Mostra Cinema Venezia. La “Jackie”-Portman incanta, “Liberami” della Di Giacomo in Orizzonti e il “Robinù” di Santoro

Mostra Cinema Venezia. La “Jackie”-Portman incanta, “Liberami” della Di Giacomo in Orizzonti e il “Robinù” di Santoro

La grazia e l’eleganza di Natalie Portman hanno incantato il Lido nel corso della sfilata sul red carpet al fianco del regista cileno Pablo Larraín per il quale l’attrice americana è stata “Jackie”: un ruolo difficile, da interpretare con attenzione, senza distruggerne il mito o, peggio ancora, cadere nell’imitazione. Le fasi successive all’assassinio dell’amato marito, il presidente Kennedy, sono state per la First Lady le più delicate nel gestire il proprio trauma e il proprio dolore, l’essere allo stesso tempo una madre che consolasse i figli e una moglie devota che ne definisse l’eredità storica. La difficoltà nella realizzazione del film risiedeva infatti nel saper portare sullo schermo tutto questo turbinio di emozioni con delicatezza, verità e rispetto. L’attrice americana, sotto l’attenta direzione di un fuoriclasse come Larraín, sembra essere riuscita nell’impresa, calandosi a pieni voti nel ruolo, come dimostrato anche dai grandi applausi e dal successo di critica. “Tutti conosciamo la storia dell’assassinio di John F. Kennedy. Ma che cosa accade se ci concentriamo soltanto su di lei?” ha affermato il regista. E prosegue: “Come sono stati i tre giorni successivi, il dolore soffocante, i figli sconvolti, gli occhi del mondo intero su di lei? Jackie, regina senza corona, aveva perso il trono e il marito. Elegante, attraente, sofisticata, Jacqueline Kennedy è stata una delle donne più fotografate del XX secolo, sulla quale sono state scritte centinaia di libri e incentrati innumerevoli film e serie tv. Eppure, di lei sappiamo ben poco. Intensamente riservata, impenetrabile, forse la più sconosciuta donna famosa dell’era moderna. Mi piace pensare che non avremo mai complete certezze sul suo conto. Non conosceremo mai il suo odore, la luce del suo sguardo quando si era davanti a lei. Quello che possiamo fare è cercare. E mettere insieme un film fatto di frammenti. Scaglie di memoria. Luoghi. Idee. Immagini. Persone”. Conclude: “In pochi giorni lei ha trasformato il marito da un personaggio qualunque in una leggenda. Ne ha definito l’immagine, ne ha consolidato il lascito. E nel farlo, lei stessa è diventata un’icona, per sempre nota al mondo intero con il semplice nome… Jackie”.

L’altro film in concorso, in Sala Grande, punta di diamante di questo appuntamento è “Voyage of Time: Life’s Journey” del regista statunitense Terrence Malick. Il documentario ripercorre le fasi cronologiche, scientificamente provate, della nascita dell’universo e a seguire delle stelle e della vita sulla Terra, fino alla comparsa dell’umanità e agli stravolgimenti che ha portato con sé, attraversando quel che è stato nel passato, affrontando il presente e lasciando spazio per delle riflessioni sul futuro. Un viaggio d’esplorazione che mostra una serie di fenomeni naturali mai visti prima, celesti e terrestri, macroscopici e microscopici, proposti con la consulenza di un gruppo di esperti scientifici all’avanguardia. “Utilizziamo il potere del cinema per fondere le più avanzate conoscenze scientifiche dell’universo con i misteri indescrivibili e la passione per l’arte in modo da creare un viaggio sensorio che diviene per ognuno un’esperienza di scoperta personale” ha spiegato il regista.

Fuori concorso, “The Journey” dl regista inglese Nick Hamm: “Il cinema ha permesso di creare questa storia di come due nemici siano giunti a stringere un’improbabile amicizia politica”. È una storia vera di speranza che ha portato ad un punto di incontro politico due fazioni che sembravano inconciliabili, guidati dal fervente predicatore protestante Ian Paisley e dal repubblicano irlandese Martin McGuinness. I due che dapprima si rifiutano di rivolgersi la parola riusciranno in seguito ad accettare l’accordo e governare insieme, in un compromesso storico senza precedenti. “È una storia dell’Irlanda del Nord, ma è anche di più” prosegue il regista. “Se due nemici giurati come loro sono riusciti a mettere da parte l’odio e a venirsi incontro, lo possono fare anche altri. Le atrocità del terrorismo negli ultimi anni hanno glorificato gli estremismi e l’intransigenza è diventata il modus operandi del mondo. Questo film vuole essere una risposta a questo tipo di etica. È un film militante sull’idea di pace e vuole celebrare la bellezza del compromesso e della capacità di fare concessioni. La mia speranza è che The Journey, che è basato su una storia vera, immagini non soltanto ciò che è stato ma anche ciò che potrà essere in futuro”. Nel cast Timothy Spall, Colm Meaney, Freddie Highmore, John Hurt, Toby Stephens.

Sezione Orizzonti: “Kékszakállú” di G. Solnicki e “Liberami” di F. Di Giacomo

In concorso nella sezione Orizzonti, in Sala Darsena, “Kékszakállú” di Gastón Solnicki, ispirato liberamente all’unica opera lirica di Béla Bartók, con Laila Maltz, Katia  Szechtman, Lara Tarlowski, Natali Maltz, Maria Soldi, Pedro Trocca, Denise Groesman. Il regista argentino trasforma l’idea del castello di Barbablù in qualcosa di molto meno riconoscibile: un racconto di inerzia generazionale, che alterna scene di lavoro e riposo tra Buenos Aires e Punta del Este. Un ritratto insolito di donne d’alto rango, annoiate e minate dalla recessione economica che cercano di far sopravvivere la loro stirpe dal sangue blu. “Liberami” dell’italiana Federica Di Giacomo, che affronta il tema dell’esorcismo moderno, tornato a far tremare l’umanità, di fronte al quale tutti credono di trovare risoluzione nella Chiesa. “Ho scelto di raccontare questa storia dal punto di vista di chi la vive ogni giorno” ha affermato la regista. “Perché gli esorcisti vengono nominati dai vescovi e la loro vita si trasforma completamente. E i cosiddetti “posseduti” sono persone comuni che si avvicinano alla Chiesa in un momento critico della loro vita. La loro esperienza si emancipa, quindi, dall’immaginario horror e acquista una complessità in cui c’è posto anche per l’ironia”.

Tra le altre proiezioni, per il Cinema nel Giardino il documentario “Robinù” di Michele Santoro, che mette da parte per un momento la tv scegliendo il cinema per parlare di una realtà dimenticata: i baby boss della Camorra, che qui si raccontano senza filtri. “I veri volti dei baby boss, dei loro familiari devastati dal dolore, il loro racconto diretto e senza alcuna mediazione, descrivono – per la prima volta sullo schermo – la storia di un popolo giovane ridotto a carne da macello. Sotto gli occhi indifferenti delle istituzioni, questi ragazzi hanno evaso qualunque obbligo scolastico, non parlano l’italiano, hanno i denti devastati dalla droga, ma esprimono chiaramente sentimenti e passioni di una forza sconosciuta a quella parte di Paese definita ‘normale'” ha affermato Michele Santoro.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.