Mostra Cinema di Venezia. Amir Naderi il prescelto di Jaeger-leCoultre. Arriva “Piuma” in concorso, Lemieux e Morrison in Orizzonti

Mostra Cinema di Venezia. Amir Naderi il prescelto di Jaeger-leCoultre. Arriva “Piuma” in concorso, Lemieux e Morrison in Orizzonti

Giornata di Premi alla Mostra di Venezia, a cominciare dalla consegna da parte della maison di alta orologeria Jaeger-leCoultre del Glory to the Filmmaker Award al regista iraniano Amir Naderi, che presenta in questa 73esima edizione “Monte”, fuori concorso, proiettato a seguire. “Per rendere possibile qualcosa in qualsiasi tempo bisogna esser pronti a credere, aver pazienza e pagare con il proprio cuore. Mai rinunciare, finché non si giunga alla meta. Perché? Perché questo è il dono concesso all’essere umano: la sfida” ha affermato il regista parlando del film. “Il mio personaggio, un qualunque uomo del settentrione – un contadino italiano di mille anni fa, vissuto nel Medioevo – dimostrerà che gli esseri umani sono umani e che i problemi sono problemi. Ma la cosa più importante è chiedersi che cosa si vuol fare e perché” conclude.

In Sala Giardino, la Biennale di Venezia ha conferito un Tributo Speciale al produttore statunitense Chris Meledandri, nominato all’Oscar e fondatore e CEO della Illumination Entertainment, per il suo straordinario contributo allo sviluppo del cinema d’animazione. Il produttore è stato inoltre protagonista di un’esclusiva “Conversazione”, seguita dalla proiezione di un estratto del prossimo film d’animazione “Sing” (2017), prodotto dalla casa di sua fondazione, come anche “Pets – Vita da animali” (2016, The Secret Life of Pets), già presentato e proiettato al Lido in anteprima italiana domenica 4 settembre, che sarà nelle sale dal 16 ottobre. Il Direttore della Mostra, Alberto Barbera, ha dichiarato: “Chris Meledandri ha rivoluzionato il modo di concepire e realizzare il cinema d’animazione raggiungendo, con investimenti oculati e contenuti, risultati  a dir poco eccellenti sia dal punto di vista qualitativo che degli incassi.  Sotto la sua guida, la Illumination Entertainment si è imposta nel breve volgere di pochi anni tra i centri creativi più dinamici e innovativi che operano nel mondo dell’animazione.  L’omaggio che la Mostra gli dedica intende sottolineare il contributo straordinario dell’artista, all’origine di successi planetari come Cattivissimo Me e Minions, destinati a modificare il nostro rapporto con l’immaginario dei cartoons”.

La lotta all’omofobia in “La región salvaje” e la leggerezza della “Piuma”

In concorso, in Sala Grande, “La región salvaje”, il thriller/horror del regista messicano Amat Escalante, in cui la persistenza di certi valori familiari si intreccia con la negatività di un pensare comune, con  Ruth Ramos, Simone Bucio, Jesús Meza, Edén Villavicencio. “La lotta per conquistare l’indipendenza da parte di una giovane donna nata e cresciuta in una cultura fortemente maschilista, misogina e omofobica”, ha affermato il regista. “L’ispirazione e le idee di questo progetto mi sono venute quando, nella mia città di Guanajuato, in Messico, ho letto un titolo di giornale che diceva: ‘Hanno annegato un piccolo frocio’. Si trattava di un infermiere che lavorava in un ospedale pubblico e, sebbene avesse dedicato la vita a servire la gente, veniva ricordato ai lettori del giornale soltanto come ‘un piccolo frocio’. Questo titolo è all’origine di ‘La región salvaje’. Alla storia ho aggiunto l’aspetto fantastico/ horror di una creatura misteriosa” conclude.

In “Piuma”, il regista italiano Roan Johnson ha scelto di affrontare il tema della nascita di un figlio, essendo partito a monte col porsi delle domande sulla vita, sul futuro e sulle responsabilità che l’evento porta con sé. “Ho scritto questa storia con Ottavia, Davide e Carlotta per esorcizzare una grande paura che condividevamo: fare un figlio”, ha confessato il regista. “La chiave è stata trovare una storia come quella di due ragazzi come Ferro e Cate: così siamo riusciti a prendere le giuste distanze, rendendo drammaturgico il conflitto che volevamo raccontare. E come loro anche noi ci salveremo se giocheremo la carta della leggerezza e dell’autoironia, se di fronte al pessimismo di questo mondo rilanceremo con l’ottimismo se non della volontà, almeno dell’incoscienza e del sogno”. Essere leggeri come una piuma, “planando sulle cose dall’alto, senza macigni sul cuore”, parafrasando una famosa espressione di Italo Calvino. Ad interpretare il delicato ruolo di protagonisti Luigi Fedele e Blu Yoshimi Di Martino, affiancati da Sergio Pierattini, Michela Cescon, Francesco Colella.

Sezione Orizzonti: “Maudite Poutine” di K. Lemieux e “Dawson City: Frozen Time” di B. Morrison

Nella sezione Orizzonti, presentati “Maudite Poutine” del regista canadese Karl Lemieux, che parla di Vincent, interpretato da Jean-Simon Leduc, giovane di 27 anni, colto mentre rubava droga, che lotterà duro per sopravvivere in un contesto in cui la violenza regna sovrana. “Il film ci riporta al mio paese d’origine, una piccola comunità al centro del Quebec che, come tante altre, basa la propria sopravvivenza sull’industria locale”, ha raccontato il regista “Volevo immergere lo spettatore in un particolare momento storico in cui molti di noi scoprirono la musica radicale come valvola di sfogo per l’angoscia alimentata dalla noia e dal turbamento interiore. Uno strumento per sfuggire alla violenza pervasiva che era radicata nel nostro mondo di allora”.

L’altro film proiettato è “Dawson City: Frozen Time” del regista statunitense Bill Morrison, documentario che rispolvera la curiosa storia vera della collezione di circa 500 film, risalenti agli anni ’10 e ’20 del Novecento, ritenuti persi per più di cinquant’anni fino al giorno del ritrovamento in una piscina subartica nello Yukon. I filmati, insieme alle interviste e ai servizi giornalistici negli archivi, operano una ricostruzione della singolare storia di una cittadina canadese, ripercorrendone le varie fasi, il tutto sonorizzato dall’enigmatica musica originale di Alex Somers. “È una storia piena di ironia amara in cui la promessa di qualcosa porta con sé proprio il contrario. È una storia raccontata usando, per quanto è stato possibile, gli stessi film della collezione. È allo stesso tempo un cinema di mitologia e una mitizzazione del cinema. Oro e Argento, che sono legati e si susseguono l’un l’altro per sempre, guidano la narrazione in un capitolo unico della civiltà umana” è stato il commento del regista.

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