Monte Paschi. I sindacati: subito un nuovo Ad. Il governo metta in sicurezza la banca e non interferisca su nomine. Pronti alla mobilitazione

Monte Paschi. I sindacati: subito un nuovo Ad. Il governo metta in sicurezza la banca e non interferisca su nomine. Pronti alla mobilitazione

Monte Paschi di Siena ancora agli onori della cronaca. Le dimissioni dell’amministratore delegato Fabrizio Viola,  giunte improvvisamente riportano in primo piano il problema della trasparenza degli istituti di credito e, insieme, il ruolo del governo che, dicono i sindacati in una nota unitaria, “dovrebbe essere quello di mettere in sicurezza la banca e non interferire su dimissioni e nomine dell’amministratore delegato”. Non a caso i segretari generali di  Fabi, First CIS,  Fisac Cgil, Sinfub, Ugl/Credito, Uilca–Unisin,  rispettivamente Lando Sileoni, Giulio Romani, Agostino Megale, Pietro Pisani, Piero Peretti, Massimo Masi, Emilio Contrasto nel comunicato unitario si dicono “profondamente preoccupati da quanto sta accadendo in questi giorni che rischia di vanificare tanti di questi sacrifici, proiettando la banca in una nuova fase di instabilità, proprio in un momento nevralgico per il suo risanamento” e richiamano il fatto che “i lavoratori del Monte dei Paschi, in questi anni di grave difficoltà non certo generati da loro responsabilità, hanno sopportato sacrifici straordinari, presidiando, con abnegazione e professionalità, il patrimonio clienti della banca, nonostante le riduzioni di organico di  8000 addetti ed  i continui attacchi speculativi, mai da nessuno arginati, che hanno minato tempo per tempo l’immagine aziendale.” Annunciano, nel caso in cui non si riprenda subito il cammino del risanamento, iniziative di mobilitazione.

Il ministro Padoan avrebbe sollecitato un avvicendamento al vertice di Mps

Cerchiamo di ricostruire come si è arrivati alle dimissioni dell’amministratore delegato Fabrizio Viola che, afferma la nota sindacale “ha condotto la banca nel periodo più difficile della sua storia senza poter beneficiare del sostegno che forse sarebbe stato necessario dare all’azienda”. “All’Ad dimissionario – prosegue la nota sindacale – vanno il nostro saluto ed i  nostri auguri per il futuro, ma, nel contempo, non possiamo non esprimere perplessità sulle modalità con cui sembra essere maturata la sua decisione di rinunciare all’incarico”. Viola, ovviamente, non parla, non motiva le sue dimissioni, si limita a dire “non credo che la mia uscita inciderà sul piano di risanamento”. Dimissioni che sarebbero state sollecitate addirittura del ministero  del Tesoro che di Mps è il primo azionista con il 4%. Lo stesso ministro Padoan avrebbe sollecitato  un avvicendamento. E sempre dal ministero venivano assicurazioni, come si usa in questi casi, che “la situazione è sotto controllo”. Una ammissione indiretta che una qualche manina ha giocato un ruolo sulle dimissioni, forse non proprio volontarie, tanto che fonti di stampa hanno sottolineato che “La decisione dell’uscita di scena del banchiere 58enne è stata presa al consiglio convocato per un aggiornamento sul piano, che prevede la vendita di tutti i crediti in sofferenza (con l’intervento anche del Fondo Atlante) e la ricapitalizzazione”.

Difficile reperire sottoscrittori di ben cinque miliardi previsti dal piano di ricapitalizzazione

Questo è il nodo da sciogliere. La situazione “sotto controllo” in effetti significa che qualcosa non va, deve essere appunto “controllato”. E non si tratta di cose di poco conto ma del futuro di Mps. Negli ambienti finanziari si fa riferimento al fatto che ci sono difficoltà a reperire sottoscrittori di ben cinque miliardi di nuove azioni come previsto dal piano di ricapitalizzazione. Jp Morgan e Mediobanca, banche capofila del consorzio di pre-garanzia, nei sondaggi effettuati avevano riscontrato “difficoltà”. Malgrado l’ottimismo del governo, di Renzi in prima persona, non è facile trovare sottoscrittori da 5 miliardi per una banca che ora vale 690 milioni, per di più dopo la bocciatura agli stress test della Banca centrale europea. Vediamo allora come maturano le dimissione di Fabrizio Viola. In quattro anni è riuscito a riportare Mps all’utile, 390 milioni nel semestre 2016, pur in presenza di crediti deteriorati, ben 45,3 miliardi. Il Consiglio di amministrazione, unanime, afferma che Viola “lascia la banca solida e in utile”, gli ha reso merito ieri il board, lo ringrazia “per l’alta qualità del lavoro svolto nell’interesse di Mps” ne apprezza la grande competenza, la totale dedizione e trasparenza con cui ha guidato efficientemente la banca per più di quattro anni. Allora perché si dimette o, meglio, di fatto è costretto a lasciare? Intanto sul piano di salvataggio ci sono state continue dichiarazioni su possibili cambiamenti, pressioni di ogni genere, “rumors” si dice negli ambienti del Monte. Senza dimenticare che lo stesso Renzi Matteo, come può, straparla dell’Istituto, solo da quando è arrivato lui le cose si sarebbero aggiustate. E Viola che c’era prima dell’avvento del renzismo potrebbe non aver gradito. Ma c’è di più. Il ministro Padoan, lo ha detto lui stesso, non ha ancora deciso se sottoscrivere la ricapitalizzazione. Dice che deve scegliere  tra perdere quanto investito e mettere altro denaro nel Monte. Per chiunque sia chiamato a dirigere Mps una bella gatta da  pelare.

I dipendenti, il  valore aggiunto di Mps, non accettano di essere sovrastati da altri interessi

In questa situazione le preoccupazioni dei sindacati che chiedono al governo di mettere in sicurezza la banca, di non interferire sulla nomina dell’amministratore delegato sono più che giustificate. “Ci auguriamo – scrivono i segretari generali dei  sindacati dei bancari – che il vuoto di governance della banca sia rapidamente riempito per riprendere, subito, un cammino di risanamento che non può subire interruzioni. Il sindacato unitariamente presidierà affinché i dipendenti, vero valore aggiunto di questa banca, non debbano accettare di essere sovrastati da altri interessi, che agiscono in modo indifferente al loro destino e, più in generale, a quello dell’occupazione nel settore, non escludendo, se necessario, qualunque iniziativa, anche di mobilitazione dei lavoratori”.

Per il nuovo Ad in corsa tre candidati. Favorito Marco Morelli, già vicedirettore di Mps

Per quanto riguarda la nomina del nuovo Ad i tempi sono stretti, come sottolineano i sindacati, vista l’urgenza della  ricapitalizzazione che potrebbe essere spostata di qualche mese, inizi del 2017. Sarebbero tre i candidati, fra questi non ci sarebbe Corrado Passera che aveva presentato un suo progetto che era stato respinto. In pole position ci sarebbe Marco Morelli, numero uno di Merril Lynch Italia che è stato vicedirettore di Mps dal 2006 al 2010, gestione Mussari. Avrebbe il gradimento di Guzzetti, presidente di Acri, la  Fondazione che  partecipa con mezzo miliardo al fondo Atlante. Sugli altri due candidati non trapelano nomi. Anche per quanto riguarda Morelli fonti a lui vicine non confermano che ci siano discussioni in corso.

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