Mostra Cinema di Venezia. Persol Tribute a Liev Schreiber, “Nocturnal Animals” e Romero rimasterizzato in 4k

Mostra Cinema di Venezia. Persol Tribute a Liev Schreiber, “Nocturnal Animals” e Romero rimasterizzato in 4k

È arrivato il giorno di Liev Schreiber (nella foto) alla Mostra del Cinema di Venezia, protagonista del film fuori concorso “The Bleeder”. L’attore statunitense, vero e proprio habitué della Mostra – nel 2004 si era calato nei panni del tormentato protagonista di “The Manchurian Candidate” di Jonathan Demme, nel 2012 era nel cast de “Il fondamentalista riluttante” di Mira Nair e, ancora, altra e ultima partecipazione lo scorso anno per “Il caso Spotlight” di Tom Mc Carthy – torna ora al Lido. A lui l’onore di accompagnare l’ultimo documentario sulla vita e sulla carriera del pugile Chuck Wepner, del regista canadese Philippe Falardeau, che nel cast ha fortemente voluto la moglie Naomi Watts, la quale gli ha lasciato ampio palcoscenico cancellando tutte le interviste. Liev Schreiber è stato poi omaggiato di un riconoscimento, il Persol Tribute to Visionary Talent Award, che gli è stato consegnato durante una cerimonia speciale che si è tenuta in sala Grande.

Secondo passaggio in passerella per l’attrice Amy Adams, nei panni della protagonista di “Nocturnal Animals”, del regista e stilista Tom Ford, nome ripreso dal titolo del romanzo di cui si narra nel film, che rappresenta la chiave di volta della trama, attorno al quale ruotano le vicende dei personaggi. Un thriller romantico che attraversa un universo di emozioni: l’amore di Susan per il marito, interpretato da Jake Gyllenhaal, la crudele verità che emerge dalla lettura del romanzo e la vendetta psicologica dell’ex marito, il quale sembra ancora essere una minaccia per i suoi sentimenti. “È un racconto che esorta a confrontarsi con le scelte che facciamo nel corso della vita e sulle conseguenze delle nostre decisioni” ha affermato Tom Ford, “in una cultura sempre più ‘usa e getta’, dove tutto, incluse le relazioni, può essere facilmente buttato via, è una storia sull’importanza di dare valore ai rapporti personali che ci sostengono nella vita”. Tom Ford, autore anche della sceneggiatura, ha tratto il soggetto per il film dal romanzo di Austin Wright, “Tony and Susan”.

In Sala Grande, tripudio di film americani con la proiezione dell’altro film in concorso: “El Cristo ciego” del regista Christopher Murray, con Michael Silva. “La fede come modo per sopravvivere in una società a rischio” commenta il regista parlando del film. È la storia di Michael, ambientata nel deserto del Cile settentrionale, un giovane che pur di salvare il caro amico intraprende un pellegrinaggio a piedi nudi con l’intento di far avverare un miracolo, svelando strada facendo le debolezze della società in cui vive, così tanto bisognosa di fede e di evasione dalla drammatica realtà quotidiana.

Sezione Orizzonti: “Tarde para la ira” di R. Arévalo e “Die Einsiedler” di R. Trocker

Nella Sezione Orizzonti, due i film in concorso in Sala Darsena, cominciando da “Tarde para la ira” del regista spagnolo Raúl Arévalo, ambientato nell’agosto del 2007 a Madrid. “Parlare della violenza dal mio punto di vista: una violenza secca, cruda, dura, com’è nella vita vera. E farlo tramite una trama e una struttura avvincenti, che combinassero questa ricerca di realismo e credibilità” ha affermato Arévalo, che ha scelto gli attori Antonio de la Torre, Luis Callejo e Ruth Diaz, per interpretare le vicende di Curro, arrestato per rapina, il quale una volta fuori, oltre alla libertà, capisce di aver perduto anche l’amore della sua donna, Ana, innamorata oramai di Josè nel quale vede un barlume di fuga per iniziare una nuova vita, lontana dal malaffare e dai guai.

L’altro film della doppietta è “Die Einsiedler” del tedesco Ronny Trocker, con Andreas Lust, Ingrid Burkhard e Orsi Toth, nei panni di una famigliola alpina, apparentemente tranquilla, che abita da decenni in un maso tra i monti, ma che nasconde morbosità e terribili segreti, dettati da una mentalità chiusa e retrograda: il lavoro nella cava di marmo ottenuto dal figlio, spinto dalla madre, diverrà priorità assoluta da non perdere per alcuna ragione al mondo, tant’è che al ragazzo sarà anche nascosta la morte del padre per non farvi rinunciare.

La morte secondo Bhutiani e Romero: proiettati “Mukti Bhawan” e “The Dawn of the Dead” restaurato in 4k

Tra le altre proiezioni, i lavori dei due registi, l’indiano Shubhashish Bhutiani e lo statunitense George A. Romero. “Non appena ho sentito dell’esistenza di questi alberghi a Varanasi, ho deciso che dovevo andare a vederli coi miei occhi” ha spiegato Bhutiani. “Non sapevo cosa aspettarmi da un posto dove le persone prendono una stanza per morirci. La vera sorpresa sono state le conversazioni con gli ospiti di questi alberghi e le storie che ne sono seguite. La storia di un figlio che ha portato il padre lì per trascorrere i suoi ultimi giorni mi ha fatto guardare il Mukti Bhawan non soltanto come un luogo, ma anche come un ambiente plasmato dai rapporti fra le persone che vi alloggiano”. È proprio questa infatti la tematica che il regista indiano ha scelto di affrontare: la liberazione che si attua con la morte, vista a sua volta come celebrazione di qualcosa di profondo, che si intreccia con la vita e la rinascita dei rapporti con l’altro.

A presentare nella nuova Sala Giardino “The Dawn of the Dead”, Dario Argento e Nicolas Winding Refn, nella versione restaurata a cura di George A. Romero. Il film, del 1978, è ormai un cult nel genere horror, ed è stato presentato nella forma rimasterizzata in 4k. È il secondo tempo della celebre quadrilogia di George A. Romero dedicata ai morti viventi. “Dawn of the Dead nasce nel clima psicologico e sociale successivo a uno dei più bui e turpi periodi della storia americana, dopo l’escalation di sangue e morte della guerra del Vietnam” ha spiegato Romero. “Ma al di là degli aspetti propri del contesto, c’è una metafora nel film che ritengo universale: quella del consumo. In una società consumistica, noi, come loro (i morti viventi) finiamo per comportarci in modo simile, come fossimo eterodiretti all’acquisto di cose e merci, senza controllo”.

“Franca: Chaos and Creation”, omaggio di un figlio alla madre

“Con questo film ho posto delle domande che credo non molti figli rivolgano ai propri genitori. Domande intime e personali che di solito non si ha la voglia, o la possibilità, di fare”, con queste parole il regista italiano Francesco Carrozzini commenta la sua scelta di dedicare un film alla amata madre Franca. Direttrice di Vogue Italia dal 1988, Franca Sozzani è dunque la vera e unica protagonista che dà il nome al film “Franca: Chaos and Creation” approdato al Lido. Un ritratto profondo ma informale di un personaggio noto, descritto attraverso immagini di repertorio, filmati d’infanzia in super8, interviste e la visione costante di madre e figlio che dialogano con familiarità delle cose della vita, fatta di gioie, successo ma anche dolore: emozioni che il regista ha saputo dosare con giudizio, senza mai intaccare l’aura di intoccabilità e perfezione che la madre ha saputo costruire nel corso della sua lunga carriera.

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