Mostra Cinema di Venezia. “The Young Pope” di Sorrentino, il western olandese di Koolhoven e l’approdo dei belgi in sezione Orizzonti

Mostra Cinema di Venezia. “The Young Pope” di Sorrentino, il western olandese di  Koolhoven e l’approdo dei belgi in sezione Orizzonti

L’arrivo di Paolo Sorrentino infiamma il red carpet della Mostra del Cinema di Venezia, spartendosi le attenzioni del pubblico con la superstar che lo affianca, l’attore americano “blindato” e riservatissimo Jude Law, fortemente voluto dal regista italiano per interpretare il ruolo del protagonista del suo ultimo lavoro presentato al Lido fuori concorso: “The Young Pope”, serie tv in dieci puntate che andrà in onda su Sky Atlantic dal 21 ottobre prossimo.

È la storia di Lenny Belardo, alias Pio XIII, un papa dalle mille contraddizioni, misterioso e affascinante, che prova, dall’alto del suo incarico, ad avvicinarsi a Dio per regalarlo agli uomini e, in primis, a se stesso. “Come si cerca la fede e come si perde la fede. La grandezza della santità, così grande da ritenerla insopportabile” ha affermato Sorrentino. “Quando si combattono le tentazioni e quando non si può fare altro che cedervi. Il duello interiore tra le alte responsabilità del capo della Chiesa cattolica e le miserie del semplice uomo che il destino (o lo spirito santo) ha voluto come pontefice. Infine, come si gestisce e si manipola quotidianamente il potere in uno Stato che ha come dogma e come imperativo morale la rinuncia al potere e l’amore disinteressato verso il prossimo. Di tutto questo parla The Young Pope” conclude. “Sono stato un colore nella tavolozza di Paolo”, ha affermato Jude Law. “All’inizio ero preoccupato di vestire i panni del papa, poi in realtà stavo interpretando soltanto un uomo”. Nel cast anche Diane Keaton, Silvio Orlando, Scott Shepherd.

In concorso, presentato in Sala Grande, “Frantz” del regista francese François Ozon, ambientato al termine della Prima guerra mondiale, con Pierre Niney, Paula Beer e Marie Gruber. La morte di Frantz al fronte in Francia suscita tormento nei vivi che restano, sopravvissuti alle barbarie della guerra, tra cui la fidanzata Anna che deposita tutti i giorni fiori sulla sua tomba, e il giovane Adrien, tormentato per la morte dell’amico, il cui arrivo nella cittadina tedesca causerà degli sconvolgimenti e delle tensioni. “In questo film ci sono state molte sfide entusiasmanti” ha affermato Ozon. “Prima di realizzarlo non avevo mai girato film di guerra o scene di battaglia, né avevo mai filmato una piccola città tedesca, Parigi in bianco e nero, in tedesco… Per me è stato molto importante raccontare questa storia dal punto di vista tedesco, dalla parte dei perdenti, attraverso gli occhi di coloro che furono umiliati dal Trattato di Versailles”.

A seguire, “Brimstone” del regista olandese Martin Koolhoven, il quale rivela che “ogni regista di cinema adora i Western, ma è difficile creare qualcosa di originale con un genere che vanta così tanti e grandi predecessori.” E conclude: “Per questo motivo sono passati anni prima che trovassi il coraggio di scriverne uno”. L’epopea di un’eroina, Liz, interpretata da Dakota Fanning, una donna dotata di grande coraggio, femminilità e forza che trionfa su tutti e su tutto, vincendo la difficile guerra contro il suo alterego cattivo, il Predicatore.

Sezione Orizzonti, arrivano i belgi: “Home” di F. Troch e “King of the Belgians” di P. Brosens e J. Woodworth

In concorso nella sezione Orizzonti, proiettati in Sala Darsena: “Home” della regista belga Fien Troch, che affronta il tema dello scontro generazionale, tra genitori e figli, e invita a ragionare sulle relazioni interpersonali in generale. “Ho voluto esplorare la tensione che si crea tra due generazioni diverse” ha spiegato la regista. “Il modo in cui gli adulti si confrontano con le responsabilità verso gli adolescenti, e come i giovani a loro volta cercano di trovare la strada verso la vita adulta”. Amicizia e fiducia sono messi a dura prova nei legami tra i protagonisti della storia, Kevin, Sammy e John, che ne traggono insegnamenti per la propria vita.

“King of the Belgians”, diretto dal belga Peter Brosens e dalla statunitense Jessica Woodworth, è un film on the road che racconta le strampalate vicende del re Nicola III del Belgio bloccato a Istanbul per una tempesta solare che gli impedisce di far ritorno in patria e che metterà a dura prova i suoi nervi. “L’idea è nata dopo l’eruzione di un vulcano islandese: mettiamo un re belga a Istanbul, creiamo un evento naturale, scateniamo una crisi politica e poi lanciamolo in un viaggio di ritorno via terra, tra ostacoli, rese dei conti e rivelazioni finali”, hanno raccontato i due registi. “Il re, privato del protocollo, affronta situazioni che lo riempiono di dubbi e di stupore. La sua inaspettata odissea gli permette di riflettere sul suo ingombrante ruolo nell’universo: lui non è che un uomo, ma è anche un re”.

Jorge Thielen Armand si racconta in “La Soledad”. James Franco traspone “In Dubious Battle”

Tra le altre proiezioni, in Sala Giardino: “La Soledad” di Jorge Thielen Armand, racconto autobiografico del regista e, al contempo, ritratto romanzato della crisi socio-economica venezuelana. Il film è ambientato nella villa La Soledad, oramai fatiscente, che è appartenuta alla famiglia Armand, nella quale il regista ha trascorso parte delle propria vita. La realizzazione della pellicola è avvenuta grazie anche alla collaborazione delle persone che ancora oggi vivono realmente nella villa, tra cui José Dolores López, Marley Alvillaes López e Adrializ López. “Ricordo di aver scoperto l’immenso giardino della casa della bisnonna insieme a José e ai miei cugini” ha raccontato il regista. “Le storie di mio zio avevano trasformato La Soledad in un luogo surreale per noi e i miei incontri con lo spirito del mio bisnonno mi hanno riportato in questo luogo per tutta la vita. Volevo fare un film sui miei ricordi e sul presente di questa villa fatiscente, con le persone che ancora ci vivono. Mentre lavoravamo al film la casa ha incominciato a riassumere in sé la realtà del Venezuela odierno: dimenticato da tutti, abitato da persone che sono piene di speranza ma prive di opportunità” conclude.

“In Dubious Battle” di James Franco, basato sull’omonimo romanzo dello scrittore John Steinbeck, rappresenta l’esaltazione del tragico idealismo che anima un gruppo di lavoratori stagionali, nei campi di mele della California, nell’insorgere contro i proprietari terrieri. “È un racconto straordinario di lotta dell’uomo contro se stesso, un argomento incredibilmente vivo durante la Grande Depressione, e ancora oggi estremamente pertinente. Trasporre la sua opera è un sogno che si realizza” ha commentato il regista.

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