini, Laura Adriani, Maria Roveran, Caterina Le Caselle sono loro le quattro ragazze di questa storia, fatta di quotidianità, di giovinezza e di voglia di vivere, in un formato realistico e credibile, come è stato definito. “Ho lavorato a lungo con le ragazze perché loro sono semplicemente il film. Volevo raccontare anche quel senso fisico dell’esistenza tipico di quell’età, quell’energia, quel dispendio senza riserve o cautele. Non volevamo una storia troppo premeditata. Incontrare ogni giorno le ragazze sul set mi procurava un’autentica gioia, in quei momenti mi sembrava che il film, il senso di quel lavoro mi si rivelassero appieno” conclude il regista.

Fuori concorso, il film d’animazione “Gantz:O” del regista giapponese e autore di manga e videogiochi Yasushi Kawamura: “La leggendaria serie Gantz/Osaka ha segnato il mio esordio alla regia. Hiroya Oku è il creatore di questo manga, che tratta temi come morte, giustizia e violenza. Io credo di essere riuscito a estrarre questi elementi e a trasformarli in un film di intrattenimento mai visto prima d’ora. È giusto avere grandi aspettative su Gantz:O, uno stupefacente, fantascientifico film d’azione e di sopravvivenza: dopo averlo visto, non potrete fare a meno di condividere commenti entusiasti. Sono sicuro che anche chi non ama l’animazione digitale o non conosce il manga originale apprezzerà il film” è stato il commento del regista.

Sezione Orizzonti: “Koca Dünya” di R. Erdem. Fuori concorso “Planetarium” di R. Zlotowski

In concorso nella sezione Orizzonti, “Koca Dünya” del regista turco Reha Erdem, con Ecem Uzun e Berke Karaer, due orfanelli che, usciti dall’istituto, finiscono nei guai commettendo un crimine. L’immensità del mondo, a loro così sconosciuto, e dal quale erano sempre stati tenuti lontani li costringerà a trovarsi un nuovo posto solo loro, come oasi di salvezza e rifugio: un nuovo punto di riferimento al quale appigliarsi. “La sostanza umana, che ha del miracoloso, è molto di più dei semplici atomi di cui è formata” ha affermato il regista “per cui dopo la nascita ognuno di noi ha bisogno di un altro tipo di abbraccio: quello di una madre o di un padre. Il bambino a cui manca si affaccia alla vita deprivato e affaticato. Perché quello è il posto dove si cresce spiritualmente e si acquisiscono le conoscenze di base sulle relazioni che aiutano a creare un ordine interno delle cose e a contrastare il mondo esterno, grazie a uno spazio interiore più sereno. I bambini che non hanno mai provato quell’abbraccio finiscono per incamminarsi per sentieri più faticosi e crudeli in questa vita. Hanno l’animo a pezzi e il corpo ammaccato. Questo film parla di un fratello e di una sorella che non hanno mai provato quell’abbraccio, e della loro lotta per aggrapparsi alla vita. Il film vuole dimostrare che, se si hanno fiducia e amore, c’è sempre un barlume di speranza per coloro che non rinunciano a provare a risalire quel baratro” conclude.

Fuori concorso, “Planetarium” della regista francese Rebecca Zlotowski, che riporta in passerella l’attrice Natalie Portman, insieme alla figlia di Johnny e Vanessa, Lily-Rose Depp, divenute inseparabili sul set e nella vita, “come due sorelle”, secondo quanto affermato da loro stesse. Un’affinità reale e tangibile che ha giocato a loro favore sullo schermo e nell’interpretazione dei personaggi in cui si sono calate. Accanto a loro anche Emmanuel Salinger. “Kate, Laura e Korben si incontrano nella Parigi notturna degli anni Trenta, in un mondo che si sta inasprendo: a chi, a che cosa credere?” ha raccontato la regista. “Le due giovani sono spiritiste, l’uomo è un produttore cinematografico. Quanto è importante il cinema come strumento di conoscenza, sia di sé che degli altri? Che cosa hanno da dirci i fantasmi? Contro chi vogliono metterci in guardia? Ho voluto raccontare il destino di questi tre personaggi presi nel turbine di un mondo pieno di sfiducia, di fede, di paure, di desideri e di ambizioni, talvolta contraddittorie. Un mondo come il nostro nel quale non sappiamo mai che cosa stia per cambiare”.

Tra le altre proiezioni, Orizzonti Corti e “El vendedor de orquídedas” di Lorenzo Vigas nella nuova Sala Giardino, sul padre Oswaldo Vigas, un noto pittore venezuelano, oggi ottantenne. Il documentario è ambientato ai giorni nostri e prende vita a partire dal ritorno dell’uomo nella cittadina dove è cresciuto, alla ricerca di un dipinto andato perduto quando era giovane. Questa ricerca lo porterà ad interfacciarmi di nuovo con il capitolo della sua gioventù che aveva messo da parte. “Ricordo la descrizione che faceva mio padre di un dipinto della sua adolescenza, quando viveva nella città di Guacara, che non vedeva da settant’anni” ha raccontato il regista. “Sapevo che teneva moltissimo al Venditore di orchidee per il modo in cui ne parlava e per le emozioni che venivano a galla ogni volta che ne ricordava il nome. Non sapevo quale fosse il legame, ma nel 2010, quando cominciò a preparare una mostra sugli esordi della sua carriera, realizzai di dover documentare quegli eventi. Il pretesto, la ricerca del dipinto perduto, divenne un’occasione per riflettere sul passare del tempo, sull’importanza dei ricordi e, soprattutto, sull’origine dell’impulso creativo primordiale. Immergendomi in un universo ignoto, il film su mio padre ha finito per influenzare la mia intima essenza di essere umano e di creatore” conclude.

