Il Jobs act devasta il mercato del lavoro. Assunzioni -10%, contratti a tempo indeterminato -33,7%, voucher +36.2%

Il Jobs act devasta il mercato del lavoro. Assunzioni -10%, contratti a  tempo indeterminato -33,7%, voucher +36.2%

Era largamente previsto un vero e proprio crollo delle assunzioni a tempo indeterminato nei primi sette mesi dell’anno. Ma Renzi Matteo, con i ministri Poletti e Padoan in particolare, aveva alzato i calici per brindare all’aumento dei posti di lavoro registrato nei primi sei mesi dell’anno. Non era vero, perché i numeri sono numeri e l’attenuarsi dei contributi alle imprese che assumevano a tempo indeterminato ha avuto effetti del tutto negativi. Ma loro, non curanti dell’avvertimento che in questo senso arrivava dai primi dati del mese di luglio, stappavano simboliche bottiglie di spumante, inneggiavano al Jobs act che dimostrava la sua validità, confermavano la bontà della politica di riforme da parte del governo. E già che c’erano, anche quando parlavano in manifestazioni ufficiali a nome del governo, che dovrebbe rappresentare tutti gli italiani, dedicavano parte fondamentale dei loro interventi alla bontà della riforma della Costituzione.

Le “riforme” del governo bocciate su tutta la linea.

Bocciatura invece su tutta la linea. Nei primi sette mesi dell’anno c’è una secca battuta d’arresto per le assunzioni. L’Inps fornisce dati inoppugnabili: il taglio degli incentivi fiscali ha ridotto i nuovi contratti a tempo indeterminato del 33,7% rispetto allo stesso periodo del 2015, il saldo tra assunzioni stabili e cessazioni (licenziati o andati in pensione) è ancora positivo ma è crollato dell’83,5% a 76mila unità. In aumento, invece, la vendita di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro: sono stati 84,3 milioni, con un incremento, rispetto al 2015, del 36,2%. Veniamo alle assunzioni. I dati forniti dall’Istituto riguardano tutte le tipologie di contratti, stabili, determinati, anche quelli stagionali e quelli relativi a poche giornate, basta un giorno di lavoro a settimana per essere messo nei conteggi. Sono state di 3.428.000, compresi i 408mila lavoratori stagionali, con una contrazione del 10% rispetto al 2015. Crollano i nuovi contratti a tempo indeterminato, quelli per cui avrebbe dovuto operare il Jobs act scesi del 33,7% (379mila in meno).

Finita la droga della  decontribuzione e le imprese non assumono più

Lo scorso anno le imprese potevano beneficiare dell’abbattimento integrale dei contributi a carico del datore di lavoro per tre anni. Da gennaio, invece, la decontribuzione è calata a 3.250 euro l’anno. Il risultato del Jobs Act: un flop pagato a caro prezzo dai cittadini italiani, chi paga le tasse, che sono stati fra i “finanziatori” delle imprese. Risultato: una maggiore flessibilità in uscita, come dicono gli “esperti”, tradotto una maggiore possibilità di licenziamenti aumentata a di misura. La ripresa del mercato del lavoro, come l’hanno decantata  Renzi e company non c’è mai stata. Solo gli incentivi fiscali hanno consentito una qualche tenuta, finta, drogata. Come si spiega il crollo delle trasformazioni a tempo indeterminato (-36,2%) e la sostanziale stabilità dei contratti a tempo determinato (2.143.000) rimasti in linea con il 2015 (+0,9%)? Vuol dire che le aziende hanno assunto anche più di quanto servisse loro pur di incassare i contributi.

I dati indicano una situazione peggiore del 2015 e anche dell’anno precedente

Se il saldo tra i 972.946 contratti a tempo indeterminato (comprese le trasformazioni) e le 896.622 cessazioni resta positivo,  dai numeri forniti da  Inps si apprende che il dato  è peggiore del 2015, ma anche del 2014, quando gli sgravi fiscali non c’erano e il saldo era stato positivo per 129.163 unità. Da segnalare infine che i contratti di apprendistato aumentano del 15,4%; quelli stagionali invece registrano una riduzione del 9%. In relazione all’analogo periodo del 2015, le cessazioni nel complesso, comprensive anche delle cessazioni riferite a rapporti di lavoro stagionale, risultano diminuite dell’8,6%. La riduzione è più consistente fra i contratti a tempo indeterminato (-9,1%) che fra quelli a tempo determinato (-6,9%). Anche questi dati hanno un significato molto chiaro. Il Jobs act fa acqua da tutte le parti. O meglio ingrassa il mercato dei voucher.

A fronte di questa situazione c’è ancora chi decanta quanto previsto dalla “buona scuola” con gli studenti che dedicheranno al lavoro nelle aziende parte dell’orario scolastico. Dicono, costoro, che così fanno una esperienza e troveranno più facilmente lavoro. Noi pensiamo che la scuola  abbia il compito di formare dei cittadini, non utilizzatori di voucher.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.