L’Assemblea Capitolina conferma il no della Raggi alle Olimpiadi. Tensioni e polemiche in Aula Giulio Cesare

L’Assemblea Capitolina conferma il no della Raggi alle Olimpiadi. Tensioni e polemiche in Aula Giulio Cesare
“Roma ha vinto. Dal consiglio comunale è arrivato lo stop definitivo all’ennesima truffa ai danni dei cittadini. L’assemblea capitolina ha deciso di ritirare la candidatura alle Olimpiadi 2024. Il M5S ha detto no ad ulteriori sacrifici per i romani e gli italiani. Capitolo chiuso”. Con il solito post su Facebook la sindaca ha esultato dopo il voto che ha sgonfiato definitivamente le ruote ai ‘cinque cerchi olimpici’. “Le pressioni – ha detto ancora la sindaca – sono state tante e forti. Quasi un assedio al Campidoglio. Ma abbiamo continuato a lavorare per la città”. Era nei numeri e nell’aria il voto contro Olimpiadi e Paralimpiadi 2024 e si è concretizzato con la tenuta piena della maggioranza, anzi, con un voto in più, quello del consigliere di Sinistra X Roma, Stefano Fassina. La mozione “impegna il sindaco e la sua giunta affinché ritirino la candidatura della città a ospitare le Olimpiadi e Paralimpiadi del 2024 e a tal fine adottino gli atti e le iniziative necessarie”. Per la mozione che chiede il ritiro della candidatura hanno votato a favore 30 consiglieri. Contrari invece 12. 
Fassina (Sinistra per Roma) spiega il perché del suo voto con la maggioranza M5S: “Le mie ragioni sono strettamente economiche”
Stefano Fassina di Sinistra per Roma ha spiegato la sua posizione: “La paura della corruzione e del malaffare non motiva la nostra posizione a favore della revoca. Voglio essere chiaro. Le ragioni sono strettamente economiche: tutti i grandi eventi sportivi sono stati fonte di debiti ingenti per le città che le hanno ospitate. I dati parlano chiaro. Dopo le olimpiadi restano impianti troppo grandi perché i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria di questi impianti sono insostenibili. Poi, i dossier olimpici sono sempre fantastici, sottostimano i costi e sovrastimano le entrate. Sono numeri fantasiosi per andare sui giornali e dire che Roma ha perso un’occasione”.
De Biase (Pd): “Un voto dettato dalla paura. Oggi fate pace con il capo”
Diversa, naturalmente, la posizione del Pd con Michela De Biase: “Questa è una scelta che comporterà un danno grave per la città, soprattutto per le opportunità non colte. Il vostro è un voto dettato dalla paura. Oggi voi fate pace col vostro capo” ma questo voto è “un atto di sottomissione dei consiglieri a cinque stelle che, si guadagnano una pacca sulla spalla del capo supremo, a danno dei cittadini e dello sport”.  I numeri erano chiaramente dalla parte del M5S e la resistenza delle opposizioni era più a favore di giornalisti e telecamere che nella convinzione di riuscire a far saltare il banco. Sin dalla mattina sono iniziate le schermaglie procedurali, prima fra tutte, quella che impediva a tutti coloro presenti in Aula senza il rango di consigliere, di prendere la parola. A farne le spese la coordinatrice di Roma 2024, Diana Bianchedi, che, invitata dal gruppo consiliare del Pd, non ha potuto illustrare il Dossier Olimpico e si è dovuta rifugiare in una improvvisata conferenza stampa a margine della seduta istituzionale, conferenza che ha innalzato, non poco, il clima di scontro che si respirava in Aula Giulio Cesare, dove le opposizioni chiedevano il confronto in Aula, con la partecipazione anche di personalità estranee alla kermesse tutta politica.
La coordinatrice di Roma 2024 critica aspramente la scelta di dire no all’evento olimpico
Durissima la Bianchedi che ad una precisa domanda di una giornalista ha risposto: “Se sia stato Beppe Grillo a decidere il ‘no’ alla candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024? Dovete chiederlo alla sindaca”. Per poi ribadire la posizione del Comitato che sostiene, o meglio sosteneva Roma 2024: “Io mi rivolgevo ai consiglieri perché la sindaca ha espresso già la sua opinione. Gli si chiede di mettere la firma su un progetto che non conoscono. Si dice che sono Olimpiadi del mattone, ai consiglieri dico: non avete la curiosità di capire quanti sono gli impianti nuovi, se due come dico io o 12 come dicono gli altri? È un obbligo morale andare a vedere quel dossier, è vero il dossier è in inglese ma abbiamo consegnato anche una versione in italiano”. Il primo punto è questo: “probabilmente è solo per colpa mia se siamo arrivati oggi a questa discussione – ha aggiunto Bianchedi – perché quando ho consegnato il 19 luglio tutta la documentazione con le proposte del dossier da consegnare il 7 ottobre, avevo dato per scontato che questi documenti sarebbero stati passati a chi avrebbe dovuto decidere. Questo non è stato”. Intanto in Aula saltava ogni tentativo di mediazione con il presidente del Consiglio comunale irremovibile ed a nulla è valso l’intervento del ‘marchiniano’ Alessandro Onorato che chiedeva “solo la possibilità di fare intervenire personalità esterne come normale in un consiglio straordinario”. Accusando poi la maggioranza: “Perché avete paura del confronto? Che paura avete di ascoltare e poi decidere? Questa non è una richiesta di Onorato ma di tutti i gruppi di opposizione”.
Nuova defezione per la Raggi. Confermato l’addio del ragioniere generale, Stefano Fermante
Ma per la Raggi, questo giovedì di fine settembre è da annotare sull’agenda dei ricordi, anche per le dimissioni del ragioniere generale del Campidoglio, Stefano Fermante. L’alto funzionario, come altri prima di lui, ha rimesso l’incarico nelle mani della sindaca. Si tratta, come ben scritto da altri autorevoli organi d’informazione, dell’ultimo guardiano dei conti pubblici capitolini, che lascia proprio nella disponibilità della Raggi la tenuta delle Casse, visto che la Sindaca si è caricata sulle spalle, pubblicamente, la gestione di Bilancio e Partecipate.
E i pm della Procura di Roma chiedono la condanna a tre anni dell’ex sindaco, Ignazio Marino
Ma in questa infinita partita politico-amministrativa che ogni giorno fa traballare il Colle, dobbiamo anche aggiungere un fatto di sola natura giudiziaria. I pm della procura di Roma Roberto Felici e Pantaleo Polifemo hanno fatto richiesta di condanna per l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino accusato di peculato, falso e truffa. Accuse che si riferiscono al rimborso ottenuto dall’amministrazione capitolina (la somma è già stata restituita) per 56 cene private e per la gestione della onlus ‘Imagine’ della quale era stato uno dei fondatori. L’imputazione riguarda la certificazione di compensi riferiti a prestazioni fornite da collaboratori fittizi o inesistenti. I fatti risalgono al 2012 e al 2014 con danno patrimoniale per l’Inps di seimila euro, riferiti al mancato versamento degli oneri di contributo. Sulle richieste il gup Pierluigi Balestrieri deciderà la prossima settimana al termine di un giudizio abbreviato. 
Share

Leave a Reply