Il Ministero del Lavoro ammette il flop del Jobs Act: crollano i contratti ed esplodono i licenziamenti

Il Ministero del Lavoro ammette il flop del Jobs Act: crollano i contratti ed esplodono i licenziamenti

Crollano di quasi il 30% le attivazioni di contratti a tempo indeterminato nel secondo trimestre del 2016. Lo rileva il ministero del Lavoro che ha registrato 392.043 attivazioni (-163.099 sul 2015). I rapporti di lavoro a tempo indeterminato cessati sono stati 470.561, -10% rispetto allo stesso periodo del 2015. Il dato, a differenza di quello dell’Inps, tiene conto di tutto il lavoro dipendente compresi domestici, agricoli e pubblica amministrazione e anche dei contratti di collaborazione. I numeri risentono della riduzione dell’incentivo all’assunzione a tempo indeterminato.

Nello stesso periodo sono state registrate 2,45 milioni di attivazioni di contratti nel complesso a fronte di 2,19 milioni di cessazioni. La maggioranza delle cessazioni sono dovute al termine del contratto a tempo determinato (1,43 milioni). Tra le altre cessazioni sono aumentate quelle promosse dal datore di lavoro (+8,1%) mentre si sono ridotte quelle chieste dal lavoratore (-24,9%). In particolare sono aumentati i licenziamenti (+7,4% sul secondo trimestre 2016), che sono stati 221.186, 15.264 in più rispetto al secondo trimestre 2015.

Arturo Scotto, capogruppo Sinistra italiana alla Camera: “Renzi chieda scusa ai giovani lasciati soli”

“Il tonfo del Jobs Act è ormai certificato. E non lo dicono i gufi ma i dati del Ministero del Lavoro. La diminuzione dell’effetto degli incentivi ha prodotto una flessione significativa dell’occupazione e dei contratti a tutele crescenti. Renzi dovrebbe chiedere scusa per la guerra ideologica che ha scatenato sull’art.18 senza produrre nessun effetto positivo. Lavoratori, soprattutto giovani, lasciati soli in balia del precariato e dell’abuso dei voucher sono gli effetti negativi delle politiche del governo”, afferma in una nota il capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana Arturo Scotto.

Cesare Damiano: “trend che certifica la diminuzione del lavoro di qualità e l’incremento dei cotratti precari”

“I dati sull’occupazione relativi al secondo trimestre 2016, rilevati dal ministero del lavoro, non sono confortanti. Mentre il saldo tra attivazioni e cessazioni registra positivamente un piu’ 260.000 unita’, se si analizza il solo lavoro a tempo indeterminato la differenza tra attivazioni e cessazioni si posiziona su un meno 78.000”, dichiara Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera. “Inoltre – prosegue – si conferma il rallentamento delle assunzioni stabili e l’incremento della propensione al licenziamento da parte delle aziende: più 7,4%. Questo trend certifica la diminuzione del lavoro di qualità e, nuovamente, l’incremento dei contratti precari: l’esatto opposto di quello che si proponeva il Jobs Act. Lo stesso andamento negativo era stato evidenziato dall’INPS poche settimane fa nella rilevazione relativa al primo semestre dell’anno. Se è prematuro decretare la morte del Jobs Act- prosegue Damiano- è giunto invece il momento di porsi seriamente il problema della sua manutenzione. Bisogna intervenire su tre punti: rendere stabili gli incentivi, limitare l’uso dei voucher e allungare i periodi di fruizione degli ammortizzatori sociali. Il Governo, con i Decreti correttivi, in parte sta andando in questa direzione, ma in modo troppo timido: bisogna cancellare con più decisione tutto quello che favorisce la precarietà del lavoro e non solo a parole”, conclude Damiano.

Il commento di Guglielmo Loy, segretario confederale UIL: “molto preoccupante il dato sui licenziamenti”

“A conti fatti, con il calo delle assunzioni nel II trimestre 2016, nella prima metà dell’anno 2016 si è registrata una forte riduzione di rapporti di lavoro attivati rispetto allo stesso periodo del 2015: oltre 360 mila i contratti di lavoro in meno, di cui ben il 41,7% è costituito da contratti a tempo indeterminato. E’ chiaro che ciò è dovuto in primis all’assenza di crescita economica che si traduce in meno assunzioni, soprattutto stabili, ma anche alla riduzione del beneficio contributivo della Legge di Stabilità, così come dichiara lo stesso Ministero del Lavoro”, afferma in una nota Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil. “La ripresa ad assumere con contratti di apprendistato è indice non tanto della bontà del contratto, come invece speravamo, quanto della concorrenzialità in positivo di questo strumento prodotta dallo sgravio contributivo maggiore di quello dell’attuale tempo indeterminato – aggiunge -. Molto preoccupante è, invece, l’aumento delle cessazioni per licenziamento (+7,4% sul II trimestre 2015 e +17,4% sul I trimestre 2016). Questi dati purtroppo fotografano una situazione critica del nostro mercato del lavoro, sia sul versante delle imprese che, inevitabilmente, dell’occupazione, che continua a navigare in acque non buone. In attesa che si mettano in atto politiche economiche, industriali e fiscali di crescita, occorre ancora dare ossigeno all’unico strumento di tutela per imprese e lavoratori, la cassa integrazione, rendendola più flessibile nella durata – conclude Loy -. Sarebbero, inoltre, finalmente necessarie vere e efficaci politiche attive che consentano ai lavoratori il miglior adattamento e ricollocazione possibile, il tutto a partire da una maggiore allocazione di risorse e da buone pratiche, come quelle definite dal recente accordo di Uil-Cgil-Cisl e Confindustria”.

Petteni, Cisl: “serve svolta espansiva”

“Preoccupa la forte riduzione delle nuove assunzioni a tempo indeterminato, peraltro accompagnata da un notevole calo anche delle collaborazioni e, in misura inferiore, dei contratti a termine. La riduzione del lavoro stabile, con la riduzione dell’incentivo e la crescita del Pil tornata a zero, era ipotizzabile, anche se non di questa entità”, dice il segretario confederale della Cisl Gigi Petteni, commentando i dati diffusi oggi dal Ministero del Lavoro. “Il calo delle collaborazioni sorprende meno, trattandosi in parte di un risultato indotto dalle norme di contrasto al falso lavoro autonomo inserite lo scorso anno nel Jobs Act – sottolinea Petteni – Segnale positivo sull’apprendistato, che finalmente cresce, anche grazie agli accordi che Cgil Cisl e Uil stanno firmando con le controparti per dare attuazione a quanto previsto dalle modifiche legislative che tentano il rilancio di questo importante strumento, e sull’aumento delle stabilizzazioni dei contratti, che in parte compensano il calo di nuove assunzioni a tempo indeterminato”. “Serve innanzitutto una svolta espansiva nelle scelte europee, per sperare di contrastare il contagio della Brexit – puntualizza il sindacalista – ma anche le politiche economiche nazionali dovrebbero puntare al massimo sul potenziamento dei consumi interni, che hanno trainato la ripresa del 2015, attraverso una riforma fiscale con effetti redistributivi a favore delle aree sociali medie e basse e con una strategia di crescita della produttività e di equa distribuzione salariale dei risultati, alla quale le parti sociali stanno tentando di contribuire con scelte sugli assetti del sistema di contrattazione collettiva. Inoltre restiamo in attesa della concretizzazione e dell’avvio della parte di riforma che riguarda il sistema di politiche attive atteso già dal gennaio 2016”. “Infine – conclude – è importante ragionare con il Governo sulle scelte che saranno inserite nella legge di stabilità circa le modalità per far costare di meno il lavoro stabile”.

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