Al film italiano “La ragazza del mondo” del regista Marco Danieli è andato il “Premio Brian”, dal titolo del film satirico dei Monty Python “Brian di Nazareth”, giunto quest’anno alla sua undicesima edizione, a cura dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR). La cerimonia di premiazione si è tenuta nel pomeriggio del 9 settembre, presso la Casa degli Autori di Venezia. La storia d’amore tra Giulia e Libero, interpretati da Sara Serraiocco e Michele Riondino, fa da sfondo alle due realtà, decisamente agli antipodi, dalle quali i giovani provengono: da un lato c’è lei, membro di una comunità di Testimoni di Geova, in cui regnano rigore, testi sacri e tradizione, dall’altro lui, ex-recluso per spaccio di droga, che proviene da un contesto comune, con i suoi errori e i suoi problemi. L’amore che nascerà tra loro è qualcosa di imprevedibile che li porterà a compiere scelte inaspettate, in nome di un sentimento più forte e più vivo di qualsiasi altra cosa al mondo. La scelta della giuria è caduta sul film di Danieli poiché è sembrato rispecchiasse a pieno i requisiti che sono alla base del Premio, cioè “la razionalità, il rispetto dei diritti umani, la democrazia, il pluralismo, la valorizzazione delle individualità, le libertà di coscienza, di espressione e di ricerca, il principio di pari opportunità nelle istituzioni pubbliche per tutti i cittadini, senza le frequenti distinzioni basate sul sesso, sull’identità di genere, sull’orientamento sessuale, sulle concezioni filosofiche o religiose”, oltre all’aver apprezzato la resa e l’atto recitativo, l’efficace e ben documentata rappresentazione e, in ultimo ma non ultimo, l’approccio critico al problema particolare delle “comunità” e nei confronti del più generale condizionamento esercitato dalla religione.

Leoncino Agiscuola. “Uno sguardo sulla cruda realtà della guerra”, questo e tanto altro è “Na Mliječnom putu”

È giunto il momento di annunciare il vincitore di questa 27esima edizione del premio “Leoncino d’Oro”, istituito da Agiscuola, di fatto uno dei premi collaterali più significativi della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Una giuria di 22 neomaggiorenni appassionati di cinema, provenienti da tutte le regioni d’Italia, ha consegnato il Leoncino al regista Emir Kusturica per “Na Mliječnom putu”, durante la cerimonia di premiazione che si è tenuta nel pomeriggio del 9 settembre, nella Sala degli Stucchi dell’Hotel Excelsior, al Lido di Venezia. Un commerciante che porta il suo latte oltre confine, sfidando la guerra. L’arrivo di una donna italiana che sconvolgerà i suoi progetti. Avventura, mistero e coraggio sono le componenti dell’opera di Kusturica. “Uno sguardo surreale filtra la cruda realtà della guerra, che pur non perdendo il suo più intrinseco tratto, lascia spazio a scene permeate di sognante malinconia” a detta della giuria. “Gli scenari popolati da oggetti incantati e animali magici che si muovono nella quotidianità del male, fanno da sfondo ad una corsa rocambolesca verso la possibilità di un amore surreale, quanto possibile”. Nel parlare delle motivazioni che hanno portato a premiarlo concludono: “Il sogno sfugge alla guerra, l’incontro allontana lo scontro e come, in un’utopica visione, il regista accompagna lo spettatore verso il realizzarsi disperato del destino di personaggi al contempo sognanti e crudi, stravaganti ed ordinari, determinati e universali”.

Segnalazione “Cinema for Unicef” a “Paradise” di Andrei Konchalovski

Segnalazione “Cinema for Unicef”, il riconoscimento che trasmette i valori e gli ideali dell’Associazione, istituito dal Comitato Italiano per l’Unicef e accolto alla Mostra fin dal 1980, ha  assegnato il prestigioso premio al regista russo Andrei Konchalovski per “Paradise”, che intreccia le vicende di tre giovani all’epoca del nazismo: Olga, un’aristocratica russa immigrata e membro della Resistenza francese che nel suo arresto conosce Jules, un collaborazionista franco-nazista incaricato di indagare sul suo caso. I due metteranno in piedi un accordo basato su favori sessuali in cambio della libertà. Ma le pene della donna non finiranno quando si ritroverà in un campo di concentramento dove la sua strada si incrocerà con quella di Helmut. Nel cast, Julia Vysotskaya, Christian Clauss, Philippe Duquesne, Victor Sukhorukov, Peter Kurt. La giuria ha affermato: “Scegliere di salvare e non di salvarsi, rinunciare ai propri diritti per difendere quelli degli altri; un mondo dove sofferenze e dolore fanno da sfondo alla vita dei bambini; piccole vite nate per adattarsi, crescere, formarsi laddove gli altri vedono solo odio e morte. Per un film che non teme di gridare e mostrare, nella sua brutalità, l’arrogarsi dei diritti di un uomo sull’altro, al quale neppure la morte concede assoluzione. Per queste ragioni la segnalazione ‘Cinema for Unicef’ della 73esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia viene assegnata a: ‘Paradise’ di Andrei Konchalovski”.

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